Posts contrassegnato dai tag ‘crisi economica’

Bristol stampa una moneta cittadina: 1 milione di tiratura e 800 esercizi commerciali aderenti

La prima valuta complementare inglese sta per compiere tre anni ma di strada ne ha fatta parecchia. Da un paio di mesi si può usare non più solo per fare spese ma anche per pagare i tributi, in particolare la Council Tax, tassa governativa mensile. Il Bristol Pound, la valuta di Bristol, nella regione del Sud Ovest dell’Inghilterra, è in circolazione dal 2012. All’inizio la nuova moneta è stata adottata da 300 esercizi commerciali, poi, visto il successo, da un numero crescente fino agli 800 attuali. Negozi, ristoranti, centri per famiglie, palestre, un elenco esaustivo di servizi che si possono acquistare attraverso la moneta cartacea o virtuale. Sino ad oggi sono almeno 1 milione i Bristol Pounds emessi.

Inizialmente i fondatori avevano grandi progetti ma poche certezze. Sostenuti anche dalla municipalità hanno stampato tagli da 1, 2, 5, 10 e 20 e per favorire la circolazione del nuovo conio, che ha valore pari alla sterlina britannica, hanno proposto ai negozianti che aderivano di fare sconti tra il 5 e il 10% a chi pagava in valuta locale. L’obiettivo chiave è, infatti, quello di sostenere l’economia cittadina. I grandi gruppi prima non hanno aderito, poi, quando hanno chiesto di farne parte sono stati esclusi. Invece i piccoli ci hanno creduto da subito, convinti che tenere in città il proprio denaro fosse un modo per mantenerla vitale e fuori dalla crisi.

Perché il sistema funzioni è sufficiente che il conio non abbia valore al di fuori dei confini comunali. Di recente il risultato positivo del Bristol Pound ha avuto un riscontro esterno tutt’altro che banale. Good Energy, azienda che fornisce energia a case e uffici in tutto il Regno Unito, ha annunciato che sarà la prima azienda energetica al mondo ad accettare una moneta complementare. Con i Bristol Pounds che incasserà pagherà i subfornitori, che già esistono in zona o che saranno scelti in futuro su base locale.

Come ha dichiarato il sindaco George Ferguson, che riceve il suo salario nella valuta cittadina, «il Bristol Pound è la dimostrazione tangibile di come la città faccia le cose in modo differente dagli altri. L’adesione di Good Energy è una grande notizia per la valorizzazione dell’economia locale». Anche Ciaran Mundy, che dirige la Bristol Pound Community Interest Company, è soddisfatta e si aspetta che dopo Good Energy altre aziende che forniscono servizi essenziali, come acqua e gas, si adeguino a questa nuova tendenza. La sua idea sta facendo proseliti: anche ad Exeter e a Liverpool stanno progettando una moneta locale.

Per il nuovo design della moneta la compagnia ha lanciato su Internet un sondaggio e chiesto alla gente di mandare schizzi. Insomma la comunità fa la forza e da settembre avrà anche un nuovo marchio per il proprio denaro.

Il sindacato del futuro: più di 3mila 600 gli accordi conclusi dal 2008 ad oggi

«La contrattazione sociale è la nuova stagione dell’impegno sindacale per dare risposte alle drammatiche questioni sociali ed economiche acuite dall’esplodere della profonda crisi». A lanciare la sfida è Maurizio Bernava, segretario confederale della CISL, aprendo i lavori dell’assemblea nazionale dei contrattualismi sociali. «La contrattazione sociale va assolutamente rilanciata – gli ha fatto eco la segretaria generale Annamaria Furlan – Tanti anni di tagli al sistema sociale dei Comuni non hanno realizzato interventi sugli sprechi ma la riduzione dei servizi per i cittadini e della loro qualità. Attraverso la contrattazione territoriale dobbiamo recuperare questi valori».

Nati alla fine degli anni ’90 oggi sono circa 500 i contrattualisti sociali della CISL e oltre 3mila 600 gli accordi raggiunti dal 2008, con una media di circa 800 accordi l’anno negli ultimi 4 anni ed una presenza capillare in 18 regioni su 20. I dati sono dell’Osservatorio Sociale del sindacato. Tra i temi su cui vertono gli accordi un impegno particolare riguarda le politiche sociofamiliari con oltre 2mila azioni monitorate in media l’anno. Seguono il fisco, le politiche tariffarie, i prezzi, il welfare occupazionale nel caso di crisi aziendali e a supporto dei lavoratori vulnerabili e le politiche sociosanitarie. Cresce il peso delle azioni volte a regolamentare la compartecipazione delle famiglie al costo dei servizi, l’assistenza domiciliare e l’offerta dei servizi e a mettere in capo il contrasto alla povertà.

