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Ragazzi rapper nelle scuole per raccontare i cambiamenti climatici

Raccontare il cambiamento climatico a coetanei, famiglie e comunità attraverso i canali social in modo originale e creativo attraverso un Clima Rap: è questa la proposta del WWF Italia dedicata alle scuole elementari e medie in vista della XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre.

Il WWF invita le scuole a diventare Ambasciatrici del Clima con il progetto “Mi curo di te – Il gesto di ognuno per il Pianeta di tutti”, realizzato in partenariato con l’Institut Français. I ragazzi potranno andare “a caccia di sprechi” energetici e di impronta di carbonio dei prodotti e disseminare in modo virale quanto verrà scoperto. Ogni classe potrà così creare il proprio Rap per il Clima: gli insegnanti lo caricheranno sul sito web della scuola mentre il WWF pubblicherà i brani che avranno ricevuto il maggiore gradimento e numero di condivisioni. I testi verranno tradotti anche in francese.

Un supporto, dunque, per aiutare gli educatori a formare giovani capaci di immaginare un futuro migliore, vedere le connessioni tra la nostra vita e la natura, reagire ai problemi trovando soluzioni di facile portata, comunicare agli altri quello che hanno imparato diventando moltiplicatori di buone pratiche.

«I giovani subiranno gli effetti di ciò che facciamo oggi ma sono anche innovatori per eccellenza e grandi sensibilizzatori della famiglia e della comunità in cui vivono – afferma Maria Antonietta Quadrelli, responsabile Educazione del WWF Italia – L’educazione non aiuta solo la comprensione dei fenomeni ambientali ma stimola all’azione e incoraggia il cambiamento di attitudini e comportamenti delle giovani generazioni. Un’educazione mirata a questo cambiamento è a sua volta innovativa: esce dai vincoli delle singole discipline, mette i problemi, le domande come punto di partenza dell’apprendimento, è trasversale, laboratoriale, attiva».

Il sindacato del futuro: più di 3mila 600 gli accordi conclusi dal 2008 ad oggi

«La contrattazione sociale è la nuova stagione dell’impegno sindacale per dare risposte alle drammatiche questioni sociali ed economiche acuite dall’esplodere della profonda crisi». A lanciare la sfida è Maurizio Bernava, segretario confederale della CISL, aprendo i lavori dell’assemblea nazionale dei contrattualismi sociali. «La contrattazione sociale va assolutamente rilanciata – gli ha fatto eco la segretaria generale Annamaria Furlan – Tanti anni di tagli al sistema sociale dei Comuni non hanno realizzato interventi sugli sprechi ma la riduzione dei servizi per i cittadini e della loro qualità. Attraverso la contrattazione territoriale dobbiamo recuperare questi valori».

Nati alla fine degli anni ’90 oggi sono circa 500 i contrattualisti sociali della CISL e oltre 3mila 600 gli accordi raggiunti dal 2008, con una media di circa 800 accordi l’anno negli ultimi 4 anni ed una presenza capillare in 18 regioni su 20. I dati sono dell’Osservatorio Sociale del sindacato. Tra i temi su cui vertono gli accordi un impegno particolare riguarda le politiche sociofamiliari con oltre 2mila azioni monitorate in media l’anno. Seguono il fisco, le politiche tariffarie, i prezzi, il welfare occupazionale nel caso di crisi aziendali e a supporto dei lavoratori vulnerabili e le politiche sociosanitarie. Cresce il peso delle azioni volte a regolamentare la compartecipazione delle famiglie al costo dei servizi, l’assistenza domiciliare e l’offerta dei servizi e a mettere in capo il contrasto alla povertà.

Emergono una forte interlocuzione con la pubblica amministrazione (più del 90% dei casi) e solo in percentuali esigue il coinvolgimento di altri attori. Negli ultimi 4 anni i contrattualisti sociali hanno svolto una funzione prevalente di difesa di quanto acquisito a fronte di un contesto in forte recessione: più del 70% degli accordi sono stati volti a stabilizzare l’esistente, solo poco più del 20% a fare innovazione e meno del 10% a contrattare la riduzione di servizi. «Dati che mostrano nuovi bisogni e vulnerabilità crescenti che hanno imposto di misurarsi con un’inedita contrattazione territoriale in evoluzione, capace di accompagnare i mutamenti sociali», spiega l’osservatorio.

