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Schiavitù e caporalato nella campagne pugliesi, accusata anche l’italiana Coop

Caporalato e schiavitù dei braccianti agricoli, spesso migranti irregolari: un’inchiesta francese mette il dito nella piaga di quanto accade nelle campagne pugliesi e dei prezzi bassi del cibo nei supermercati francesi. Il reportage “Les recoltes de la honte” (“I raccolti della vergogna”), realizzato da France 2 per la trasmissione “Cash Investigation”, ha indagato, in particolare, sulla filiera di produzione e distribuzione di pomodori, banane e pesche e sul perchè ci sia molto da nascondere e poco da mostrare.

Dopo la messa in onda del programma Yvan Sagnet, delegato sindacale della Cgil e consulente del reportage che guidò nel 2011 la rivolta dei migranti contro il capolarato nelle campagne di Nardò, ha affermato che «l’unica cosa da fare è il boicottaggio nei confronti di quei supermercati che vendono prodotti raccolti dagli schiavi nelle campagne pugliesi. Si tratta di Auchan, Lidl, Carrefour e anche Coop, tutte grandi catene che hanno sui loro scaffali questi prodotti. Ma c’è una contraddizione perchè nei loro codici etici affermano chiaramente al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Queste aziende stanno prendendo in giro i consumatori».

Coop ha immediatamente ribattuto che «i fornitori vengono selezionati in relazione alla loro capacità di adempiere a queste richieste, altrimenti vengono scartati o sospesi. Infatti nella campagna pomodoro 2012 e nel 2013 sono state sospese 5 aziende in sospetto di caporalato. In altri casi si è intervenuti in relazione ad erogazioni del salario non in linea con i contratti collettivi di lavoro. Questo il presidio esercitato da Coop Italia su alcune delle principali filiere di prodotti ortofrutticoli a marchio Coop».

Nel reportage si fa riferimento alla grande distribuzione di Carrefour, Leclerc, Lecasìno e Intermarche.

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Le espulsioni dei clandestini non sono un meccanismo efficace

Il rigido meccanismo delle espulsioni degli immigrati irregolari, previsto dalla legge italiana, non funziona: oggi solo il 28% dei rintracciati viene rimpatriato. Nel 2003 erano il 49%. Tra i denunciati per il reato di clandestinità solamente 1 su 5 è espulso dal nostro Paese. Soltanto il 38% dei trattenuti nei Cie è poi allontanato dall’Italia: si tratta della cifra più bassa raggiunta negli ultimi 6 anni.

I dati dell’ultimo rapporto Ismu dicono che in Italia vivono 443 mila immigrati senza permesso di soggiorno ed è in previsione un aumento della cifra a causa della crisi economica che sta facendo perdere a molti il posto di lavoro e, di conseguenza, anche il permesso a risiedere nel nostro Paese.

Dallo studio del sociologo Asher Colombo “Fuori controllo? Miti e realtà dell’immigrazione in Italia” emerge come la linea dura sia in realtà un mito nella realtà dei fatti. Il crollo dei rimpatri, che attualmente si attestano sui 10mila all’anno, è in parte dovuta alla sentenza della Corte Costituzionale del 2004 che ha impedito i rimpatri senza il controllo da parte di un magistrato.

Inoltre pare che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale serva solamente a rallentare il funzionamento dei tribunali: all’elevato numero delle denunce, che tra agosto del 2009 e aprile del 2010 sono state quasi 20mila, non corrisponde un altrettanto numero di espulsioni.

Anche i numeri che riguardano i Cie confermano il malfunzionamento dell’applicazione delle procedure: l’allontanamento del 38% dei migranti è da ridimensionare ulteriormente se si considera che nei centri entrano con maggiore probabilità quelli più facilmente espellibili perché provenienti da nazioni che hanno accordi di rimpatrio in vigore con l’Italia. Più della metà delle domande di trattenimento di irregolari rimangono non evase per mancanza di posti nelle strutture.

Stare in un centro di accoglienza è come essere rinchiusi in gabbia

«Manca l’acqua nei bagni, l’acqua nelle docce è fredda, non ci sono le porte nei bagni, i dormitori sono affollatissimi. In queste condizioni è davvero difficile tutelare la dignità umana. Al Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo, ndr) di Salinagrande ci sono persone senza speranze, famiglie intere con bambini piccolissimi. È importante prendere sul serio le loro esigenze.»

A denunciarlo è l’europarlamentare svedese Cecilia Wikström, membro della delegazione del Parlamento europeo in visita in Sicilia per verificare le strutture italiane per gli immigrati.

Sono complessivamente 233 i profughi richiedenti asilo al momento ospiti del Cara di Trapani e in attesa dello status di rifugiati politici.

Di esempi positivi non ne mancano. La delegazione ha visitato anche l’ambulatorio Emergency di Palermo, che offre cure gratuite a migranti e cittadini italiani. «Questa tipo di struttura potrebbe essere esportata anche nel resto d’Europa», ha detto Wikström. «È un esempio da trasmettere in tutta Europa, non ci sono strutture analoghe. Sono persone che si prendono cura dei più bisognosi e vanno incontro alle esigenze dei profughi.»

Ma è di pochi giorni fa l’incredibile vicenda, rivelata dalle associazioni Migranda e Trama di Terre in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, di Adama, migrante senegalese derubata, stuprata e ferita dal compagno, la quale, dopo aver denunciato la violenza subita, è stata portata dalle forze dell’ordine nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna dov’è rinchiusa dal 26 agosto. Quando Adama si è presentata ai carabinieri in cerca d’aiuto, è stata trovata senza i documenti di soggiorno in regola e, come disposto dalla legge Bossi Fini, è stata accompagnata immediatamente al centro.

«Secondo la legge Bossi Fini Adama è arrivata in Italia illegalmente. Per noi è arrivata in Italia coraggiosamente, per dare ai propri figli, rimasti in Senegal una vita più dignitosa», scrivono le due associazioni con un appello alle donne e alle istituzioni perché Adama sia liberata e le sia concesso un permesso di soggiorno «che le consenta di riprendere in mano la propria vita» e perché gli italiani non rimangano indifferenti ai drammi di molti clandestini.