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Il prototipo fai da te di un ingegnere tedesco che lavora a Google

Quante volte capita di vedere i personaggi di un film di fantascienza o ambientato in un futuro prossimo adoperare arnesi ultratecnologici verosimili ma non ancora in commercio! A Max Braun di continuo. Stanco di assistere a queste scene l’ingegnere tedesco di Google ha deciso così di costruirsene uno tutto da solo e durante il tempo libero.

Lo strumento in questione è uno specchio da bagno “intelligente” che proietta le informazioni visualizzabili sulla gran parte degli schermi touch di smartphone e tablet: ora, data, previsioni meteorologiche e le breaking news dell’Associated Press. I “pezzi” che Braun ha assemblato sono uno specchio a doppio senso, un monitor, una scheda di controllo comprata su eBay e una serie di componenti aggiuntivi insieme alla necessaria piattaforma software (ovviamente Android) e alla Application Programming Interface (Interfaccia di Programmazione di un’Applicazione) per l’espletamento dei compiti all’interno dei programmi installati.

Il prodotto è ancora work in progress: l’intenzione dell’ingegnere è di trasferire tutte le informazioni presenti nella scheda di Google Now, che si aggiornano automaticamente senza bisogno di interagire con lo specchio, e successivamente di attivarle attraverso comandi vocali.

Chi passa molto tempo nella toilette per curare il proprio aspetto prima di uscire di casa avrà una scusa per starci ancora di più e magari domandare: «Specchio, specchio delle mie brame, che tempo fa nel mio reame?». Il prototipo di specchio smart di Max Braun non è, però, il primo del suo genere: già Nordstrom ha creato Lo stylist virtuale, uno specchio interattivo che dà consigli e informazioni sui capi d’abbigliamento disponibili in un negozio.

In bicicletta alla velocità di 116 km/h: il record del team Policumbent

Si chiama PulsaR ed è il veicolo a propulsione umana più veloce mai costruito in Italia. Durante la World Human Powered Speed Challenge, che si è disputata a Battle Mountain, nel deserto del Nevada, dal 14 al 19 settembre scorsi, la bicicletta realizzata dal team Policumbent del Politecnico di Torino è sfrecciato a 116.19 km/h. La punta massima è stata misurata nella prova cronometrata che si disputa sulla distanza di 200 metri dopo una rincorsa di 8 km.

Dai punti di vista estetico e aerodinamico questa particolare bicicletta non ha molti punti di contatto con una normale bici. Le due ruote sono sì mosse da pedali ma la seduta reclinata e la carenatura in materiale composito consentono di ridurre al minimo la resistenza dell’aria e le turbolenze all’interno del telaio.

A questo prototipo ha lavorato una quindicina di studenti prevalentemente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica Aerospaziale e dell’Autoveicolo, coordinati da Paolo Baldissera. Ma il team non si accontenta del primato italiano: nel 2016 aspira ad avvicinarsi alle 80 miglia orarie (128.7 km/h), uno step fondamentale per dare l’assalto all’attuale record mondiale di 86.65 miglia orarie (139.4 km/h).

La progressione del ciclista Andrea Gallo, “motore” della PulsaR, è stata esaltante: prima un cronometraggio a 109.96 km/h, poi uno a 112.16 e poi uno a 116.19. Ora l’ambizione è riuscire a salire di altri 23 – 24 chilometri per riuscire a battere il record stabilito durante l’edizione di quest’anno del Challenge.

Ideata una “mano bionica” per restituire il tatto alle persone che hanno subito un’amputazione

«È una protesi da esibire, non da nascondere». Christian Cipriani, docente all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sintetizza così “My-HAND” (Myoelectric-Hand prosthesis with Afferent Non-invasive feedback Delivery), un progetto dedicato allo sviluppo di tecnologie non invasive per il recupero di funzioni sensoriali e motorie perdute a causa dell’amputazione di una mano o di danni neurologici.

Oltre all’esoscheletro, il “guanto robotico”, è stato possibile mettere a punto una rivoluzionaria “mano bionica” caratterizzata da un’elevata destrezza che le permette di compiere tutte le prese e posture necessarie nella vita quotidiana. L’arto artificiale ai distingue per il suo essere light in tecnologia, peso, design e costo e supera il concetto tradizionale di protesi di mano.

Inoltre non richiede interventi chirurgici per essere impiantata: movimenti e prese della mano possono essere attivati e controllati in maniera naturale attraverso sensori indossabili che rilevano gli impulsi nervosi lungo i muscoli. I sensori integrati sulle dita registrano le interazioni con l’ambiente e, grazie a piccoli vibratori posizionati sulla parte restante, è possibile restituire sensazioni tattili.

«La mano utilizza tre motori elettrici e un pollice opponibile per afferrare oggetti di varia forma e peso differente – sottolinea il ricercatore Marco Controzzi a capo degli ingegneri – Un meccanismo da noi inventato e oggetto di brevetto internazionale consente con un solo motore la rotazione del pollice o la flessione dell’indice in maniera alternata. Questa possibilità garantisce l’esecuzione di tutte le prese senza influire sul peso ma garantendo un’elevata robustezza».

Alessio Tommasetti del DARC Studio di Roma l’ha disegnata. «Si è trattato di una sfida molto ardua – dichiara – ma siamo orgogliosi di averla accettata. Spesso abbiamo invaso il campo dei bioingegneri con l’arte e il design e in sinergia abbiamo elaborato un concept estremamente innovativo».