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Nel borgo medievale toscano di Monticchiello gli attori sono gli abitanti

A Monticchiello il teatro è creato e interpretato da un intero paese che agisce e si ripensa sul palcoscenico: una tradizione unica al mondo di sperimentazione vera e vissuta che ogni anno propone un nuovo testo. Nato e cresciuto nel piccolo borgo medioevale di un centinaio di abitanti nel comune di Pienza, in Val d’Orcia, Patrimonio dell’Umanità, il Teatro Povero di Monticchiello non è una festa popolare né un semplice momento ricreativo. Il suo scopo iniziale fu di evitare il rischio di isolamento del paese quando mezzo secolo fa la crisi dell’agricoltura costrinse gli ex mezzadri ad abbandonare i campi.

«Un obiettivo ampiamente raggiunto: Monticchiello oggi è famoso ovunque per il suo teatro non solo nell’ambiente culturale ma è anche un bell’esempio – afferma con soddisfazione il vicepresidente Vittorio Bugli – Se iniziative come questa riuscissero a diffondersi nel tessuto di tante città probabilmente si porterebbero verso la soluzione situazioni di degrado che innumerevoli problemi creano ai cittadini. Mi rendo conto delle difficoltà che si frappongono ad un tale disegno ma ciò non toglie che sia importante cogliere l’esempio di Monticchiello per farci venire delle idee utili al recupero e al rilancio di tanti spazi».

La Regione Toscana sostiene da anni questa esperienza teatrale unica nel suo genere. «La Compagnia Popolare del Teatro Povero di Monticchiello è cresciuta da solo stimolo per la valorizzazione del borgo fino a diventare un presidio di identità culturale, custode della memoria storica e della tradizione popolare», dichiara infine Bugli.

Il direttore del Piccolo Teatro di Milano Escobar lancia l’allarme: «In Italia produzioni a rischio disastro»

Con i tagli a Regioni e Comuni, la fine delle Province, le “cure dimagranti” alle Camere di Commercio e la «falcidia fiscale» alle fondazioni bancarie la produzione di spettacolo in Italia è a rischio di un «disastro strisciante», secondo Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, che chiede una «riflessione» sulla questione.

Le conseguenze dal punto di vista dell’autonomia statutaria sono ancora da valutare ma già il Piccolo si deve preparare, come gli altri teatri, ad adeguare lo statuto entro il 31 gennaio alle nuove norme sul Fondo Unico per lo Spettacolo, che prevede la definizione di teatri nazionali e teatri di rilevante interesse culturale.

Nonostante la crisi economica la gente continua ad andare a vedere gli spettacoli mentre gli sponsor sono a dir poco diminuiti. Dal 2008 al 2013 a livello nazionale i loro finanziamenti sono scesi del 41%, arrivando a 159 milioni €. Il Fondo Unico per lo Spettacolo è rimasto a 406 milioni € grazie all’intervento del Ministero dei Beni e delle Attività culturali.

Il modello di finanziamento «si sta sgretolando senza che nessuno si ponga il problema», critica Escobar. Non è un caso che la riflessione sul modello da seguire parta proprio dal primo teatro stabile d’Italia, che tra un paio di settimane, una volta pubblicato il decreto sulla Gazzetta Ufficiale, vedrà definitivamente riconosciuto il suo status di Teatro d’Europa, già previsto da un decreto del 1991. «Prendiamo questa come una grande responsabilità e ringrazio il ministro Dario Franceschini e il direttore per lo Spettacolo dal vivo Salvo Nastasi», afferma Escobar.

A Prato va in scena “La bisbetica domata” per non udenti

Va in scena al Teatro Metastasio Stabile della Toscana di Prato “La bisbetica domata” per non udenti. La commedia, composta da William Shakespeare tra il 1590 e il 1591, sarà in programma da giovedì 23 a domenica 26 gennaio e nelle repliche di sabato 25 e domenica 26 sarà accessibile anche ai non udenti attraverso l’installazione di uno schermo sopra il palco con i sottotitoli, a cura di Prescott Studio di Firenze.

Lo spettacolo, realizzato in coproduzione dai teatri stabili di Prato, Genova e Napoli è il primo del regista russo Andrej Končalovskij, che dietro le quinte ha diretto Juliette Binoche ne “Il gabbiano” di Anton Pavlovič Čechov.

L’assessore alle Pari opportunità del Comune di Prato Rita Pieri lo ha definito «un progetto importante nato con l’obiettivo di abbattere le barriere comunicative»

«Si tratta di un modo diverso di fare teatro – afferma, invece, il presidente del Teatro Metastasio Umberto Cecchi – impostato su un rapporto sociale, di creatività. L’obiettivo è quello di instaurare una “conversazione” con chi non ha la capacità di udire o parlare. Un’idea che l’assessore Pieri ci ha proposto e che siamo stati ben lieti di fare nostra, convinti che la cultura debba essere accessibile a tutti e che sia necessario usare tutti i modi possibile per comunicare e esprimersi».