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La nuova sede dei Cantieri Navali di Sestri Ponente si ispira alle barche da diporto

La sede dei Cantieri Navali di Sestri Ponente si rinnova con leggerezza, trasparenza e comfort. Il nuovo volto dell’edificio si ispira alle barche da diporto interpretando in chiave architettonica la vocazione alla qualità e alla vita all’aria aperta. Disegnata a quattro mani dagli architetti Giuliano Montaldo e Sabina Volta, dello studio MeV, la nuova sede sorge in una posizione privilegiata del golfo di Genova, dove l’arte del navigare si concilia con le esigenze dei diportisti. Mestieri antichi, come quello del maestro d’ascia, convivono con strutture di progettazione e tecnologie moderne.

L’edificio consiste in un corpo a due piani a pianta rettangolare con i prospetti corti posti uno a sud e l’altro a nord. La struttura portante totalmente a vista è costituita da una sequenza modulare e regolare di colonne e travi orizzontali in profilati di acciaio. Ampie specchiature panoramiche in alluminio e vetro favoriscono il rapporto tra interno ed esterno, consentendo da un lato di beneficiare dei vantaggi della luce naturale e dall’altro un controllo continuo sulle attività del cantiere. A seconda delle condizioni di esposizione al sole le pareti vetrate sono protette da frangisole a lame orizzontali in alluminio e pannelli rivestiti sul lato esterno con doghe orizzontali in iroko.

L’alternanza di spazi pieni e vuoti, il sapiente utilizzo dei materiali (vetro, legno e acciaio in primis) e la grande ariosità dell’insieme danno vita ad un’architettura viva. Per rendere ancora più leggero il volume complessivo il piano terra è stato progettato e realizzato ad una quota lievemente rialzata rispetto al piazzale di lavoro mentre l’involucro edilizio è stato dinamizzato attraverso la creazione di ampie terrazze. Per non porre ostacoli visivi alla percezione d’insieme degli spazi e non alterare il continuo rapporto con l’esterno le divisioni interne dei locali sono state realizzate con partizioni sottili e trasparenti.

La leggerezza si rispecchia anche sugli interni, a doppia altezza e open space. La volontà di creare ambienti accoglienti che si ispirassero alla nautica ha orientato le scelte progettuali sia verso l’utilizzo dei colori del mare (bianco e blu) sia verso il legno, elemento fondamentale per il settore.

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Marmo e pietra italiani per l’ex cantiere navale di Baku

Margraf si occupa di espandere il design Made in Italy in tutto il mondo consolidando la sua presenza in Asia Centrale, a Baku, in Azerbaigian, grazie all’importante ristrutturazione di un ex cantiere navale risalente all’epoca sovietica in marmo e pietra italiana.

Collocato sul SeaSide Boulevard il nuovo President Jazz Club fa parte di un grande progetto di riqualificazione urbana, approvato dal presidente Ilham Aliyev, il quale ha deciso di trasformare questa zona post industriale in un International Conference Site per incontri tra rappresentati politici appartenenti a tutto il mondo. Inoltre grazie alla sua passione e sensibilità per ogni tipologia di forma artistica, con una preferenza per la musica, la struttura può ospitare anche concerti jazz.

La creazione ha visto l’utilizzo di 1500 mq di marmo e pietra naturale mentre per l’esterno è stata impiegata una pietra locale che si adatta perfettamente alle regole storico – architettoniche della città. L’interno è fatto con il Breccia Aurora, un tipo particolare di marmo dal colore beige rosato, realizzato da frammenti di roccia oniciata e posizionato a macchia aperta. Per mettere ancora più in evidenza questo materiale sono state aggiunte delle decorazioni in ebano scuro, una pietra naturale color tabacco e lucida, elemento utilizzato anche nella pavimentazione antistante ascensori.

Nata nel 1906 in provincia di Vicenza Margraf viene apprezzata in tutto il mondo per la sua eccellenza nell’estrazione del marmo e la realizzazione di prodotti ecosostenibili per l’edilizia e l’architettura.

Torna a crescere la produzione di imbarcazioni di lusso della nautica italiana

Navetta 33 Crescendo, maxi yacht del Gruppo Ferretti

Il settore della nautica, fiore all’occhiello della nostra economia, sembra intravedere uno spiraglio di luce. Infatti negli ultimi 2 anni il portafoglio ordini è sceso addirittura del 50% e a soffrire è stato soprattutto il comparto del diporto. Pertanto, oltre alla crisi di Fincantieri, azienda storica italiana che impiega migliaia di lavoratori in ben 8 cantieri, vi sono altre realtà che in questi anni hanno faticato, e non poco, per rimanere a galla.

La fine del 2009 si è chiusa con un calo del portafoglio ordini di circa il 31% e ancora peggio è andata a fine 2010 quanto la crisi si è aggravata spingendosi sino a far perdere un’altro 20% di commesse alla nautica italiana. E dire che la crescita era stata continua per un decennio raggiungendo il picco di fatturato nel 2010.

Per fortuna la nautica italiana ha saputo adeguarsi alle varie congiunture ed è rimasta leader di mercato in un settore che fornisce un contributo notevole alla ricchezza nazionale, circa 3,95 miliardi di euro.

 Segnali positivi vengono lanciati da Ucina in tema di esportazioni. La ripresa più marcata si registra sui maxi yacht, la produzione maggiore in Italia. In risalita anche la domanda di imbarcazioni sotto i 10 metri. A soffrire ancora sono, invece, le imbarcazioni di media lunghezza.

Secondo gli esperti uno dei problemi principali è la mancata espansione nei mercati emergenti, come Russia, Cina e Brasile. Mercati che tra non molto avranno esigenza di prodotti di lusso, tra cui anche imbarcazioni di livello medio – alto, e che potrebbero apprezzare i prodotti italiani. Per questo molte aziende si sono adoperate e tra non molto apriranno delle proprie filiali per la vendita diretta in questi Paesi. Quello cinese è soprattutto un mercato con grandi potenzialità visto sia il numero dei potenziali fruitori sia la disponibilità economica. Inoltre la Cina ha 15 mila metri di coste, lo stesso numero di quelle americane, e un numero enorme di laghi e fiumi navigabili.