Archivio per la categoria ‘Cannocchiale’

Il primo sistema europeo di trasmissione dati per satelliti è pronto per il lancio

L’Europa avrà presto il suo primo sistema di trasmissione dati in tempo reale per satelliti a bassa quota. L’EDRS European Data Relay System sarà complementare alla rete attuale e assicurerà un costante monitoraggio ambientale delle emergenze e delle missioni di sicurezza. Dopo un anno di attesa il razzo Proton è pronto al lancio in programma a gennaio dal cosmodromo di Bayqoñır, in Kazakistan. Il sistema usa connessioni sia laser che radio ritrasmesse a terra: due nodi in orbita geostazionaria riceveranno i dati dai satelliti che viaggiano su basse orbite.

Il primo elemento EDRS-A è un telescopio autonomo dotato di specchi che proiettano i laser. Il bersaglio mobile può trovarsi ad una distanza massima di 45mila km e richiede un altissimo livello di precisione per colpire. Tale precisione è data dall’estrema pulizia dello strumento alla fine di tutti i test e prima del lancio: un minuscolo granello di polvere potrebbe compromettere la capacità di individuare l’obiettivo.

«Tutti i test dimostrano che il sistema è pronto per la missione – commenta soddisfatto Martin Born, dell’Agenzia Spaziale Europea – Il terminale è stato spurgato con azoto secco per impedire a qualsiasi contaminazione di entrare nell’apertura. L’isolamento multistrato è stato sigillato per il volo e il carico rimarrà chiuso e bloccato fino a che EDRS-A non raggiungerà l’orbita».

Il terminale è dotato anche di un trasmettitore radio in banda Ka utile per fornire dati alla stazione a terra. Il downlink radio è una parte importante dei servizi di EDRS: il laser farà da collegamento bidirezionale e aiuterà gli utenti di EDRS a inviare comandi al satellite. Il Proton porterà con sè anche Eutelsat-9B, un satellite di telecomunicazioni commerciale di Eutelsat, uno degli operatori leader a livello mondiale.

Annunci

Scoperto ed esplorato un nuovo tratto di 3,5 km delle Grotte di Postumia

Le Grotte di Postumia (Slovenia) sono il sistema ipogeico carsico più grande d’Europa. Conosciute da 200 anni hanno ospitato un numero incredibile di visitatori. Ma è sbagliato pensare che tutto sia già stato visto. Gli esploratori sono sempre stati convinti che le grotte, l’Abisso della Pivka, il Cavernone di Planina e la Grotta Nera fossero collegati tra loro in quanto percorsi dal medesimo fiume sotterraneo. Ma per dimostrarlo bisognava attraversare tutto il tratto. Il 20 giugno scorso i migliori speleologi sloveni hanno compiuto la complessa impresa e la straordinaria scoperta.

Dopo aver superato il difficilissimo quarto sifone le Grotte di Postumia si snodano per ulteriori 3,5 km di gallerie che si direzionano proprio verso sudovest, ovvero il Cavernone di Pianina. La ricca fauna acquatica delle caverne consta di pesci anche all’interno dei laghetti a sifone. Gli ambienti sono situati a circa 250 metri sotto la superficie e particolarmente impervi, soprattutto oltre i sifoni.

I cunicoli e le sale si aggiungono al lungo percorso già noto. Le Grotte di Postumia hanno ora una lunghezza di 24 mila 120 km e si stima che una volta esplorato il tratto finale, il quinto sifone di circa 400 metri in linea d’aria, la lunghezza complessiva si aggirerà tra i 31 e i 35 km. Quando le due grotte saranno collegate questo impressionante sistema ipogeico sarà il più grande della Slovenia e tra i più lunghi in Europa.

Ricercatori del Politecnico di Losanna hanno fotografato il volto bifronte della luce

Per la prima volta è stato possibile fotografare il volto bifronte della luce: l’istantanea mostra la luce sia come particella sia come onda. L’esperimento avvicina alla realizzazione dei computer quantistici e si deve al gruppo di ricerca dell’École Polytechnique Fédérale di Lausanne (Svizzera).

Un impulso di luce laser è stato sparato su un nanofilo metallico, la luce sul filo ha cominciato a circolare come un’onda su due direzioni opposte fino al punto in cui le onde si sono scontrate. Dallo scontro è nata una nuova ondata che resta però sempre nella stessa zona di spazio. A questo punto è stato possibile sparare un flusso di elettroni vicino al nanofilo: urtando l’onda stazionaria gli elettroni sono stati accelerati, rallentati o deflessi.

In questo modo un microscopio ultraveloce ha fotografato la posizione in cui si è verificata la variazione di velocità visualizzando l’onda. Nello stesso tempo sono state immortalate anche le particelle: quando gli elettroni passano vicino all’onda stazionaria colpiscono le particelle della luce e queste subiscono un cambiamento di velocità che appare come uno scambio di pacchetti di energia tra elettroni e fotoni. La presenza dei pacchetti è la spia che gli elettroni hanno interagito con un’altra particella, quella della luce.