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Il primo sistema europeo di trasmissione dati per satelliti è pronto per il lancio

L’Europa avrà presto il suo primo sistema di trasmissione dati in tempo reale per satelliti a bassa quota. L’EDRS European Data Relay System sarà complementare alla rete attuale e assicurerà un costante monitoraggio ambientale delle emergenze e delle missioni di sicurezza. Dopo un anno di attesa il razzo Proton è pronto al lancio in programma a gennaio dal cosmodromo di Bayqoñır, in Kazakistan. Il sistema usa connessioni sia laser che radio ritrasmesse a terra: due nodi in orbita geostazionaria riceveranno i dati dai satelliti che viaggiano su basse orbite.

Il primo elemento EDRS-A è un telescopio autonomo dotato di specchi che proiettano i laser. Il bersaglio mobile può trovarsi ad una distanza massima di 45mila km e richiede un altissimo livello di precisione per colpire. Tale precisione è data dall’estrema pulizia dello strumento alla fine di tutti i test e prima del lancio: un minuscolo granello di polvere potrebbe compromettere la capacità di individuare l’obiettivo.

«Tutti i test dimostrano che il sistema è pronto per la missione – commenta soddisfatto Martin Born, dell’Agenzia Spaziale Europea – Il terminale è stato spurgato con azoto secco per impedire a qualsiasi contaminazione di entrare nell’apertura. L’isolamento multistrato è stato sigillato per il volo e il carico rimarrà chiuso e bloccato fino a che EDRS-A non raggiungerà l’orbita».

Il terminale è dotato anche di un trasmettitore radio in banda Ka utile per fornire dati alla stazione a terra. Il downlink radio è una parte importante dei servizi di EDRS: il laser farà da collegamento bidirezionale e aiuterà gli utenti di EDRS a inviare comandi al satellite. Il Proton porterà con sè anche Eutelsat-9B, un satellite di telecomunicazioni commerciale di Eutelsat, uno degli operatori leader a livello mondiale.

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Una delle immagini del Governo afghano sui social network per arginare le migrazioni

Barconi pieni di migranti in balia delle onde, corpi senza vita sulla battigia dopo un naufragio e sullo sfondo la scritta «Don’t go. Stay with me. There might be no return!» («Non partite, restate qui. Potrebbe essere un viaggio senza ritorno!»). In basso lo stemma del Ministero dei Rifugiati e per i Rimpatri. È una delle immagini comparse sui social network ufficiali del Governo dell’Afghanistan, una campagna virale dissuasiva rivolta agli afghani che decidono di emigrare in Europa.

Un messaggio patriottico affidato per cercare di convincere quanti vogliono andare via a restare per ricostruire il Paese. Tra le immagini diffuse anche quella che mette a confronto le foto di un bambino ad una fontana in un campo profughi e di un padre e un figlio che in un campo coltivato dicono «Amo il mio Paese, non lo lascerò. Lo ricostruirò per i miei cari».

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sarebbero più di 50mila gli afghani che avrebbero lasciato la propria terra dall’inizio dell’anno. Un esodo che ha fatto scattare il campanello d’allarme tra i leader della nazione, che temono anche un’irreparabile fuga dei cervelli. «Tra i migranti ci sono alcuni con un’alta formazione, alcuni hanno anche il dottorato – afferma il portavoce del ministero Islamuddin Jorat – Questi giovani potrebbero servire all’Afghanistan».

L’appello del Governo a non lasciare il Paese non è però l’unico a circolare sui social network. Alcuni attivisti hanno lanciato una campagna su Twitter per chiedere ai “cervelli” di non partire. Sono già tanti i giovani che lasciano cinguettii con la propria foto e un cartello con l’hashtag #AfghanistanNeedsYou.

A Kabul non sono gli unici ad aver avviato iniziative per arginare il fenomeno. Sul fronte dell’accesso all’istruzione e del lavoro c’è anche Afghan Society of Muslim Youth. «Abbiamo raggiunto un accordo con diverse università per permettere agli studenti di essere ammessi riducendo le tasse – spiega Modaser Islami – Stiamo cercando di evitare che sempre più giovani vadano all’estero e affrontino i pericoli della migrazione».

Anche attivisti afghani sui social network per impedire la fuga dei cervelli

Scoperto ed esplorato un nuovo tratto di 3,5 km delle Grotte di Postumia

Le Grotte di Postumia (Slovenia) sono il sistema ipogeico carsico più grande d’Europa. Conosciute da 200 anni hanno ospitato un numero incredibile di visitatori. Ma è sbagliato pensare che tutto sia già stato visto. Gli esploratori sono sempre stati convinti che le grotte, l’Abisso della Pivka, il Cavernone di Planina e la Grotta Nera fossero collegati tra loro in quanto percorsi dal medesimo fiume sotterraneo. Ma per dimostrarlo bisognava attraversare tutto il tratto. Il 20 giugno scorso i migliori speleologi sloveni hanno compiuto la complessa impresa e la straordinaria scoperta.

Dopo aver superato il difficilissimo quarto sifone le Grotte di Postumia si snodano per ulteriori 3,5 km di gallerie che si direzionano proprio verso sudovest, ovvero il Cavernone di Pianina. La ricca fauna acquatica delle caverne consta di pesci anche all’interno dei laghetti a sifone. Gli ambienti sono situati a circa 250 metri sotto la superficie e particolarmente impervi, soprattutto oltre i sifoni.

I cunicoli e le sale si aggiungono al lungo percorso già noto. Le Grotte di Postumia hanno ora una lunghezza di 24 mila 120 km e si stima che una volta esplorato il tratto finale, il quinto sifone di circa 400 metri in linea d’aria, la lunghezza complessiva si aggirerà tra i 31 e i 35 km. Quando le due grotte saranno collegate questo impressionante sistema ipogeico sarà il più grande della Slovenia e tra i più lunghi in Europa.