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Il prototipo fai da te di un ingegnere tedesco che lavora a Google

Quante volte capita di vedere i personaggi di un film di fantascienza o ambientato in un futuro prossimo adoperare arnesi ultratecnologici verosimili ma non ancora in commercio! A Max Braun di continuo. Stanco di assistere a queste scene l’ingegnere tedesco di Google ha deciso così di costruirsene uno tutto da solo e durante il tempo libero.

Lo strumento in questione è uno specchio da bagno “intelligente” che proietta le informazioni visualizzabili sulla gran parte degli schermi touch di smartphone e tablet: ora, data, previsioni meteorologiche e le breaking news dell’Associated Press. I “pezzi” che Braun ha assemblato sono uno specchio a doppio senso, un monitor, una scheda di controllo comprata su eBay e una serie di componenti aggiuntivi insieme alla necessaria piattaforma software (ovviamente Android) e alla Application Programming Interface (Interfaccia di Programmazione di un’Applicazione) per l’espletamento dei compiti all’interno dei programmi installati.

Il prodotto è ancora work in progress: l’intenzione dell’ingegnere è di trasferire tutte le informazioni presenti nella scheda di Google Now, che si aggiornano automaticamente senza bisogno di interagire con lo specchio, e successivamente di attivarle attraverso comandi vocali.

Chi passa molto tempo nella toilette per curare il proprio aspetto prima di uscire di casa avrà una scusa per starci ancora di più e magari domandare: «Specchio, specchio delle mie brame, che tempo fa nel mio reame?». Il prototipo di specchio smart di Max Braun non è, però, il primo del suo genere: già Nordstrom ha creato Lo stylist virtuale, uno specchio interattivo che dà consigli e informazioni sui capi d’abbigliamento disponibili in un negozio.

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La navicella spaziale con cui una coppia sposata viaggerà verso Marte nel 2018

Un uomo e una donna, sposati o comunque una coppia, in una navicella spaziale diretta verso Marte. Partenza nel 2018. Sembra l’inizio di un film di fantascienza e invece è il progetto “Inspiration Mars” della Paragon Space Development Corporation, guidata da Taber McCallum e dal milionario Dennis Tito, ex ingegnere della Nasa, passato alla storia per essere stato il primo astronauta a lasciare l’atmosfera terrestre pagando un “biglietto” ai russi per un posto sulla sonda Soyuz, con la quale nel 2011 raggiunse la Stazione Spaziale Internazionale.

Una missione totalmente privata con un costo di poco inferiore al miliardo di dollari. La navicella non atterrerà sul pianeta rosso ma compirà solamente un passaggio a bassa quota per poi tornare indietro, ricorrendo a una navicella e a un razzo già esistenti. Durata del viaggio: 501 giorni.

I curricula delle coppie che ambiscono al “Marte di miele” stanno già arrivando ma gli scienziati fanno delle ipotesi su come potrebbero andare le cose fra moglie e marito. Numerose ricerche evidenziano come anche in soggetti psicologicamente sani la permanenza in luoghi chiusi e lontani dalla vista del Sole può generare sintomi clinicamente significativi, fra cui depressione, ansia, abuso di sostanze, disturbi del sonno e comportamentali che possono influire sul rapporto con i compagni di viaggio.

Pare che uno dei motivi di sollievo degli astronauti sia la visione della Terra, della “casa” alla quale si farà ritorno, ma in un viaggio verso Marte il nostro pianeta diventerebbe un puntino lontano. Ecco perché gli scienziati selezioneranno coppie che dimostrino, oltre ad un’ottima forma fisica, anche un’ottima tenuta psicologica ad una situazione di isolamento prolungato. Per evitare che dopo l’atterraggio la prima telefonata dei passeggeri venga fatta a un avvocato matrimonialista.

La ricostruzione approssimativa (a destra) di un clip filmato (a sinistra) attraverso il brain imaging

A vederla così sembrerebbe la scena tratta dal film “Il sesto giorno” in cui alcuni killer guardano le ultime immagini viste dagli occhi di Arnold Schwarzenegger. Eppure un gruppo di ricercatori della californiana Berkley University è arrivato vicinissimo a questi scenari da fantascienza, riuscendo per primi a leggere per immagini la mente umana.

Un esperimento dai risultati spettacolari, partito dall’utilizzo di una specifica macchina per la risonanza magnetica funzionale che ha permesso di ricostruire le immagini viste da un soggetto volontario a partire dall’attività cerebrale.

Questa stessa macchina è praticamente riuscita a tracciare l’afflusso di sangue verso il cervello umano, in particolare nella corteccia che processa le informazioni di natura visiva. L’attività cerebrale registrata è stata poi riversata in un algoritmo per la ricostruzione delle immagini, tratte da alcuni trailer cinematografici.

«È come guardare un film», ha spiegato Shinji Nishimoto, alla guida del team di ricercatori dell’ateneo americano. «Prima che questa tecnologia abbia una più vasta diffusione, però, dobbiamo capire come il cervello processa queste esperienze visuali dinamiche.»