Emergono una forte interlocuzione con la pubblica amministrazione (più del 90% dei casi) e solo in percentuali esigue il coinvolgimento di altri attori. Negli ultimi 4 anni i contrattualisti sociali hanno svolto una funzione prevalente di difesa di quanto acquisito a fronte di un contesto in forte recessione: più del 70% degli accordi sono stati volti a stabilizzare l’esistente, solo poco più del 20% a fare innovazione e meno del 10% a contrattare la riduzione di servizi. «Dati che mostrano nuovi bisogni e vulnerabilità crescenti che hanno imposto di misurarsi con un’inedita contrattazione territoriale in evoluzione, capace di accompagnare i mutamenti sociali», spiega l’osservatorio.

«La contrattazione sociale è un patrimonio di partecipazione attiva indispensabile per ripensare le politiche sociali e accelerare la riforma del welfare nazionale a garanzia dei livelli essenziali», afferma l’osservatorio. Per Bernava la rete dei contrattualisti sociali rappresenta una risorsa non soltanto per il Paese ma anche per lo stesso sindacato: «La scelta della CISL di investire sulla contrattazione sociale apre una fase di nuovo riconoscimento pubblico del sindacalismo – dichiara – Lo dimostrano la quantità e qualità delle migliaia di accordi e intese realizzate con enti, amministrazioni locali e governi regionali negli ultimi 6 anni. Tuttavia occorre farla diventare una strategia condivisa e con piena legittimazione politica».

Per la CISL «serve che il Governo elabori un quadro di riferimento più organico e integrato, realizzi un sistema di governance per tutto il welfare, definisca obiettivi sociali di priorità omogenei per il Paese, vi destini risorse sufficienti e stabili e costruisca un rapporto di reale cooperazione strategica fra Stato, Regioni e Comuni, sostenuto dalla partecipazione dei soggetti sociali».

Cibo avanzato dai grandi store, prezzi fino a -70%: la Gran Bretagna lancia i negozi “sociali”

Vendere generi alimentari a prezzi contenuti per aiutare le persone in difficoltà nei quartieri più poveri e offrire loro lezioni su come scrivere un curriculum vitae o riscattare un debito o incontri per trovare strategie per ricostruire una carriera messa in ginocchio dalla crisi economica. Rispondono a questo duplice obiettivo i community shop avviati in Inghilterra. Il primo negozio destinato ai poveri è nato nel 2014 a Goldthorpe, nello Yorkshire, grazie all’inventiva di Mark Game mentre il secondo, approdato a West Norwood, sobborgo di Londra, ha aperto i battenti qualche mese fa.

Sugli scaffali dei negozi si trova cibo recuperato dalle eccedenze dei grandi centri commerciali come Asda, Mark & Spencer, Waitrose. In vendita c’è tutto quello che serve per vivere: scatolame, bevande, carne e dolci con il marchio di questi colossi, proposti a prezzi che oscillano tra il 10 e il 70% in meno di quelli di mercato. Esclusi tabacco, liquori e biglietti della lotteria che non fanno parte del “necessario”.

A fare la spesa possono venire solo le persone iscritte, che vivono nel quartiere e segnalate dai servizi sociali perché ricevono aiuti dal governo o da associazioni benefiche. Il community shop sostituisce il lavoro normalmente svolto dalle charity: qualcosa di simile ai pacchi alimentari che in Italia vengono distribuiti ai meno abbienti dalla Caritas, dalle parrocchie e dai Comuni ma con un elemento di distinzione. Chi viene ad acquistare sottoscrive un piano di recupero: lo scopo è che i soci rimangano legati a questa formula di assistenza solo da 6 mesi a 1 anno, fino a quando non si saranno risollevati al punto da tornare a fare la spesa in un negozio “normale”.

Una commissione interparlamentare ha suggerito questo modello alle associazioni storiche che si occupano di povertà. L’idea di Mark Game è di aprire 20 negozi in giro per la Gran Bretagna. Ovunque il motto che tiene uniti i soci rimarrà comune: «Be the best version of you», «Diventa la versione migliore di te».