
Banconote europee
Il Vecchio Continente resta fedele ai contanti. Nonostante il mercato dei pagamenti con la moneta di plastica continui a correre a livello mondiale, in Europa l’utilizzo delle banconote si conferma ancora il preferito. È quanto emerge dallo studio Capgemmini “World payments report 2009“.
Nel 2007 il volume delle operazioni non cash (bonifici, addebiti diretti, carte, assegni) è aumentato a livello mondiale dell’8,6%, raggiungendo i 250 miliardi di transazioni e le carte di credito continuano a rappresentare il fattore dominante. Ma l’Europa va controcorrente: a crescere è, infatti, la circolazione del contante che nel 2007 ha segnato un +7,8%. Quella scattata è quindi una fotografia dalle tinte fosche, dal momento che dimostra non solo che l’Europa è ancora in ritardo nei processi di aggiornamento dei servizi di pagamento ma anche che le misure adottate per combattere la guerra al contante non sono ancora adeguate.
Dal report di Capgemini emerge, infatti, che sebbene siano stati fatti importanti progressi realizzazione della Single Euro Payments Area (Area unica dei pagamenti in euro) soprattutto a livello istituzionale e normativo, il processo di implementazione dei nuovi standard per i servizi di pagamento parte di banche, aziende, pubbliche amministrazioni e consumatori procede a rilento. Un processo di migrazione totale verso le tessere di plastica che è stato già dettato da un quadro normativo di riferimento per la creazione di un mercato unico dei pagamenti al dettaglio che entrerà in vigore il 1° novembre prossimo.
Dal prossimo mese, quindi, all’interno delle singole legislazioni nazionali di tutti i 27 Paesi membri dell’Unione Europea più i 3 Stati dell’area euro (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) ci sarà il recepimento della direttiva europea sui servizi di pagamento. Al momento solo 10 Paesi (Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Francia, Ungheria, Norvegia, Slovenia, Regno Unito) hanno già recepito la direttiva nei propri ordinamenti legislativi. In Italia la bozza del decreto è stata sottoposta all’attenzione del Consiglio dei Ministri e dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Un problema anche di costo visto che per la gestione del contante solo l’Italia deve spendere quasi 1 punto di PIL l’anno, vale a dire 10 miliardi di euro.
«Fra le difficolta’ che si registrano in Italia – ha spiegato Franco Passacantando, direttore dell’area Banca centrale, Mercati e Sistemi di pagamento della Banca d’Italia – c’è il comparto pubblico che appare poco sensibile ai vantaggi dell’integrazione dell’industria dei pagamenti europea». Un blocco che potrà essere superato dalle novità apportate dalla nuova direttiva che prevede l’ingresso sul mercato di payment institutions, nuovi soggetti non bancari in grado di processare transazioni di pagamento e aumentare la competizione nel settore.
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