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Secondo una web survey il luogo comune che i ragazzi non si informano è sbagliato

I giovani si informano. Lo sostiene la maggioranza dei circa mille ragazzi tra gli 11 e i 25 anni intervistati da Skuola.net in collaborazione con la trasmissione “Buongiorno Dr. Feelgood” di Virgin Radio. Complessivamente quasi l’80% non crede al luogo comune secondo cui i ragazzi sono totalmente disinteressati al mondo che li circonda. Per il 73% i ragazzi si informano solamente su tematiche più vicine a loro. Il 5% pensa, invece, che non ci siano particolari differenze tra giovani e adulti.

Ma quali sono gli argomenti che interessano particolarmente i ragazzi? Di sicuro non la politica: solo l’8% dei votanti di genere maschile e della fascia d’età tra i 20 e 25 anni sostiene di informarsi attivamente a riguardo. Molto più successo ha la cronaca che riguarda coetanei: 1 ragazzo su 3 si tiene aggiornato su questi fatti. La stessa percentuale dichiara di preferire le problematiche sociali. Circa il 26% non si pronuncia e si mantiene su un generico “altro”.

Inoltre i sondaggisti hanno chiesto agli interpellati di segnalare quale fatto di attualità abbia colpito la loro attenzione in questi giorni. La news più indicata è stata quella sulla morte di Domenico Maurantonio, lo studente caduto dal balcone di un albergo milanese mentre si trovava in gita scolastica. La vicenda ha scatenato la curiosità dei ragazzi ma anche una certa amarezza dato che si tratta di un coetaneo. Citate anche le notizie sull’immigrazione e sui matrimoni omosessuali.

«Sono rimasta colpita dal fatto che in Irlanda anche alcuni uomini e donne di fede abbiano approvato il matrimonio omosessuale – è una delle segnalazioni più interessanti – In Italia la Chiesa cattolica non li accetta ma penso che, se si facesse un referendum anche qui, la maggioranza voterebbe sì. Sinceramente le cose brutte e orribili sono altre, non due persone dello stesso sesso che si amano».

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Il 70% della popolazione mondiale subisce limiti alla libertà di religione

In molti Paesi del mondo non esiste libertà religiosa

Il tema della libertà religiosa non è nuovo. Ma mai prima d’ora era stato analizzato con la precisione scientifica messa in campo dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington. L’indagine riguarda 198 Paesi e copre il periodo che va dalla metà del 2006 alla metà del 2008. Il 70% dei 6,8 miliardi della popolazione del globo vive in nazioni con alti o altissimi limiti alla libertà di religione. Viceversa sono appena il 15% della popolazione mondiale coloro che vivono in Paesi in cui le religioni sono accettabilmente libere.

Le modalità con cui nei vari Paesi la libertà religiosa incontra ostacoli sono dissimili. In Cina e Vietnam, ad esempio, le popolazioni non mostrano ostilità verso l’una o l’altra religione. Sono invece i governi a imporre forti limiti alle espressioni di fede. In Cina le restrizioni colpiscono i buddisti del Tibet, i musulmani dell’Uighur, i cristiani privi di registrazione governativa e i seguaci del Falun Gong. L’opposto avviene in Nigeria e Bangladesh, in cui i governi optano per la moderazione mentre è nella società che esplodono atti di violenza contro le religioni. Anche in India l’ostilità è più opera delle parti sociali che delle autorità, nonostante anche queste impongano pesanti limiti.

Tra i 198 Paesi ce n’è uno solo in cui gli indici di ostilità contro le religioni “nemiche” toccano i picchi massimi da parte sia delle istituzioni che della gente: l’Arabia Saudita. Ma anche Pakistan, Indonesia, Egitto e Iran hanno indici complessivamente molto negativi, al pari dell’India. In Egitto le restrizioni alla libertà religiosa si abbattono soprattutto sui cristiani copti, che sono il 10%. Metà dei Paesi del mondo proibiscono o limitano pesantemente l’attività missionaria. Alcuni governi sostengono una sola religione (in Sri Lanka, Myanmar e Cambogia il buddismo) reprimendo tutte le altre. In alcuni Stati l’ostilità è tra frazioni dello stesso mondo religioso. In Indonesia, il Paese islamico più popoloso del globo, a soffrire sono i musulmani Ahmadi. In Turchia i musulmani Alevi, che si contano in milioni di fedeli.

Nel rapporto balza agli occhi che le aree di maggiore libertà sono Europa, le Americhe, Australia e l’Africa subsahariana.

«Nonostante gli insegnamenti della storia e l’impegno degli Stati, delle organizzazioni internazionali a livello mondiale e locale, delle organizzazioni non governative e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e intolleranza basati sulla religione». Lo scrive Benedetto XVI nel messaggio per la 44ª Giornata mondiale della Pace di quest’anno. «In Asia e Africa – continua il pontefice – le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la propria religione o di cambiarla, attraverso l’intimidazione e la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni esenziali, giungendo fino alla privazione della liberà personale o della stessa vita. La società che vuole imporre o, al contrario, negare la religione con la violenza è ingiusta nei confronti della persona ma anche di se stessa».