Un occhio sul mondo

11 11 2009
Il ragazzo nella stanza dei giornali

Il ragazzo nella stanza dei giornali

L’informazione facciamocela noi oggi compie un anno! Porta la data, infatti, dell’11 novembre 2008 il post numero zero (pilota) dal titolo, appunto, “L’informazione facciamocela noi”, che ha inaugurato questo mezzo di informazione alternativa ai TG e ai quotidiani italiani tradizionali.

Le tappe di questa avventura
La grafica d’esordio era il tema “PressRow”, a due colonne, con il font della testata a caratteri classicheggianti e l’immagine del ragazzo che legge un quotidiano, circondato da altri giornali. Due pagine: l’home page e “L’autore”.
Il primo post giornalistico è “Yoani Sanchez: così una “cyber-dissidente” batte la censura”, un articolo di Lucia Capuzzi di Avvenire che il blog ha rilanciato con tanto di foto della giornalista cubana, che ha recentemente subito violenze dai servizi segreti del suo Paese perchè ritenuta scomoda dal regime castrista. L’informazione facciamocela noi esprime la sua vicinanza e solidarietà a Yoani Sanchez e condanna fermamente questo attacco alla libertà di parola.
Il primo articolo scritto dall’autore del blog è, invece, “Legge “ammazzablogger”, atto II” sulla vergogna del ddl Levi – Veltroni per limitare le pubblicazioni on line.
Come si vede da questi primi passi il blog ha dato subito voce alle battaglie per la libertà di informazione, complice anche il suo nome e uno dei motivi della sua nascita, cioè occuparsi anche di informazione e giornalismo.
La prima inchiesta riguarda il degrado e l’incuria in cui versa tuttora il Palazzo di Giustizia di Savona, struttura costruita intorno agli anni 60 ma gestita e conservata in modo assolutamente pessimo.
Nel corso del tempo la grafica cambia e il tema “PressRow” viene sostituito da “Pool”, anch’esso a due colonne, con nuovi widgets e il colore azzurro di sfondo, una struttura fresca e semplice.
L’ultima rivoluzione riguarda ancora la grafica con il nuovo tema “Freshy”, più tecno, più dark, la nuova immagine dell’Occhio sul mondo che sostituisce il ragazzo nella stanza dei giornali, il nuovo font della testata, più moderno e accattivante, e l’aggiunta della mission del blog “Alla ricerca delle notizie dimenticate” sotto il titolo. Viene data la possibilità di votare articoli, pagine e commenti. La pagina dedicata all’autore Simone D’Angelo viene aggiornata e nasce quella sul blog, che assumerà il nome di “Un occhio sul mondo”, ispirato alla nuova mission del sito.

Numbers
Più di tutto però parlano i numeri. In totale 4 mila 911 visite al blog in costante aumento, con una media di 30 visite al giorno. Quasi 5 mila visite in un solo anno, una cifra che supera ogni aspettativa di successo editoriale. Il record si è avuto proprio di recente, lunedì scorso, con ben 98 visite. I mesi: novembre 2008 ha registrato 299 visite, il picco a ottobre scorso con 936 visite.
Articoli: 161. Commenti: 19. Categorie di argomenti: 19. Tags: 1.067. Widgets utilizzati: 20.
La classifica dei post più letti dice: “Aeroporto Birgi, a luglio personale a terra” al primo posto con 92 visite, sul podio anche “Quasimodo – Là fuori, il sogno” (52) e “La newco delle assicurazioni” (50). Le due pagine “Simone D’Angelo” e “Un occhio sul mondo” totalizzano 145 e 91 visite.
I termini più cercati in rete che hanno portato a visitare il blog sono stati “corallo bianco” (52 volte), “obama” (22) e “obama presidente” (17).
Gli articoli più votati sono “L’informazione delle denunce anonime” (rilancio del videopost di Marco Travaglio) e “Lettera aperta di insegnanti e genitori”.

Siamo su Facebook!
Il 22 ottobre di quest’anno è nata la pagina Facebook del blog L’informazione facciamocela noi, che potete visualizzare cliccando sul badge nella colonna di destra in cima all’home page. Attualmente i fans del blog sono 35, in prevalenza ragazze tra i 18 e i 24 anni.

