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Da ottobre i bus rossi a due piani di Londra saranno elettrici al 100%

Una delle icone di Londra insieme alle cabine telefoniche rosse e ai black cab sta per cambiare: i double decker bus, gli autobus rossi a due piani, ideali per godersi in movimento il panorama della capitale britannica, molto presto saranno alimentati totalmente dall’energia elettrica. Ad annunciarlo è stato il sindaco Boris Johnson durante il Clean Bus Summit.

Londra sarà dunque la prima metropoli al mondo a far circolare autobus totalmente elettrici. L’inaugurazione avverrà ad ottobre sulla linea 16 che collega la centralissima Victoria Station all’area nordovest della città. I double decker elettrici si affiancheranno agli autobus classici ad un piano, in circolazione dal 2013, e a quelli a due piani e con motore ibrido diesel – elettrico, i Routemaster, in circolazione da circa tre anni.

A costruire e implementare gli electric double decker per la TFL (Transportation for London) sarà un’azienda cinese, la BYD, che è riuscita a sperimentare una batteria elettrica in grado di alimentare vetture molto pesanti come, appunto, i bus rossi a due piani con un’autonomia di 190 miglia.

Ad aprile la BYD ha potuto inserire al suo attivo la costruzione di più di 5 mila veicoli del genere testati in più di 150 città con circa 50 milioni di miglia di servizio. Aderiranno al programma presentato al Clean Bus Summit, che si pone l’obiettivo di far circolare entro il 2020 40 mila autobus elettrici in almeno 24 città nel mondo, anche multinazionali del calibro di Volvo, Optare Mercedes ed Evobus.

Il burattino più famoso al mondo diventa il simbolo dell’ospedale pediatrico fiorentino

Come Peter Pan, da sempre legato al Great Ormond di Londra, o Pippi Calzelunghe, che occhieggia dagli ambienti del Karolinska Institutet di Stoccolma, così anche l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze sceglie di allearsi con Pinocchio, il burattino nato dalla mente di Carlo Lorenzini detto Collodi, che diventa quindi uno dei suoi simboli più riconoscibili al mondo. Consiste in questo l’accordo di collaborazione siglato tra le fondazioni Meyer e Nazionale Carlo Collodi.

Tra il Meyer e Pinocchio c’è molto più di un’affinità geografica e una simpatia reciproca: l’intesa firmata dai vertici delle due fondazioni Pier Francesco Bernacchi (segretario della Collodi) e Gianpaolo Donzelli (Meyer) si pone l’obiettivo non solo di sviluppare al massimo il valore iconografico ed emblematico di Pinocchio, riconosciuto come figura letteraria popolarissima in tutto il mondo, ma anche di essere esempio dell’educazione ai sentimenti e alla comprensione dei problemi esistenziali, all’apertura nella dimensione sociale, all’integrazione e alla civile convivenza, fornendo spunti per una riflessione sui problemi sociali e culturali oggi presenti, in particolare nei confronti dei soggetti più fragili o malati.

I due enti si impegnano quindi a realizzare iniziative comuni. Tra queste l’uso delle immagini di Pinocchio nell’impegno di umanizzazione del pediatrico fiorentino, la realizzazione di una biblioteca tematica e l’utilizzo di messaggi culturali presenti nell’opera di Lorenzini per divulgare un’educazione sanitaria a misura di bambino in ospedale.

«Pinocchio costituisce una metafora della duplice natura del fanciullo – spiega il professor Donzelli – si trasforma in un vero e proprio bambino dopo aver attraversato molte prove per imparare a controllare se stesso ed esprimere i tratti più virtuosi. Alla fine della storia Pinocchio comincia ad esprimere le qualità nobili del suo vero io. Questo il paradigma dell’alleanza tra le nostre fondazioni: la ricerca dell’emancipazione del bambino e della famiglia nel percorso di malattia che ha le stesse fasi di negazione, ribellione e disperazione per poi ritrovare i tratti di della consapevolezza e della condivisione nella cura olistica fino alla guarigione».

«Sappiamo da anni e per esperienza che Pinocchio è una figura che come nessun’altra unisce bambini e adulti anche su molti temi sociali – afferma Bernacchi – Collodi sperimentò personalmente certe durezze della vita, inclusa la morte precoce di alcuni suoi fratelli e sorelle, che affiorano anche nelle “Avventure di Pinocchio”, dove però lo scrittore non le separa mai dalla gioia di vivere e dalla speranza di un’esistenza più serena e felice grazie alla fiducia in se stessi e in chi ci ama, prendendosi cura di noi. Per questo la nostra fondazione e Pinocchio possono dare un contributo particolare al benessere dei bambini e delle loro famiglie».

La raccolta con cui Arthur Conan Doyle fa tornare in vita Sherlock Holmes

“Il ritorno di Sherlock Holmes” è una raccolta di racconti, editi originariamente sullo Strand Magazine nel 1905, con cui Arthur Conan Doyle, assecondando le pressanti richieste del suo pubblico, fa sorprendentemente rientrare in scena l’infallibile investigatore privato dopo averne narrato la morte ne “Il problema finale”. Poiché «nessun coroner ne aveva ritrovato il corpo», come scrive lo stesso Conan Doyle, fu facile per l’autore far tornare, vivo e vegeto, il suo amato – odiato personaggio.

Scampato per miracolo, dunque, alla fine nella Cascata di Reichenbach, nelle Alpi svizzere, Sherlock Holmes riappare in una Londa che la sua lunga assenza di tre anni ha reso più vulnerabile alle infaticabili trame dei criminali. Ma spalleggiato dal fedelissimo dottor Watson il grande detective torna a fare uso della sua affilata intelligenza analitica nella densa nebbia inglese e nei delittuosi misteri che vi si occultano, offrendosi ancora come paladino di quei valori di razionalità e umanesimo scientifico che ne hanno fatto un simbolo dell’Inghilterra vittoriana e positivista.

Inoltre in questo libro si viene a conoscenza di alcune attività che Holmes ha intrapreso dopo la conclusione della sua carriera investigativa: nell’ultimo racconto “L’avventura della seconda macchia” Watson asserisce che Holmes si è ritirato nel Sussex per studiare e allevare le api.