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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

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I media rappresentano le figure degli assistenti sociali in modo parziale e stereotipato

Sui media l’enfatizzazione e la raffigurazione strumentale e spettacolare del dolore, un marcato eccesso patemico nel racconto e nella narrazione, va a discapito della figura dell’assistente sociale e si accompagna spesso ad un accanimento verso i soggetti deboli. È quanto emerge dalla ricerca “Le rappresentazioni del servizio sociale nei media”, condotta da studiosi universitari in Italia, Germania e Gran Bretagna, che parte dal presupposto che in tutta Europa i servizi sociali non godono di buona reputazione con conseguenze sia sui professionisti che sugli utenti.

La professione degli assistenti sociali è quasi sempre rappresentata in modo parziale: «allargano le braccia», come a voler segnalare la loro impotenza di fronte a certi episodi, non vanno a casa dei cittadini («Ci avevano detto che sarebbe arrivato un assistente sociale ma non si è visto nessuno»), conoscono il pericolo che corrono le donne ma non fanno nulla («Sapevano da tempo ma nessuno ha fatto nulla»), sono considerati ladri di bambini.

Negli articoli dei giornali quasi sempre mancano cenni a leggi e politiche che regolano i loro interventi e compaiono pochi riferimenti espliciti e diretti agli assistenti sociali, spesso citati come operatori dei Comuni («Il sindaco manda sul posto gli assistenti sociali»).

Analizzando i programmi televisivi che trattano fatti di cronaca nera o giudiziaria o vicende di disagio che hanno per protagonisti i servizi sociali la situazione appare ancora peggiore: vanno in onda in fasce orarie (tra le 16 e le 19) in cui si presume che i minori guardino la tv senza la presenza di un adulto e propongono spesso racconti di particolari macabri e raccapriccianti. Raramente gli assistenti sociali sono invitati a partecipare in qualità di esperti, al loro posto siedono invece psicologi, psichiatri, avvocati e giudici. Nei pochi casi in cui vengono invitati è come se non partecipassero: vengono interpellati solo sul caso trattato senza poter allargare la prospettiva di analisi a problemi e temi di cui quel caso costituisce un esempio.

La rappresentazione dell’assistente sociale è riduttiva e spesso distorta nonostante esso rivolga sempre più un’attenzione globale a persone, gruppi, famiglie, comunità e soggetti deboli. La professione sconta sul piano dell’immagine pubblica una presenza debole, intermittente e schiacciata da luoghi comuni e stereotipi.

Una ludoteca e un centro per giovani nella periferia di Roma come dono dei neosposi a papa Francesco

Una ludoteca e un centro di aggregazione per i giovani nella periferia romana. È questo il dono che le venti coppie, che domenica si sono unite in matrimonio a San Pietro, hanno offerto a papa Francesco al termine della celebrazione. Il dono sarà realizzato attraverso la Caritas diocesana di Roma in una struttura nel quartiere di Colli Aniene. Gli sposi, molti dei quali provenienti da parrocchie della periferia romana, hanno accolto così l’appello del Santo Padre lanciato lo scorso anno a Prima Porta ad «aprirsi alle periferie, perché è da qui che la realtà si capisce meglio».

Il progetto, che le coppie hanno condiviso con la Caritas durante la preparazione al matrimonio, intende realizzare uno spazio d’incontro per i minori e le famiglie residenti e contribuire allo sviluppo del benessere familiare, sostenendo i genitori nel loro compito educativo.

«Ringrazio gli sposi per questo segno di attenzione verso i giovani – ha dichiarato il direttore della Caritas monsignor Enrico Feroci – e auguro alle nuove famiglie, che hanno voluto iniziare il loro cammino indirizzando il loro amore verso chi ha bisogno, di continuare a coltivare l’incontro e la relazione con l’altro, il prossimo, perché questo è il segno sacramentale che più di ogni altro caratterizza il matrimonio e la vita di ogni cristiano».

Il centro svilupperà una serie di interventi volti a favorire la crescita dei minori, soprattutto in situazioni di disagio ed emarginazione sociale e culturale. Verranno svolte attività per contribuire all’apprendimento di competenze e abilità e alla costruzione di un positivo rapporto con il mondo adulto sia attraverso un sostegno educativo e relazionale sia offrendo occasioni di aggregazione tra minori stessi.

In particolare si prevede la realizzazione di una ludoteca come luogo destinato e dedicato al gioco, quale valore fondante della cultura, della formazione e dell’esperienza umana. Inoltre si potranno organizzare laboratori manuali, creativi, espressivi, di costruzione e di lettura, feste, incontri, eventi, mostre e seminari e animazioni a tema.