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Ideata una “mano bionica” per restituire il tatto alle persone che hanno subito un’amputazione

«È una protesi da esibire, non da nascondere». Christian Cipriani, docente all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sintetizza così “My-HAND” (Myoelectric-Hand prosthesis with Afferent Non-invasive feedback Delivery), un progetto dedicato allo sviluppo di tecnologie non invasive per il recupero di funzioni sensoriali e motorie perdute a causa dell’amputazione di una mano o di danni neurologici.

Oltre all’esoscheletro, il “guanto robotico”, è stato possibile mettere a punto una rivoluzionaria “mano bionica” caratterizzata da un’elevata destrezza che le permette di compiere tutte le prese e posture necessarie nella vita quotidiana. L’arto artificiale ai distingue per il suo essere light in tecnologia, peso, design e costo e supera il concetto tradizionale di protesi di mano.

Inoltre non richiede interventi chirurgici per essere impiantata: movimenti e prese della mano possono essere attivati e controllati in maniera naturale attraverso sensori indossabili che rilevano gli impulsi nervosi lungo i muscoli. I sensori integrati sulle dita registrano le interazioni con l’ambiente e, grazie a piccoli vibratori posizionati sulla parte restante, è possibile restituire sensazioni tattili.

«La mano utilizza tre motori elettrici e un pollice opponibile per afferrare oggetti di varia forma e peso differente – sottolinea il ricercatore Marco Controzzi a capo degli ingegneri – Un meccanismo da noi inventato e oggetto di brevetto internazionale consente con un solo motore la rotazione del pollice o la flessione dell’indice in maniera alternata. Questa possibilità garantisce l’esecuzione di tutte le prese senza influire sul peso ma garantendo un’elevata robustezza».

Alessio Tommasetti del DARC Studio di Roma l’ha disegnata. «Si è trattato di una sfida molto ardua – dichiara – ma siamo orgogliosi di averla accettata. Spesso abbiamo invaso il campo dei bioingegneri con l’arte e il design e in sinergia abbiamo elaborato un concept estremamente innovativo».

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La mostra d’arte di James Turrell si visita completamente nudi

Si chiama “Naked Tour” ed è un nuovo modo di andare a vedere le gallerie d’arte. La particolarità della mostra di James Turrell, infatti, è che l’intera visita si svolge completamente nudi. Turrell è un artista con ben 70 anni di carriera e studi inerenti luce e colore. La prima volta del “Naked Tour” fu in Giappone proprio in occasione di una mostra di Turrell, il quale sostiene che il corpo nudo assorbe e si permea di luce e colore. Visitare la mostra senza indumenti aiuta lo spettatore ad apprezzare meglio le opere.

Turrell espone lavori molto minimali completamente basati su colori e luci. La nudità aiuta a materializzare l’opera sul corpo e a sentirla vibrare: togliere gli abiti è una metafora per spogliarsi dalle inibizioni e affrontare un percorso artistico senza pregiudizi.

La mostra dal titolo “Retrospective” contiene circa 50 opere (10 installazioni luminose, ologrammi, dipinti, stampe, proiezioni e video) che aiuteranno ad esplorare il focus di Turrell sulla luce, il colore, il Sole, la Luna e gli altri corpi celesti.

Come lui stesso ammette gli uomini hanno maggiori inibizioni per quanto riguarda lo spogliarsi in pubblico. Sono in aumento, invece, le giovani donne che partecipano a questo tipo di esperienza.

Molti pittori dipingono le grigie e tetri barriere di cemento della città

Baghdad è la capitale che presenta il maggior numero di barriere di cemento al mondo, comparse per la prima volta nel 2003 e diventate ormai veri monumenti alla violenza che caratterizza da anni la città. L’inizio della guerra civile ha costretto il governo e le forze armate americane a separare molte zone e circondare i siti sensibili (sedi amministrative, università, luoghi di culto, centri commerciali) con possenti muri prefabbricati che hanno finito per caratterizzare la stessa estetica urbana.

Ma ora c’è chi ha deciso di fare qualcosa. Un gruppo di giovani ha promosso l’iniziativa “A Baghdad mancano i colori” per cambiare l’aspetto della città dipingendo e colorando le barriere grigie. Ne parla uno dei promotori, Saqr Maen: «Sappiamo che non è possibile eliminare le barriere perché esistono oggettivi problemi di sicurezza – dichiara – ma queste mura possono essere migliorate».

Molti pittori, anche non professionisti, hanno aderito all’iniziativa con l’intento di ridare un po’ di allegria almeno visiva. «I soggetti dei disegni sono stati scelti tra monumenti iracheni, alshanashil (costruzioni tipiche irachene), palme e paesaggi – aggiunge Saqr – Pittureremo tutte le barriere per nascondere quel colore pallido e tetro che porta diritto alla depressione».

La campagna, appena iniziata in un quartiere di Baghdad, si sposterà in pochi giorni nelle altre zone. Inoltre Saqr invita Comune e Provincia ad abbellire le strade e gli edifici con cose semplici, di poco costo, per migliorarne il paesaggio, portando un effetto positivo sugli abitanti.