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Dopo il divorzio i giudici non stabiliscono più assegni per le donne in grado di lavorare

Dopo il divorzio breve arrivano anche le nuove linee guida della Corte di Cassazione in materia di mantenimento. I giudici tendono sempre meno a stabilire che il marito mantenga la moglie, specie se si tratta di una donna giovane e ancora abile al lavoro. Le donne che prima del divorzio erano casalinghe devono quindi essere in grado di mantenersi da sole ed essere membri attivi della società.

Questo trend è in atto da molto tempo ma mentre prima erano casi isolati adesso sono sempre di più i magistrati che non accordano alcun mantenimento. Crolla quindi il mito della donna che sta a casa mentre l’ex marito, per mantenerla, riesce a vivere a stento e spesso torna a casa dai genitori.

Se prima l’assegno di mantenimento era automatico adesso la donna deve dimostrare la propria «difficoltà economica» e la sua «impossibilità a procurarsi un reddito». Il mondo cambia, il ruolo della donna non è più quello di una volta e anche le leggi si adeguano: l’emancipazione femminile passa anche per queste cose.

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Uno studio veneto attesta che la donna ha un udito migliore rispetto all’uomo

Uno studio condotto in Veneto da un gruppo di ricercatori coordinati da Alessandro Martini, docente di Otorinolaringoiatria all’Università di Padova, ha dimostrato che l’udito delle donne è migliore rispetto a quello degli uomini. L’analisi ha dimostrato che le signore, almeno fino ai 50 anni, riescono a percepire meglio le frequenze del parlato.

L’ipoacusia o calo delle capacità uditive colpisce di più gli uomini e lo studio lo conferma: il sesso femminile ha una soglia uditiva superiore a circa 1000 Hertz. Il perché va ricercato non solo nell’azione protettiva degli ormoni tra i 30 e 50 anni ma anche nell’esposizione dell’uomo al rumore sia nelle attività ludiche sia in quelle lavorative.

Fin dai primi anni di vita i bambini praticano giochi più rumorosi rispetto alle bambine e crescendo sono statisticamente più coinvolti in incidenti stradali o sul lavoro, scontri e colpi violenti e più esposti a fumo e fattori di rischio metabolici: tutti elementi che inducono ad un peggioramento della soglia uditiva.

«Dopo i 50 anni le differenze dell’udito relative alla protezione ormonale delle donne si riducono – spiega il professor Martini – Ciononostante gli uomini restano significativamente più colpiti da ipoacusia dovuta all’avanzamento dell’età».

Tante donne fanno figli sempre più tardi per salvare il lavoro ma è una falsa speranza

Rimandare non serve a niente, soprattutto una gravidanza e quando si lavora, tuttavia l’Italia ha il primato delle madri che posticipano e fanno figli dopo i 40. Negli ultimi anni le “mamme over” sono aumentate del 12%, fa sapere la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. Nel 2010 erano 34mila 770 mentre oggi sono 39mila 835 e rappresentano oltre l’8% di tutte le partorienti italiane.

Il presidente Paolo Scollo spiega che «bassa natalità e aumento della fecondità tardiva hanno ragioni sociali: la nostra società ha difficoltà a trovare una collocazione per le mamme lavoratrici. Più si prolunga il tempo della ricerca o dell’assestamento di un impiego più si posticipa la nascita di un figlio, che arriverà in età sempre più avanzata». Inoltre non diventare madri non migliora la carriera: dal punto di vista medico gestire una gravidanza dopo i 40 anni «è un fattore di rischio – mette in guardia Scollo – Il massimo della fertilità si vive entro i 30 anni, dopo si riduce e anche per questo aumentano le fecondazioni assistite».

«Per le aziende non è meglio avere una dipendente di 40 anni in maternità, potrebbero esserci più rischi per la sua salute – concorda Paola Profeta, docente di Gender and Family Policies all’Università Commerciale Luigi Bocconi – Questo comportamento è un indicatore di difficoltà che andrebbe visto con attenzione dalla politica. La tendenza allarmante è che questa fecondità tardiva non si sta accompagnando ad un avanzamento massiccio delle donne nel mondo del lavoro. Si finisce per rimandare ma il momento giusto non arriva mai».

«Molte ricerche evidenziano che le donne vorrebbero avere 2 o 3 figli ma facendo il primo dopo i 40 anni è difficile riuscire a fare il secondo – aggiunge la professoressa – La donna che non vuole rischiare e non sa come sarà trattata dal datore di lavoro tiene un comportamento indotto dal mondo in cui viviamo: non si tratta di una sua preferenza ma di una risposta individuale ad una situazione sociale che considera la maternità come un ostacolo».

«La gravidanza dovrebbe essere vista come un vantaggio e un momento in cui la donna sviluppa delle capacità superiori – invita Profeta – Questa opinione si sta diffondendo in alcuni ambienti “illuminati”. Per ora ce lo diciamo solo ma non lo mettiamo in pratica: la maternità è un bagaglio di energia e capacità che porta vantaggio alla carriera e non la ferma».