È passato un anno, un anno di notizie, un anno di commenti. Ringrazio tutti Voi che ogni giorno fate un salto su questo blog che vuole dare spazio alle notizie dimenticate, ai fatti e agli eventi che avvengono sul territorio, nelle Vostre città, nelle Vostre regioni, ai temi di attualità, a quello che succede nel mondo di cui siamo tutti cittadini.

Auguri di buon compleanno al blog L’informazione facciamocela noi!





Le due ruote pulite

6 11 2009

Bicicletta elettrica a idrogeno

Nel corso di H2Roma Energy & Mobility Show è stato presentato un prototipo di bicicletta elettrica a pedalata assistita alimentata a idrogeno, messo a punto dall’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia di Messina e dalla Tozzi Renewable Energy, società che svolge attività di ricerca e sviluppo in diversi settori. Ha un’autonomia di 150 km e si ricarica in 15 minuti.
«È una due ruote pulitissima e presto arriverà sul mercato italiano», spiega Giorgio Dispenza, responsabile del progetto. «La bicicletta è alimentata a idrogeno con un sistema di accumulo a stato solido in grado di fornire un’autonomia elettrica di 150 km. Un pieno costa circa 18 euro per una spesa di circa 12 centesimi a chilometro».
«Il prototipo sviluppato è parte integrante di un ambizioso progetto, condotto dal laboratorio congiunto Itae – TRE, che prevede la possibilità di creare flotte di biciclette» – aggiunge Vincenzo Antonucci, coordinatore del gruppo dei sistemi dell’Itae – «il cui sistema di rifornimento idrogeno sarà composto da una fonte di energia rinnovabile (solare fotovoltaico) ed un elettrolizzatore per la produzione di idrogeno da acqua. Questo abbasserà di molto il costo del combustibile e chiuderà il cerchio in termini di emissione zero».
Il prototipo è stato presentato durante il workshop sulla mobilità sostenibile nell’ambito di H2Roma Energy & Mobility Show, la manifestazione che richiama per l’8° anno consecutivo costruttori, esperti e istituzioni per fare il punto sulla mobilità ecocompatibile.
«La nostra bicicletta a pedalata assistita, rispetto ai sistemi elettrici attualmente in commercio alimentati da batterie tradizionali, presenta notevoli vantaggi, tra i quali una maggiore autonomia a parità di peso e tempi di ricarica molto ridotti rispetto alle 6 – 8 ore di ricarica di una batteria normale», continua Dispenza. «Questo aspetto è conveniente nella gestione di flotte perchè consente di ridurre il numero di mezzi per garantire la continuità del servizio».





La mortalità materno-infantile in Africa

4 11 2009


Nati nel posto giusto

Ogni anno, nel mondo, più di 500 mila donne muoiono dando alla luce un bambino, a causa di complicanze durante la gravidanza o al momento del parto, spesso eseguito senza assistenza, in condizioni igieniche critiche e strutture sanitarie inadeguate. In questo ambito l’Africa subsahariana detiene un triste record: 1 mamma su 16 (6%) rischia di morire per cause legate alla maternità. Nei Paesi industrializzati il rapporto è di 1 a 3 mila 800 (0,02%).
Le cause sono tante:

  • mancanza di servizi e personale sanitario adeguato
  • cure troppo costose
  • gravidanze precoci
  • impossibilità di controlli prenatali
  • assenza di diagnosi e assistenza al momento del parto

Le conseguenze sono drammatiche: le mamme rischiano gravi complicazioni che possono portare a invalidità, infezioni, contaminazione del feto, alla morte propria e del nascituro.

Le baraccopoli delle zone nordest e sudovest di Nairobi (Kenya), considerate tra quelle di maggior degrado della capitale, hanno gravi carenze di strutture sanitarie e servizi di prevenzione, diagnosi e cura adeguati e accessibili alla popolazione più povera. La malattia è una condizione permanente che influenza gran parte della vita delle famiglie, delle comunità e del Paese.
L’accesso ai servizi è molto scarso: solo il 15% delle strutture sanitarie presenti offre assistenza ostetrica di base e solo il 35% delle nascite è assistito da personale qualificato. La mortalità materna nelle baraccopoli (590 per 100 mila nel 1998) è più alta che in ogni altra regione del Kenya. Il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni (156 morti ogni mille bambini, pari al 15,6%) è più alto di quello di ogni altro insediamento urbano in Kenya. Mentre la prevalenza dell’AIDS sta diminuendo a livello nazionale, negli slums di Nairobi il 30% delle donne tra i 20 ed i 24 anni sono positivi all’infezione.

