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Daayiee Abdullah, l’imam in prima linea per i diritti degli omosessuali

L’imam di Washington Daayiee Abdullah, che guida la moschea progressista Luce della Riforma, non solo rompe il muro di omertà dichiarandosi omosessuale ma da anni aiuta coppie gay a sposarsi. Il suo, però, non è un impegno che vuole fermarsi a celebrare nikah (matrimoni islamici) tra persone dello stesso sesso. Come ebbe modo di dichiarare già qualche anno fa: «Invito caldamente i credenti omosessuali a utilizzare le leggi di quegli Stati che garantiscono il diritto al matrimonio per proteggere i propri interessi».

La sua lotta, dunque, non rimane confinata all’interno del proprio perimetro religioso, visto che si è detto molto favorevole anche ad unioni tra persone di religione differente, ma è rivolta all’ottenimento dei diritti civili.

È un segnale molto forte in un Paese che, sebbene sia attraversato da molti conservatorismi e fanatismi religiosi, non smette di far emergere forti segnali di cambiamento. Dopo la richiesta di pronunciamento in materia di unioni civili, inoltrata alla Corte Suprema da parte del presidente Obama, e in attesa della decisione a giugno, le dichiarazioni di Daayiee Abdullah sembrano la testimonianza migliore di come una politica di estensione dei diritti possa impulsare un processo di cambiamento anche nei radicalismi comunitari.

Davanti ad una platea di attivisti gay Abdullah non ha solo affermato di aderire alla battaglia per i matrimoni omosessuali ma ha anche dichiarato «che siamo all’inizio di un movimento per un Islam più inclusivo in America».

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In Giordania la prima moschea nel mondo arabo dedicata a Gesù

Moschea di Madaba

Nellla città di Madaba, a sud della capitale della Giordania Amman, è sorta la prima moschea del mondo arabo dedicata a Gesù Cristo. La scelta di questo nome ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica ed è stata apprezzata sia dai musulmani che dai cristiani.

L’idea è venuta all’imam della stessa moschea, Jamal Al Sufrati, che aveva notato come nel mondo arabo mancasse una moschea dedicata al profeta Gesù. L’Islam, infatti, non crede nella dottrina cristiana secondo cui Gesù è il figlio di Dio ma lo riconosce come profeta al pari di Maometto.

«La moschea – spiega l’imam – vuole portare un messaggio di convivenza e tolleranza, specialmente dopo la tensione tra le due religioni dovute alle vignette offensive nei confronti del profeta Maometto». «I musulmani considerano Gesù Cristo come il proprio messaggero, perché anticipò al mondo l’arrivo del profeta Maometto», spiega ancora.

La scelta di Madaba è significativa. Qui infatti scorre il fiume Giordano e proprio in questo tratto, secondo la tradizione, fu battezzato Gesù. La presenza di cristiani e musulmani in città non presenta forti separazioni. Chiese e moschee sembrano davvero convivere senza problemi.
Madaba conta una rappresentanza del 10% di cristiani, una presenza numerosa se si pensa che è il doppio rispetto a quella dell’intero Paese.

Al Nazareno e alla Madonna sono dedicati i versi del Corano che si trovano sui muri interni dell’edificio sacro.