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Test a Göteborg (Svezia): operatori sanitari lavorano solo 6 ore e sono più felici e produttivi

Le persone che lavorano meno sono più produttive e rilassate: lo riprovano i risultati di due esperimenti in corso a Göteborg (Svezia) da dodici mesi in cui il personale di un ospedale e di una casa di cura presta servizio per turni di sole sei ore. Il fine della sperimentazione è ovvio: accorciare la giornata lavorativa per migliorare la relazione tra professione e vita privata.

Le scadenze devono certamente essere adempiute in un intervallo di tempo più ma non condizionano il raggiungimento dei benefici: gli operatori del nosocomio e della clinica attestano infatti che la loro vita privata è qualitativamente migliorata e nel loro impiego rendono di più. Dunque la strada è spianata all’ufficializzazione del progetto attraverso una legge ad hoc.

D’altronde Göteborg non è nuova a simili esperienze. Tredici anni fa i centri di produzione industriale Toyota hanno adottato la stessa linea che è tuttora prassi. La multinazionale giapponese ha riscontrato nel corso degli anni dipendenti più felici, un turnover basso e un rialzo degli utili societari.

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Dopo il divorzio i giudici non stabiliscono più assegni per le donne in grado di lavorare

Dopo il divorzio breve arrivano anche le nuove linee guida della Corte di Cassazione in materia di mantenimento. I giudici tendono sempre meno a stabilire che il marito mantenga la moglie, specie se si tratta di una donna giovane e ancora abile al lavoro. Le donne che prima del divorzio erano casalinghe devono quindi essere in grado di mantenersi da sole ed essere membri attivi della società.

Questo trend è in atto da molto tempo ma mentre prima erano casi isolati adesso sono sempre di più i magistrati che non accordano alcun mantenimento. Crolla quindi il mito della donna che sta a casa mentre l’ex marito, per mantenerla, riesce a vivere a stento e spesso torna a casa dai genitori.

Se prima l’assegno di mantenimento era automatico adesso la donna deve dimostrare la propria «difficoltà economica» e la sua «impossibilità a procurarsi un reddito». Il mondo cambia, il ruolo della donna non è più quello di una volta e anche le leggi si adeguano: l’emancipazione femminile passa anche per queste cose.

Uno studio veneto attesta che la donna ha un udito migliore rispetto all’uomo

Uno studio condotto in Veneto da un gruppo di ricercatori coordinati da Alessandro Martini, docente di Otorinolaringoiatria all’Università di Padova, ha dimostrato che l’udito delle donne è migliore rispetto a quello degli uomini. L’analisi ha dimostrato che le signore, almeno fino ai 50 anni, riescono a percepire meglio le frequenze del parlato.

L’ipoacusia o calo delle capacità uditive colpisce di più gli uomini e lo studio lo conferma: il sesso femminile ha una soglia uditiva superiore a circa 1000 Hertz. Il perché va ricercato non solo nell’azione protettiva degli ormoni tra i 30 e 50 anni ma anche nell’esposizione dell’uomo al rumore sia nelle attività ludiche sia in quelle lavorative.

Fin dai primi anni di vita i bambini praticano giochi più rumorosi rispetto alle bambine e crescendo sono statisticamente più coinvolti in incidenti stradali o sul lavoro, scontri e colpi violenti e più esposti a fumo e fattori di rischio metabolici: tutti elementi che inducono ad un peggioramento della soglia uditiva.

«Dopo i 50 anni le differenze dell’udito relative alla protezione ormonale delle donne si riducono – spiega il professor Martini – Ciononostante gli uomini restano significativamente più colpiti da ipoacusia dovuta all’avanzamento dell’età».