La ridotta assistenza al parto e lo scarso accesso ai servizi ostetrici essenziali sono fattori cruciali che contribuiscono all’alta mortalità materna e fetale. La mancanza di accesso a programmi di trattamento delle patologie pediatriche e di vaccinazione e l’assenza di centri medici con personale qualificato sono tra le prime cause dell’alta mortalità infantile nelle baraccopoli.
Il parto è particolarmente critico anche per il rischio di complicanze, in particolare la non assistenza al parto favorisce la diffusione di disabilità secondarie, che si aggiungono a quelle dovute a traumi o malattie infettive. La maggior parte delle morti e delle invalidità procurate da gravidanze e parti non assistiti potrebbe essere facilmente evitata. Basterebbero

  • un personale medico adeguatamente formato
  • strumenti tecnologici per la diagnosi preparto
  • un servizio sanitario di base per la salute riproduttiva delle donne
  • interventi salvavita in caso di gravi complicanze

L’assistenza prenatale è un cardine dei servizi per una maternità sicura, in quanto aiuta la donna a identificare i potenziali rischi e a pianificare una gravidanza consapevole. Dal 1990 si sono registrati sviluppi in questo senso anche in Africa subsahariana, dove più di due terzi delle gestanti riceve almeno una visita prima del parto. Ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbero essere almeno quattro le visite prenatali nell’arco di una gravidanza per considerare la maternità davvero sicura.





Assegnati i fondi 2007 del 5 per Mille

2 11 2009


Dona Sicuro 5 per Mille

Il Ministero delle Finanze ha finalmente sbloccato i fondi 2007 del 5 per Mille in favore degli enti del volontariato e della ricerca medica e scientifica. La somma complessiva messa a disposizione dai contribuenti con le dichiarazioni dei redditi è stata pari a 373 milioni e mezzo di euro, di cui 355 suddivisi tra i beneficiari e i restanti 18 milioni assegnati ai soggetti esclusi dal beneficio (16,5 milioni) e ad altre finalità sociali (1,8 milioni), come previsto dalla Finanziaria 2007.
Nella ripartizione delle somme il volontariato si conferma come settore con maggior richiamo e riceverà 234 milioni e mezzo di euro, seguito dalla ricerca medica (63 milioni) e scientifica (58 milioni).
I contribuenti che hanno operato questa scelta sono stati 15,6 milioni ma soltanto 13 milioni e mezzo hanno destinato effettivamente una quota dell’Irpef, in quanto 2 milioni hanno presentato una dichiarazione con imposta pari a zero, irrilevante ai fini del calcolo del beneficio.
L’importo medio devoluto da ogni contribuente è di 27,14 euro con una punta di 28,14 euro per la ricerca scientifica, 27,82 euro per il volontariato e 25,46 euro per la ricerca medica. Gli Italiani, dunque, hanno ampiamente utilizzato la possibilità di destinare una quota della propria Irpef a finalità sociali. Nel dettaglio circa metà delle preferenze è andata al volontariato che ha totalizzato 9 milioni di scelte valide. La ricerca medica ha ricevuto 2,5 milioni di preferenze mentre la ricerca scientifica è stata premiata da 2 milioni di cittadini.
I beneficiari sono in totale 24 mila 417 di cui 23 mila 906 associazioni di volontariato, 425 enti e università che svolgono ricerca scientifica e 86 soggetti che svolgono ricerca medica.





