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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

In Olanda realizzati i primi alberghi al mondo interamente di sabbia

In due cittadine olandesi, Oss e Sneek, Zandhotel ha realizzato i primi alberghi al mondo interamente fatti di sabbia. Gli hotel sono composti di un’unica camera ricavata all’interno di castelli di sabbia di 8 metri d’altezza e sono forniti di ogni comfort: wi fi, acqua, corrente elettrica, doccia, bagno, letto matrimoniale, sculture di sabbia indoor come suppellettili e arredamento.

Le decorazioni sia all’esterno sia all’interno ricordano il Medioevo, le sue battaglie, i suoi simboli. Ad esempio all’interno di questi hotel di sabbia si trovano perfino delle insegne, anch’esse realizzate in sabbia, che recano stemmi nobiliari o incisioni di animali simbolo. A decoro delle stanze ci sono anche elmi e strumenti bellici finemente cesellati.

L’hotel di sabbia di Oss si ispira all’antica Cina con sculture che ritraggono draghi che sputano fuoco, eserciti e guerrieri dall’armatura riprodotta in maniera molto fedele. Come quello di Sneek anche questo è decorato con una trentina di statue di sabbia di grandi dimensioni.

Una notte in questi hotel costa 168 £ per due persone e il prezzo include la colazione ed un cesto di benvenuto che contiene frutta, dolci olandesi, una bottiglia di prosecco e caffè. Già registrato il sold out e dato il successo riscosso non è escluso che l’esperimento venga riproposto in Germania e Gran Bretagna.

Commercio equosolidale in Italia da record: +17% nel 2013

Cresce a due cifre il commercio equo e solidale in Italia facendo registrare un’impennata del giro d’affari pari al 17%, che equivale a 76 milioni € nel 2013. I consumatori di cacao, zucchero e cotone scelgono il modello di commercio etico.

Il boom di vendite si realizza in un contesto di crisi economica, il che fa riflettere sulla necessità dei consumatori di affidarsi a prodotti di qualità che assicurino attenzione sia all’ambiente sia ai diritti dei lavoratori che li portano sul mercato. Infatti la ricerca di mercato condotta da Nielsen e presentata nei giorni scorsi a Milano attesta che per il 97% degli intervistati è importante il processo produttivo, per il 65% i prodotti etici sono già conosciuti e il 41% li considera affidabili.

Il prodotto fairtrade maggiormente venduto sono le banane, che hanno fatto registrare il +8%, ossia 9mila tonnellate, in particolare quelle biologiche che fanno registrare addirittura il +13%. Quindi 6 delle banane vendute nel 2013 avevano la certificazione sia biologica sia del commercio equosolidale. Si piazzano bene anche i prodotti dolciari (+52%) mentre il caffè fa registrare il +15% con 550 tonnellate di caffè verde.

«Fairtrade è un circuito virtuoso che continua a registrare segnali positivi», dichiara Paolo Pastore, direttore operativo del marchio equo e solidale più conosciuto grazie alla qualità dei prodotti e ad una comunicazione etica. «Il trend di sviluppo ci incoraggia a portare avanti il lavoro svolto negli ultimi anni, anche alla luce della ricerca Nielsen. Questo accade nei 20 anni dalla nostra fondazione, che festeggeremo ad ottobre, e ci dà piena soddisfazione dei risultati raggiunti».