«La contrattazione sociale è un patrimonio di partecipazione attiva indispensabile per ripensare le politiche sociali e accelerare la riforma del welfare nazionale a garanzia dei livelli essenziali», afferma l’osservatorio. Per Bernava la rete dei contrattualisti sociali rappresenta una risorsa non soltanto per il Paese ma anche per lo stesso sindacato: «La scelta della CISL di investire sulla contrattazione sociale apre una fase di nuovo riconoscimento pubblico del sindacalismo – dichiara – Lo dimostrano la quantità e qualità delle migliaia di accordi e intese realizzate con enti, amministrazioni locali e governi regionali negli ultimi 6 anni. Tuttavia occorre farla diventare una strategia condivisa e con piena legittimazione politica».

Per la CISL «serve che il Governo elabori un quadro di riferimento più organico e integrato, realizzi un sistema di governance per tutto il welfare, definisca obiettivi sociali di priorità omogenei per il Paese, vi destini risorse sufficienti e stabili e costruisca un rapporto di reale cooperazione strategica fra Stato, Regioni e Comuni, sostenuto dalla partecipazione dei soggetti sociali».

Il burattino più famoso al mondo diventa il simbolo dell’ospedale pediatrico fiorentino

Come Peter Pan, da sempre legato al Great Ormond di Londra, o Pippi Calzelunghe, che occhieggia dagli ambienti del Karolinska Institutet di Stoccolma, così anche l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze sceglie di allearsi con Pinocchio, il burattino nato dalla mente di Carlo Lorenzini detto Collodi, che diventa quindi uno dei suoi simboli più riconoscibili al mondo. Consiste in questo l’accordo di collaborazione siglato tra le fondazioni Meyer e Nazionale Carlo Collodi.

Tra il Meyer e Pinocchio c’è molto più di un’affinità geografica e una simpatia reciproca: l’intesa firmata dai vertici delle due fondazioni Pier Francesco Bernacchi (segretario della Collodi) e Gianpaolo Donzelli (Meyer) si pone l’obiettivo non solo di sviluppare al massimo il valore iconografico ed emblematico di Pinocchio, riconosciuto come figura letteraria popolarissima in tutto il mondo, ma anche di essere esempio dell’educazione ai sentimenti e alla comprensione dei problemi esistenziali, all’apertura nella dimensione sociale, all’integrazione e alla civile convivenza, fornendo spunti per una riflessione sui problemi sociali e culturali oggi presenti, in particolare nei confronti dei soggetti più fragili o malati.

I due enti si impegnano quindi a realizzare iniziative comuni. Tra queste l’uso delle immagini di Pinocchio nell’impegno di umanizzazione del pediatrico fiorentino, la realizzazione di una biblioteca tematica e l’utilizzo di messaggi culturali presenti nell’opera di Lorenzini per divulgare un’educazione sanitaria a misura di bambino in ospedale.

«Pinocchio costituisce una metafora della duplice natura del fanciullo – spiega il professor Donzelli – si trasforma in un vero e proprio bambino dopo aver attraversato molte prove per imparare a controllare se stesso ed esprimere i tratti più virtuosi. Alla fine della storia Pinocchio comincia ad esprimere le qualità nobili del suo vero io. Questo il paradigma dell’alleanza tra le nostre fondazioni: la ricerca dell’emancipazione del bambino e della famiglia nel percorso di malattia che ha le stesse fasi di negazione, ribellione e disperazione per poi ritrovare i tratti di della consapevolezza e della condivisione nella cura olistica fino alla guarigione».

«Sappiamo da anni e per esperienza che Pinocchio è una figura che come nessun’altra unisce bambini e adulti anche su molti temi sociali – afferma Bernacchi – Collodi sperimentò personalmente certe durezze della vita, inclusa la morte precoce di alcuni suoi fratelli e sorelle, che affiorano anche nelle “Avventure di Pinocchio”, dove però lo scrittore non le separa mai dalla gioia di vivere e dalla speranza di un’esistenza più serena e felice grazie alla fiducia in se stessi e in chi ci ama, prendendosi cura di noi. Per questo la nostra fondazione e Pinocchio possono dare un contributo particolare al benessere dei bambini e delle loro famiglie».