In Europa domina il cash

28 10 2009

Banconote europee

Il Vecchio Continente resta fedele ai contanti. Nonostante il mercato dei pagamenti con la moneta di plastica continui a correre a livello mondiale, in Europa l’utilizzo delle banconote si conferma ancora il preferito. È quanto emerge dallo studio Capgemmini “World payments report 2009“.
Nel 2007 il volume delle operazioni non cash (bonifici, addebiti diretti, carte, assegni) è aumentato a livello mondiale dell’8,6%, raggiungendo i 250 miliardi di transazioni e le carte di credito continuano a rappresentare il fattore dominante. Ma l’Europa va controcorrente: a crescere è, infatti, la circolazione del contante che nel 2007 ha segnato un +7,8%. Quella scattata è quindi una fotografia dalle tinte fosche, dal momento che dimostra non solo che l’Europa è ancora in ritardo nei processi di aggiornamento dei servizi di pagamento ma anche che le misure adottate per combattere la guerra al contante non sono ancora adeguate.
Dal report di Capgemini emerge, infatti, che sebbene siano stati fatti importanti progressi realizzazione della Single Euro Payments Area (Area unica dei pagamenti in euro) soprattutto a livello istituzionale e normativo, il processo di implementazione dei nuovi standard per i servizi di pagamento parte di banche, aziende, pubbliche amministrazioni e consumatori procede a rilento. Un processo di migrazione totale verso le tessere di plastica che è stato già dettato da un quadro normativo di riferimento per la creazione di un mercato unico dei pagamenti al dettaglio che entrerà in vigore il 1° novembre prossimo.
Dal prossimo mese, quindi, all’interno delle singole legislazioni nazionali di tutti i 27 Paesi membri dell’Unione Europea più i 3 Stati dell’area euro (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) ci sarà il recepimento della direttiva europea sui servizi di pagamento. Al momento solo 10 Paesi (Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Francia, Ungheria, Norvegia, Slovenia, Regno Unito) hanno già recepito la direttiva nei propri ordinamenti legislativi. In Italia la bozza del decreto è stata sottoposta all’attenzione del Consiglio dei Ministri e dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Un problema anche di costo visto che per la gestione del contante solo l’Italia deve spendere quasi 1 punto di PIL l’anno, vale a dire 10 miliardi di euro.
«Fra le difficolta’ che si registrano in Italia – ha spiegato Franco Passacantando, direttore dell’area Banca centrale, Mercati e Sistemi di pagamento della Banca d’Italia – c’è il comparto pubblico che appare poco sensibile ai vantaggi dell’integrazione dell’industria dei pagamenti europea». Un blocco che potrà essere superato dalle novità apportate dalla nuova direttiva che prevede l’ingresso sul mercato di payment institutions, nuovi soggetti non bancari in grado di processare transazioni di pagamento e aumentare la competizione nel settore.





Scienza: la parola alle donne

26 10 2009


Pino Nano racconta le donne del CNR

L’esperienza delle ricercatrici, del loro impegno e della loro passione per la scienza nella manifestazione “Scienza: la parola alle donne“, promossa dal CNR, che prevede mostre, incontri, visione di documentari e percorsi didattici, in programma a Parma fino al 10 dicembre 2009.
Di grande importanza la mostra fotografica “Donne alla guida della più grande macchina mai costruita dall’Uomo” e la mostra “La complessità dell’acceleratore LHC in mano alle donne”, che documenta l’esperienza di oltre 30 ricercatrici italiane impegnate nel più grande esperimento di fisica della storia: ricreare le condizioni che si verificarono pochi istanti dopo il Big Bang nell’acceleratore di particelle più grande del mondo, quello che segnerà una svolta fondamentale nella fisica del terzo millennio, il Large Hadron Collider (LHC) del CERN di Ginevra. La mostra, ideata e realizzata dalla giornalista scientifica Elisabetta Durante, raccoglie le fotografie realizzate dal ricercatore del CERN Mike Struik.
La rassegna prevede poi incontri di approfondimento aperti ai cittadini su tematiche scientifiche di frontiera:

  • la fisica delle particelle elementari (23 ottobre)
  • le nanoscienze (29 ottobre)
  • la formazione scientifica (12 novembre)
  • l’aspetto avventuroso e spericolato della vita delle scienziate (19 novembre)
  • aspetti scientifici e implicazioni etiche delle biotecnologie (26 novembre)

L’iniziativa riserva anche uno spazio agli studenti. La mostra “Microcosmo con Vista” dell’Università degli Studi di Parma, realizzata in collaborazione con l’Istituto materiali per elettronica e magnetismo, l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, il CERN e il Dipartimento di Fisica dell’Università di Parma, propone un percorso didattico interattivo che consente di avvicinarsi al mondo delle particelle elementari mediante la sperimentazione diretta. Un percorso che, insieme all’associazione Googol di Parma, consentirà di aprire la mostra anche ai bambini della scuola primaria (tutti i venerdì mattina per tutta la durata della mostra).
Il documentario “Scienza: singolare femminile”, girato da un gruppo di ricercatrici del CNR, si rivolge agli studenti mostrando, attraverso immagini e racconti, l’esperienza, l’impegno e la passione di donne che lavorano nella ricerca scientifica.

web:
http://scienzalfemminile.imem.cnr.it