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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

Da 10 anni l’acqua potabile del Lazio è contaminata dall’arsenico

L’arsenico nuoce gravemente alla salute: aumenta l’incidenza di diversi tumori maligni, del diabete di tipo 2, di problemi cardiovascolari, di infertilità e di disturbi del comportamento nei bambini. è quanto emerge da un’analisi, fatta dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, dell’effetto dell’esposizione all’arsenico contenuto nell’acqua potabile sulla salute degli abitanti di 91 comuni del Lazio, che da 10 anni vivono in uno stato di emergenza in cui le concentrazioni di questa sostanza nelle acque è superiore ai limiti di legge.

L’assunzione di questo inquinante attraverso l’acqua e il cibo è associata a casi di cancro al fegato, alle vie biliari, all’apparato respiratorio, alla prostata e alla vescica. Fra i problemi cardiovascolari l’arsenico causa ipertensione e patologie cardiache ischemiche mentre la sua capacità di interferire con lo sviluppo del sistema nervoso dei bambini fa aumentare i disturbi da deficit di attenzione, iperattività e autismo.

La ricerca è basata sui prelievi effettuati dall’Arpa tra il 2005 e il 2011 e ha confrontato i livelli dell’arsenico nei Comuni con i dati relativi ai decessi e alle malattie che hanno colpito la popolazione. Mentre si sta provvedendo alla potabilizzazione, necessaria a riportare la situazione nella norma, l’arsenico ha continuato a fare le sue vittime. Nei Comuni con livelli di arsenico superiore ai 20 mg/litro si osserva un +10% di mortalità per tutte le cause, per le malattie del sistema circolatorio sia negli uomini che nelle donne.

«Già sapevamo che l’arsenico fa male, essendo catalogato come elemento cancerogeno dall’Airc, ma ora neanche a livello locale si potrà più negare che il consumo di acqua e cibo contaminati ci sta uccidendo», ha spiegato Antonella Litta, rappresentante dell’Associazione italiana medici per l’ambiente. «Le istituzioni devono installare subito i dearsenificatori perché è un obbligo di legge farlo e perché altrimenti continueremo a morire».

Un nuovo test a basso costo diagnostica in modo tempestivo la malaria

Ogni anno sono 243 milioni i nuovi casi di malaria segnalati dall’Organizzazione mondiale della sanità, con quasi 1 milione di morti, per lo più bambini africani. Sintomi non specifici come la febbre e la mancanza di strumenti diagnostici rapidi ed efficienti portano talvolta i sanitari a preferire trattamenti antimalarici presuntivi, aumentando il rischio di mortalità. Questi i motivi che hanno portato alcuni ricercatori italiani, spagnoli e israeliani a mettere a punto un nuovo approccio diagnostico più veloce, portatile e a basso costo.

«Il nuovo sistema discrimina le cellule infette da quelle sane, usando la tecnica “speckle sensing microscopy“, che si basa sull’osservazione del diverso comportamento delle membrane dei globuli rossi malati, più rigide, rispetto a quelli sani, al passaggio di un raggio laser inclinato», spiega Dan Cojoc, uno degli studiosi. «In soli 30 minuti il test consente non solo una diagnosi tempestiva della malaria, consentendo alte probabilità di successo grazie alle terapie salvavita, ma anche di ridurre eventuali prescrizioni terapeutiche errate e spesso pericolose. Inoltre questa tecnica è più sicura per l’operatore che non entra in contatto con il sangue del paziente ed è accessibile anche a personale non qualificato».

«Al momento nei centri medici africani ci vogliono 8 – 10 ore prima di sapere se il parassita si è insediato nell’organismo e ha infettato i globuli rossi del paziente», prosegue Cojoc. «La tecnica standard della microscopia ottica “Giemsa”, che analizza uno striscio di sangue colorato su vetrino, è caratterizzata da un’alta sensibilità e specificità ma comporta ingenti costi sia per le attrezzature sia per la formazione del personale. Inoltre è difficile trasportarla e installarla fuori dall’ospedale».