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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

Se il docente universitario è affascinante gli studenti lo considerano più bravo

Due ricercatori del Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università della Calabria, Michela Ponzo e Vincenzo Scoppa, hanno raccolto le valutazioni di 2300 corsi tenuti in 7 anni nella loro facoltà, per un totale di 190 docenti. I risultati ottenuti, che indicano la soddisfazione degli studenti verso i corsi degli insegnanti, sono stati messi a confronto con un indice di bellezza elaborato chiedendo a 29 studenti, che non conoscevano i docenti in questione, di valutare il loro aspetto fisico su una scala da 1 a 10 attraverso una foto.

Dal confronto tra le due indagini è emerso che gli insegnanti ritenuti più bravi dagli studenti sono quelli considerati anche più belli. Inoltre non sono state riscontrate grandi differenze sull’indice di gradimento tra docenti uomini e docenti donne, entrambi “promossi”.

Per spiegare questa coincidenza è stato ipotizzato che gli insegnanti più affascinanti sono, proprio in ragione della loro bellezza, più sicuri di sé e, quindi, in grado di affermarsi maggiormente durante le lezioni. Tuttavia, studiando le loro effettive capacità attraverso le pubblicazioni scientifiche prodotte o le citazioni ottenute, non è stata dimostrata alcuna correlazione con la loro bellezza. Sembrerebbe piuttosto che i docenti “bruttini” vengano semplicemente discriminati dagli studenti che a lezione preferiscono avere qualcuno di più piacevole da guardare.

Si studia meglio con la tecnologia o con i classici libri di carta?

Ma quale computer per studiare! Adesso si va a scuola tutti con l’iPad! Sembra essere la nuova moda nel campo dell’istruzione quella di fare lezione con un tablet per ogni studente. Il problema, però, oltre a quello di capire come ammortizzare il costo di questi gioiellini tecnologici, è anche quello di verificare se studiare con la tecnologia sia effettivamente più proficuo per gli studenti. Due studi riportano risultati diametralmente opposti.

Alla californiana Riverside School, dove è stato avviato un progetto sperimentale che prevede l’utilizzo di iPad e e-book a scuola per lo studio dell’algebra, dicono che gli studenti “tecnologici” ottengono una votazione più elevata di circa il 20% rispetto a quella dei loro coetanei che ancora hanno i libri cartacei.

In Svezia, invece, sono del tutto scettici sui reali benefici della tecnologia per l’apprendimento. «Abbiamo scoperto che non esiste alcun legame dimostrato tra l’apprendimento hi-tech e il miglioramento delle facoltà di acquisizione dei contenuti», dichiara il professor Goran Karlsson dell’Università di Göteborg, a conclusione di una sua ricerca. «Esiste il rischio che gli studenti lasciati soli con l’applicazione possano male interpretare i concetti». Gli insegnati, sostiene Karlsoon, dovrebbero fare i salti mortali per colmare le lacune lasciate dall’apprendimento tramite iPad & Co.

Gli studenti italiani come la pensano? Siete ancora legati ai tomi di carta e inchiostro? Avete provato l’e-book e trovate che non sia un granché oppure senza computer non riuscite proprio a studiare?