Posts contrassegnato dai tag ‘esplosivi’

Restaurata da un italiano la statua distrutta dai talebani in Pakistan

Quando nel 2007 i talebani fecero esplodere la scultura del Buddha eretta nel Pakistan nordoccidentale più di 1500 anni fa, Luca Olivieri, un archeologo italiano, era subito accorso sul posto. Grazie ai suoi sforzi e dei suoi partner la scultura, alta 6 metri, torna a risplendere nella Valle di Swat, vicino a Jahanabad, e con essa molti altri tesori archeologici recuperati.

Il Buddha non è certo il primo caso di attacco ad un patrimonio artistico solo perchè simbolo di una religione diversa. Si tratta di una pratica che rientra nella linea dura degli estremisti musulmani che da sempre combattono tutto ciò che è ritenuto eretico rispetto all’Islam.

Secondo quanto riferito dall’archeologo, che è a capo della missione italiana in Pakistan, i militanti talebani avevano inserito degli esplosivi dentro alcuni fori praticati nel volto e nelle spalle del Buddha. Gli esplosivi sulle spalle non sono esplosi mentre gli altri hanno fatto saltare parti della bocca e della roccia intorno al volto. Una ricostruzione completa sembra impossibile perché manca una documentazione dettagliata dell’opera e i frammenti del viso sono carenti. «Qualunque cosa si faccia, in assenza di dati perfetti è un falso», ha dichiarato Olivieri.

Arrivato a Swat nel 1987, quando era ancora uno studente universitario, Olivieri era rimasto affascinato dalla città, uno dei più importanti centri di commercio e cultura buddista, molto popolare tra i turisti religiosi provenienti da Cina, Giappone e Corea del Sud. L’archeologo ha scoperto oltre 120 siti buddisti tra le colline e i fiumi di Swat. Di circa 200 incisioni rupestri nella valle, il Buddha di Jahanabad è stato tra i pochi a sopravvivere e a mantenere intatto per tanto tempo il suo volto. La maggior parte delle sculture, spiega l’archeologo, sono state imbrattate secoli fa dagli invasori musulmani che, come i talebani, consideravano il Buddha un falso idolo.

Con il restauro della statua la speranza è quella di rilanciare il turismo in una delle zone un tempo più ricche dell’area.

 

Annunci
Una galleria del 1683, percorribile e finora sconosciuta, al Priamar di Savona

La galleria scoperta dagli speleologi al Priamar di Savona

Alcuni lavori di manutenzione delle strade hanno portato alla luce a Savona un breve tratto di un’antica galleria della Fortezza del Priamar, alta oltre 2 metri e larga 120 cm, con la superficie interna della volta solo 90 cm sotto il livello strada. Il pavimento e le pareti laterali sono ancora conservati per un metro d’altezza, come appurato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria. Nemmeno gli esperti che da anni conducono studi e ricerche sulla fortezza speravano in un perfetto grado di conservazione.

La galleria è lunga oltre 300 metri, tutta percorribile, e fa parte della galleria di contromina della fortezza, che si sviluppava sotto gli spalti lungo l’intero perimetro al di là del fossato esterno.

La galleria di contromina, costruita nel 1683 (nell’ambito del potenziamento seicentesco del Priamar), aveva lo scopo di monitorare e contrastare lo scavo di gallerie da parte di minatori nemici, in caso di assedio. Gli aggressori avrebbero cercato di scavare gallerie sotterranee per raggiungere le mura e collocarvi mine esplosive per aprirvi una breccia. I difensori, invece, uditi dall’interno della galleria di contromina i rumori dei lavori di scavo del nemico, avrebbero a loro volta scavato una galleria più bassa, per arrivare sotto o a lato di quella nemica e a loro volta collocare esplosivi per far saltare in aria la galleria di mina e i nemici. La tipica guerra di mina e contromina, che dal XVII secolo continuò ad essere attuata fino alla Prima Guerra Mondiale.

Il tratto più lungo è costituito dalla galleria magistrale, dalla quale si dipartono 3 gallerie capitali (perpendicolari rispetto alla principale) che sbucavano nel fossato della fortezza, oggi interrato. Il percorso sotterraneo è molto suggestivo, con anse e curve, e segue le punte delle fortificazioni esterne del Rivellino Santa Barbara e della Controcroce (le cui strutture sono ancora oggi parzialmente conservate). Dalla galleria magistrale si sviluppano verso l’esterno (in direzione opposta alla fortezza) gallerie minori, più basse, che conducono ai fornelli da mina, piccoli ambienti voltati a semisfera (come un forno) e predisposti ad ospitare mine contro gli scavi del nemico.

La galleria ospita anche la condotta di un ruscello sotterraneo, che drena l’acqua corrente in direzione del torrente Letimbro.

La galleria di contromina sarà oggetto di un progetto di recupero che la Consulta Culturale e il Gruppo Speleologico stanno predisponendo con il Comune per permettere in futuro visite guidate aperte al pubblico.