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Ricercatori del Politecnico di Losanna hanno fotografato il volto bifronte della luce

Per la prima volta è stato possibile fotografare il volto bifronte della luce: l’istantanea mostra la luce sia come particella sia come onda. L’esperimento avvicina alla realizzazione dei computer quantistici e si deve al gruppo di ricerca dell’École Polytechnique Fédérale di Lausanne (Svizzera).

Un impulso di luce laser è stato sparato su un nanofilo metallico, la luce sul filo ha cominciato a circolare come un’onda su due direzioni opposte fino al punto in cui le onde si sono scontrate. Dallo scontro è nata una nuova ondata che resta però sempre nella stessa zona di spazio. A questo punto è stato possibile sparare un flusso di elettroni vicino al nanofilo: urtando l’onda stazionaria gli elettroni sono stati accelerati, rallentati o deflessi.

In questo modo un microscopio ultraveloce ha fotografato la posizione in cui si è verificata la variazione di velocità visualizzando l’onda. Nello stesso tempo sono state immortalate anche le particelle: quando gli elettroni passano vicino all’onda stazionaria colpiscono le particelle della luce e queste subiscono un cambiamento di velocità che appare come uno scambio di pacchetti di energia tra elettroni e fotoni. La presenza dei pacchetti è la spia che gli elettroni hanno interagito con un’altra particella, quella della luce.

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Si studia meglio con la tecnologia o con i classici libri di carta?

Ma quale computer per studiare! Adesso si va a scuola tutti con l’iPad! Sembra essere la nuova moda nel campo dell’istruzione quella di fare lezione con un tablet per ogni studente. Il problema, però, oltre a quello di capire come ammortizzare il costo di questi gioiellini tecnologici, è anche quello di verificare se studiare con la tecnologia sia effettivamente più proficuo per gli studenti. Due studi riportano risultati diametralmente opposti.

Alla californiana Riverside School, dove è stato avviato un progetto sperimentale che prevede l’utilizzo di iPad e e-book a scuola per lo studio dell’algebra, dicono che gli studenti “tecnologici” ottengono una votazione più elevata di circa il 20% rispetto a quella dei loro coetanei che ancora hanno i libri cartacei.

In Svezia, invece, sono del tutto scettici sui reali benefici della tecnologia per l’apprendimento. «Abbiamo scoperto che non esiste alcun legame dimostrato tra l’apprendimento hi-tech e il miglioramento delle facoltà di acquisizione dei contenuti», dichiara il professor Goran Karlsson dell’Università di Göteborg, a conclusione di una sua ricerca. «Esiste il rischio che gli studenti lasciati soli con l’applicazione possano male interpretare i concetti». Gli insegnati, sostiene Karlsoon, dovrebbero fare i salti mortali per colmare le lacune lasciate dall’apprendimento tramite iPad & Co.

Gli studenti italiani come la pensano? Siete ancora legati ai tomi di carta e inchiostro? Avete provato l’e-book e trovate che non sia un granché oppure senza computer non riuscite proprio a studiare?

La copertina del libro

Cos’hanno in comune un affermato giornalista di mezz’età, corrispondente a Washington per il St. Petersburg Times, un diciassettenne olandese vagamente sociopatico e twitt – dipendente, un’avvocato keniana che lavora nel team di Google, una giovane deputata irlandese appassionata di cavilli legislativi e un designer polacco che lavora per la svedese Bonnier? È quello che tentano di spiegarci Raffaele Mastrolonardo (cofondatore di effecinque e collaboratore di Sky.it, Corriere della Sera e il manifesto) e Nicola Bruno (cofondatore di effecinque) nel libro evento del 2011, “La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell’informazione” (http://lascimmiachevinseilpulitzer.it).

Il saggio, attraverso il racconto di storie personali, poco note e paradigmatiche, affronta un tema caro a tutti i militanti nel settore dell’informazione: la crisi in cui versa il giornalismo moderno, apparentemente destinato ad un’ineluttabile fine.

Per rispondere alla domanda, infatti, i personaggi hanno in comune il fatto di essere portavoce di istanze di rinnovamento del giornalismo con operazioni originali e diversificate. Tra i vari esempi spicca quello che dà il nome al libro, l’eclatante racconto della “scimmia” di Stats Monkey, un software in grado di redigere un articolo giornalistico – limitato finora al “solo” ambito del baseball – dallo stile perfetto e senza i noiosi errori di grammatica spesso presenti negli articoli dei giornalisti in carne ed ossa.

Sembra una rivoluzione epocale. Forse quella che renderà per sempre obsoleto il ruolo del giornalista “di ciccia”. Forse. Se non fosse che, come emerge da un’analisi recente, la scimmia impeccabile toppa sul piano emotivo. Sembrava la Caporetto del giornalismo, invece riemerge, forse, una speranza: per contrastare la dittatura dei computer si può ancora puntare sulla perfetta integrazione di impeccabilità della macchina ed emotività umana.

Scimmia e reporter: è dunque questa la nuova accoppiata vincente nel panorama giornalistico contemporaneo? Sì, a parere degli autori. Il giornalista deve rendersi capace di padroneggiare con una certa destrezza i nuovi mezzi tecnologici e dialogare con loro in perfetta intesa.