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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

Gli Stati Uniti sono sempre più poveri

Purtroppo che l’economia americana non fosse delle più floride era già chiaro a numerosi analisti ma adesso dalle ultime statistiche si registra un aumento del numero dei poveri davvero preoccupante. L’anno scorso i cittadini americani con un reddito inferiore a 22mila 314 dollari annui sono stati i più numerosi di sempre dal 1956 a questa parte.

Infatti son ben 46,2 milioni gli statunitensi che possono considerarsi sotto la soglia della povertà, un dato che risulta ancora più preoccupante se si somma una disoccupazione che da ben 2 anni non scende sotto il 9% e che fa registrare circa 14 milioni di persone senza lavoro. Dati che fotografano la situazione attuale con gli americani reduci da costosissime guerre e un debito pubblico fra i più alti al mondo.

Basti pensare che solo un anno fa la popolazione che poteva definirsi povera si fermava al 14,3% con 43 milioni circa di cittadini che non raggiungevano il cosiddetto reddito minimo. Adesso la cifra dei nuovi poveri supera il 15% e anche le assicurazioni mediche sono in crescita con un dato che è il più alto da decenni, il 49,9%.

A guidare la lista degli stati più poveri la Louisiana, che conta al suo interno diversi afroamericani e ispanici. Sono questi due i gruppi etnici dove si registrano il maggior numero di poveri. L’indice di povertà è comunque aumentato in tutti i gruppi etnici, ad eccezione degli asiatici dove il tasso è fermo al 12,1%. Per i bambini americani il tasso è passato da circa il 20 a oltre il 22%. Tuttavia tale indice rimane sempre più alto per i bambini che fanno parte dei gruppi afroamericano e ispanico (rispettivamente il 39 e il 35%).

Visto l’aumento delle condizioni di povertà un po’ in tutte le fasce, tali dati saranno probabilmente utilizzati anche in fase di campagna elettorale. Le ultime dichiarazioni parlano, infatti, di una società americana che fa fatica a tenere testa alle recenti difficoltà in modo da assicurare ai propri cittadini un tenore di vita adeguato. Anche il presidente Obama potrebbe ribadire il successo dei suoi interventi in campo di assicurazione medica, visto che gli unici dati positivi riguardano proprio la diminuzione del ricorso ad assicurazioni mediche da parte dei cittadini giovani.

La scommessa del mondo sull’economia di Hanoi

Uno scorcio di Ho Chi Minh

Con il G20 che si è riunito nei giorni scorsi a Seoul l’Oriente è stato per due giorni sotto gli occhi del mondo sia per i temi trattati ma anche perchè si è tenuto in un’area, quella appunto del SudEst asiatico, in forte crescita economica. Tra le nazioni emergenti il Vietnam inizia a catalizzare l’attenzione degli investitori internazionali dato il suo potenziale di crescita ancora intatto, a differenza di molti altri Paesi come Cina o Corea del Sud.

La sua economia avanza a ritmi elevati. Recentemente il primo ministro Nguyen Tan Dung ha reso noto che il PIL del Paese potrebbe aumentare quest’anno del 6,7%, superando l’obiettivo fissato dal governo al 6,5%. Il reddito pro capite dovrebbe raggiungere i 1.160 dollari, il valore delle esportazioni crescerà del 19,1% mentre l’import aumenterà del 16,5%.

Non è un caso che alcune multinazionali inizino a investire nel Paese. Intel, per esempio, ha annunciato l’apertura in Vietnam di uno stabilimento da 1 miliardo di dollari per l’assemblaggio e il testing dei chip, la sua più grande struttura di questo tipo nel mondo.

Ma pure in Italia si guarda con grande attenzione allo Stato indocinese. Generali ha ottenuto dalle autorità locali la licenzia preliminare per operare nel ramo vita cui seguiranno le procedure per la nascita, nei prossimi 6 mesi, di Generali Vietnam Life Insurance. La nuova società sarà posseduta al 100% da Generali e avrà sede a Ho Chi Minh, dove lo scorso anno era già stato aperto un ufficio di rappresentanza.

Anche il mondo della finanza si sta accorgendo della Borsa del Vietnam. Dall’Italia è possibile puntare sul mercato azionario nazionale grazie ad un ETF (Exchange-traded fund, un fondo comune d’investimento) emesso da Deutsche Bank e quotato al listino di Piazza Affari. L’andamento nell’ultimo anno non è stato dei più brillanti, con una performance negativa del 20%. Da giugno a oggi i prezzi del fondo sono calati da 35 a 25 euro ma nell’ultimo mese il calo sembra avere trovato un punto di stabilità a quota 25 euro.