Archivio per la categoria ‘Pentagramma’

Grazie all’Auser gli anziani del circolo La Ruota di Bolzano cantano in coro nelle case di riposo

«Cantare è la cosa più facile del mondo, fa bene al cuore e all’equilibrio psichico». Così si esprimeva la “Tigre di Cremona” Mina in un’intervista a Vanity Fair nel 2009 e a pensarla come lei sono probabilmente anche gli ultraottantenni del circolo La Ruota di Bolzano, che, attraverso l’iniziativa dell’Auser “Il pomeriggio conosce cose che il mattino nemmeno sospettava”, si misurano proprio con il canto e hanno formato il coro Ciribiribin, nome che omaggia la canzone scritta nel 1898 da Carlo Tiochet per il testo e da Alberto Pestalozza per la musica e lanciata dalla soubrette austriaca Mitzi Kirchner.

L’ensemble consta di una ventina di elementi, tra i quali una donna di ben 96 anni, e propone un repertorio di brani che evocano ricordi, memorie e storie dei tempi passati. Gli anziani coristi sono molto richiesti: si esibiscono nelle case di riposo e recentemente hanno cantato nel Duomo di Bolzano in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer.

Quattro volontarie si occupano della logistica e del trasporto. «Sono tutte persone con patologie importanti, disabilità, difficoltà di memoria e cognitive ma quando cantano riprendono in mano la loro vita – spiega Gabriella Bissacco, una delle operatrici – Si vestono bene, si pettinano, cose che magari non facevano da tempo. Ormai sono tanti anni che li seguo ma è sempre sorprendente vederli».

Il canto è solo una delle attività del progetto, attivo fin dal 1994. Infatti lo scopo è sperimentare diverse tecniche espressive che sviluppino la creatività ad ogni stadio della vita: improvvisazione teatrale, disegno artistico e racconti autobiografici. 28 volontari Auser incoraggiano 58 anziani a svolgere 2.654 ore annuali.

I prossimi passi saranno mettere in piedi una compagnia teatrale amatoriale e pubblicare le storie di vita raccolte nei laboratori di narrazione. «Spesso vediamo gli anziani solo per i loro malanni ma tutti hanno qualcosa da comunicare, basta solo credere davvero nelle persone indipendentemente dalla loro età», afferma Bissacco.

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Ragazzi rapper nelle scuole per raccontare i cambiamenti climatici

Raccontare il cambiamento climatico a coetanei, famiglie e comunità attraverso i canali social in modo originale e creativo attraverso un Clima Rap: è questa la proposta del WWF Italia dedicata alle scuole elementari e medie in vista della XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre.

Il WWF invita le scuole a diventare Ambasciatrici del Clima con il progetto “Mi curo di te – Il gesto di ognuno per il Pianeta di tutti”, realizzato in partenariato con l’Institut Français. I ragazzi potranno andare “a caccia di sprechi” energetici e di impronta di carbonio dei prodotti e disseminare in modo virale quanto verrà scoperto. Ogni classe potrà così creare il proprio Rap per il Clima: gli insegnanti lo caricheranno sul sito web della scuola mentre il WWF pubblicherà i brani che avranno ricevuto il maggiore gradimento e numero di condivisioni. I testi verranno tradotti anche in francese.

Un supporto, dunque, per aiutare gli educatori a formare giovani capaci di immaginare un futuro migliore, vedere le connessioni tra la nostra vita e la natura, reagire ai problemi trovando soluzioni di facile portata, comunicare agli altri quello che hanno imparato diventando moltiplicatori di buone pratiche.

«I giovani subiranno gli effetti di ciò che facciamo oggi ma sono anche innovatori per eccellenza e grandi sensibilizzatori della famiglia e della comunità in cui vivono – afferma Maria Antonietta Quadrelli, responsabile Educazione del WWF Italia – L’educazione non aiuta solo la comprensione dei fenomeni ambientali ma stimola all’azione e incoraggia il cambiamento di attitudini e comportamenti delle giovani generazioni. Un’educazione mirata a questo cambiamento è a sua volta innovativa: esce dai vincoli delle singole discipline, mette i problemi, le domande come punto di partenza dell’apprendimento, è trasversale, laboratoriale, attiva».

Secondo uno studio inglese oltre 750 canzoni pop fanno riferimento al clima

Il più ispirato è Bob Dylan, seguito dai due ex Beatles John Lennon e Paul McCartney: sole, pioggia, tempeste, insomma il meteo in generale sono è protagonista molto frequente delle loro canzoni e di tutta la pop music. Uno studio inglese coordinato da Sally Brown, dell’Università di Southampton, ha scoperto, infatti, che oltre 750 canzoni pop fanno riferimento al clima.

Nella ricerca sono stati analizzati i testi, i generi musicali, le chiavi e i collegamenti a specifici eventi metereologici: i più citati sono sole e pioggia ma spesso le canzoni menzionano più di un evento, come “Stormy” di Cobb e Buie, che ne cita ben sei. Oltre 900 cantautori o cantanti hanno scritto o cantato il tempo e a dimostrazione di quanto sia popolare in questo genere basti pensare che compare nel 7% delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone.

«Siamo rimasti sorpresi di quanto spesso il tempo sia raccontato nella musica pop – ha commentato Brown – dalle semplici analogie fino ad essere l’argomento della canzone, come “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan o “Bus Stop” degli Hollies».

Non mancano poi canzoni ispirate da eventi specifici, come la celebre “Here comes the Sun” del 1969 di George Harrison, che trae spunto da uno dei primi giorni di primavera dopo un lungo, freddo e solitario inverno. I riferimenti al cattivo tempo nella pop music sono più significativi negli Stati Uniti durante i più burrascosi anni ’50 e ’60 rispetto ai più quieti anni ’70 e ’80. Sono invece una trentina gli artisti i gruppi e compositori il cui nome è legato al tempo atmosferico tra cui i Wet Wet Wet, The Weather Girls e KC and the Sunshine Band.