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Volumi comprati dai clienti delle librerie e destinati alle biblioteche delle carceri italiane

Un tempo era il “caffè sospeso”, quello che si pagava nei bar per un amico in arrivo o un senzatetto in cerca di qualcosa di caldo da bere. Poi è diventato il “libro sospeso”, la pratica di comprare un volume in più per uno sconosciuto che lo ritira direttamente alla cassa. Ora questa versione ha trovato una sua variante dal titolo “Liberi di leggere”: quello che si lascia in sospeso è sempre un libro ma a riceverlo sono le biblioteche delle carceri italiane. A promuovere la proposta in tutta Italia è stata l’intraprendente Libreria Fanucci di piazza Madama a Roma. «Mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania – racconta Massimiliano Timpano, uno dei librai e autore per Bompiani – Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso ad un carcere minorile e da lì abbiamo pensato di provarla sul piano nazionale».

La raccolta dei volumi per i detenuti italiani è iniziata ad ottobre ed è stata prorogata fino a fine novembre grazie al successo che ha avuto finora. «Abbiamo già cassetti pieni di libri acquistati dai nostri clienti abituali – asserisce Timpano – Uno di loro, ad esempio, ne ha comprati quattro». I libri non vengono scelti dai lettori ma sono gli stessi istituti penitenziari a indicare una lista di testi richiesti in modo da evitare che le biblioteche si riempiano soltanto di titoli vecchi. «Quello che manca spesso sono le novità, libri che parlino di qualcosa di più attuale», commenta il libraio e autore.

Non tutte le biblioteche degli istituti penitenziari sono uguali: dimensioni e modalità di accesso e fruizione cambiano da un carcere all’altro. «La biblioteca di Rebibbia a Roma, per esempio, è fondamentale perché vi si svolgono tante attività e un bel gruppo di persone vi lavora e la gestisce. In altri posti invece le biblioteche sono semplicemente piccole stanze chiuse – illustra Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale – Non sono moltissimi i detenuti interessati alla lettura ma se potessero scegliere in un catalogo più ampio sicuramente lo preferirebbero». Il numero di volumi all’interno delle biblioteche penitenziarie non è comunque basso, tuttavia uno dei problemi riguarda i testi in lingua straniera: «Le biblioteche non comprano libri ma ricevono donazioni, quindi non arrivano libri in lingua araba, giusto per fare un esempio».

Inizialmente ogni libreria aderente a “Liberi di leggere” si è messa in contatto con un penitenziario della zona per ricevere la lista dei libri da acquistare. In pochi giorni le adesioni si sono allargate e i volumi “sospesi” sono pronti ad essere inviati non solo alla biblioteca del carcere di riferimento ma anche a quelle in altre zone d’Italia. «Nessun libro andrà perso, se noi abbiamo testi che non vanno bene per Rebibbia li inviamo ad altri penitenziari – specifica Massimiliano Timpano – C’è chi ha bisogno di testi per minori e chi di quelli in lingua straniera. Non tutti gli istituti hanno le stesse richieste».

Il successo dell’operazione si è esteso così tanto da coinvolgere anche gli editori: Carocci, Laterza, Adelphi, Bompiani, Chiarelettere, Itaca e altri ancora hanno iniziato a donare alcuni volumi. Del resto uno degli obiettivi era anche fare sistema e lo scopo è stato raggiunto considerando che c’è un ritorno pubblicitario: «Editori piccolissimi riescono a farsi conoscere e autori che lavorano con editori minori sono stati notati e contattati da editori più grandi».

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Ritrovati i frammenti più antichi del testo sacro islamico: hanno almeno 1370 anni

I frammenti di Corano più antichi del mondo sono stati ritrovati dai ricercatori dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna. Si tratta di due pagine del sacro testo dell’Islam dimenticate nella biblioteca dell’ateneo da circa un secolo. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che hanno almeno 1370 anni.

«Questa scoperta è entusiasmante e dovrebbe rallegrare tutti i musulmani», ha dichiarato Muhammad Isa Waley, esperto in manoscritti della British Library. Il reperto faceva parte di una collezione di libri e documenti sul Medio Oriente ma non era mai stato catalogato con precisione.

Le due pagine erano rilegate assieme a quelle di un Corano più giovane ma la datazione ha rivelato la loro appartenenza ad una versione assai più vecchia. Scritte a mano su pelle di pecora o capra le due pergamene risalgono ad un periodo compreso tra il 568 e 645 dopo Cristo. Secondo la tradizione musulmana il profeta Maometto ricevette le rivelazioni che formano il Corano tra il 610 e 632 dopo Cristo, anno della sua morte. Dunque le due pagine sembrano risalire ai primissimi anni della civiltà islamica.

Corano antico

La raccolta con cui Arthur Conan Doyle fa tornare in vita Sherlock Holmes

“Il ritorno di Sherlock Holmes” è una raccolta di racconti, editi originariamente sullo Strand Magazine nel 1905, con cui Arthur Conan Doyle, assecondando le pressanti richieste del suo pubblico, fa sorprendentemente rientrare in scena l’infallibile investigatore privato dopo averne narrato la morte ne “Il problema finale”. Poiché «nessun coroner ne aveva ritrovato il corpo», come scrive lo stesso Conan Doyle, fu facile per l’autore far tornare, vivo e vegeto, il suo amato – odiato personaggio.

Scampato per miracolo, dunque, alla fine nella Cascata di Reichenbach, nelle Alpi svizzere, Sherlock Holmes riappare in una Londa che la sua lunga assenza di tre anni ha reso più vulnerabile alle infaticabili trame dei criminali. Ma spalleggiato dal fedelissimo dottor Watson il grande detective torna a fare uso della sua affilata intelligenza analitica nella densa nebbia inglese e nei delittuosi misteri che vi si occultano, offrendosi ancora come paladino di quei valori di razionalità e umanesimo scientifico che ne hanno fatto un simbolo dell’Inghilterra vittoriana e positivista.

Inoltre in questo libro si viene a conoscenza di alcune attività che Holmes ha intrapreso dopo la conclusione della sua carriera investigativa: nell’ultimo racconto “L’avventura della seconda macchia” Watson asserisce che Holmes si è ritirato nel Sussex per studiare e allevare le api.