Archivio per la categoria ‘Portafoglio’

Test a Göteborg (Svezia): operatori sanitari lavorano solo 6 ore e sono più felici e produttivi

Le persone che lavorano meno sono più produttive e rilassate: lo riprovano i risultati di due esperimenti in corso a Göteborg (Svezia) da dodici mesi in cui il personale di un ospedale e di una casa di cura presta servizio per turni di sole sei ore. Il fine della sperimentazione è ovvio: accorciare la giornata lavorativa per migliorare la relazione tra professione e vita privata.

Le scadenze devono certamente essere adempiute in un intervallo di tempo più ma non condizionano il raggiungimento dei benefici: gli operatori del nosocomio e della clinica attestano infatti che la loro vita privata è qualitativamente migliorata e nel loro impiego rendono di più. Dunque la strada è spianata all’ufficializzazione del progetto attraverso una legge ad hoc.

D’altronde Göteborg non è nuova a simili esperienze. Tredici anni fa i centri di produzione industriale Toyota hanno adottato la stessa linea che è tuttora prassi. La multinazionale giapponese ha riscontrato nel corso degli anni dipendenti più felici, un turnover basso e un rialzo degli utili societari.

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Tante donne fanno figli sempre più tardi per salvare il lavoro ma è una falsa speranza

Rimandare non serve a niente, soprattutto una gravidanza e quando si lavora, tuttavia l’Italia ha il primato delle madri che posticipano e fanno figli dopo i 40. Negli ultimi anni le “mamme over” sono aumentate del 12%, fa sapere la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. Nel 2010 erano 34mila 770 mentre oggi sono 39mila 835 e rappresentano oltre l’8% di tutte le partorienti italiane.

Il presidente Paolo Scollo spiega che «bassa natalità e aumento della fecondità tardiva hanno ragioni sociali: la nostra società ha difficoltà a trovare una collocazione per le mamme lavoratrici. Più si prolunga il tempo della ricerca o dell’assestamento di un impiego più si posticipa la nascita di un figlio, che arriverà in età sempre più avanzata». Inoltre non diventare madri non migliora la carriera: dal punto di vista medico gestire una gravidanza dopo i 40 anni «è un fattore di rischio – mette in guardia Scollo – Il massimo della fertilità si vive entro i 30 anni, dopo si riduce e anche per questo aumentano le fecondazioni assistite».

«Per le aziende non è meglio avere una dipendente di 40 anni in maternità, potrebbero esserci più rischi per la sua salute – concorda Paola Profeta, docente di Gender and Family Policies all’Università Commerciale Luigi Bocconi – Questo comportamento è un indicatore di difficoltà che andrebbe visto con attenzione dalla politica. La tendenza allarmante è che questa fecondità tardiva non si sta accompagnando ad un avanzamento massiccio delle donne nel mondo del lavoro. Si finisce per rimandare ma il momento giusto non arriva mai».

«Molte ricerche evidenziano che le donne vorrebbero avere 2 o 3 figli ma facendo il primo dopo i 40 anni è difficile riuscire a fare il secondo – aggiunge la professoressa – La donna che non vuole rischiare e non sa come sarà trattata dal datore di lavoro tiene un comportamento indotto dal mondo in cui viviamo: non si tratta di una sua preferenza ma di una risposta individuale ad una situazione sociale che considera la maternità come un ostacolo».

«La gravidanza dovrebbe essere vista come un vantaggio e un momento in cui la donna sviluppa delle capacità superiori – invita Profeta – Questa opinione si sta diffondendo in alcuni ambienti “illuminati”. Per ora ce lo diciamo solo ma non lo mettiamo in pratica: la maternità è un bagaglio di energia e capacità che porta vantaggio alla carriera e non la ferma».

Bristol stampa una moneta cittadina: 1 milione di tiratura e 800 esercizi commerciali aderenti

La prima valuta complementare inglese sta per compiere tre anni ma di strada ne ha fatta parecchia. Da un paio di mesi si può usare non più solo per fare spese ma anche per pagare i tributi, in particolare la Council Tax, tassa governativa mensile. Il Bristol Pound, la valuta di Bristol, nella regione del Sud Ovest dell’Inghilterra, è in circolazione dal 2012. All’inizio la nuova moneta è stata adottata da 300 esercizi commerciali, poi, visto il successo, da un numero crescente fino agli 800 attuali. Negozi, ristoranti, centri per famiglie, palestre, un elenco esaustivo di servizi che si possono acquistare attraverso la moneta cartacea o virtuale. Sino ad oggi sono almeno 1 milione i Bristol Pounds emessi.

Inizialmente i fondatori avevano grandi progetti ma poche certezze. Sostenuti anche dalla municipalità hanno stampato tagli da 1, 2, 5, 10 e 20 e per favorire la circolazione del nuovo conio, che ha valore pari alla sterlina britannica, hanno proposto ai negozianti che aderivano di fare sconti tra il 5 e il 10% a chi pagava in valuta locale. L’obiettivo chiave è, infatti, quello di sostenere l’economia cittadina. I grandi gruppi prima non hanno aderito, poi, quando hanno chiesto di farne parte sono stati esclusi. Invece i piccoli ci hanno creduto da subito, convinti che tenere in città il proprio denaro fosse un modo per mantenerla vitale e fuori dalla crisi.

Perché il sistema funzioni è sufficiente che il conio non abbia valore al di fuori dei confini comunali. Di recente il risultato positivo del Bristol Pound ha avuto un riscontro esterno tutt’altro che banale. Good Energy, azienda che fornisce energia a case e uffici in tutto il Regno Unito, ha annunciato che sarà la prima azienda energetica al mondo ad accettare una moneta complementare. Con i Bristol Pounds che incasserà pagherà i subfornitori, che già esistono in zona o che saranno scelti in futuro su base locale.

Come ha dichiarato il sindaco George Ferguson, che riceve il suo salario nella valuta cittadina, «il Bristol Pound è la dimostrazione tangibile di come la città faccia le cose in modo differente dagli altri. L’adesione di Good Energy è una grande notizia per la valorizzazione dell’economia locale». Anche Ciaran Mundy, che dirige la Bristol Pound Community Interest Company, è soddisfatta e si aspetta che dopo Good Energy altre aziende che forniscono servizi essenziali, come acqua e gas, si adeguino a questa nuova tendenza. La sua idea sta facendo proseliti: anche ad Exeter e a Liverpool stanno progettando una moneta locale.

Per il nuovo design della moneta la compagnia ha lanciato su Internet un sondaggio e chiesto alla gente di mandare schizzi. Insomma la comunità fa la forza e da settembre avrà anche un nuovo marchio per il proprio denaro.