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Ragazzi rapper nelle scuole per raccontare i cambiamenti climatici

Raccontare il cambiamento climatico a coetanei, famiglie e comunità attraverso i canali social in modo originale e creativo attraverso un Clima Rap: è questa la proposta del WWF Italia dedicata alle scuole elementari e medie in vista della XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre.

Il WWF invita le scuole a diventare Ambasciatrici del Clima con il progetto “Mi curo di te – Il gesto di ognuno per il Pianeta di tutti”, realizzato in partenariato con l’Institut Français. I ragazzi potranno andare “a caccia di sprechi” energetici e di impronta di carbonio dei prodotti e disseminare in modo virale quanto verrà scoperto. Ogni classe potrà così creare il proprio Rap per il Clima: gli insegnanti lo caricheranno sul sito web della scuola mentre il WWF pubblicherà i brani che avranno ricevuto il maggiore gradimento e numero di condivisioni. I testi verranno tradotti anche in francese.

Un supporto, dunque, per aiutare gli educatori a formare giovani capaci di immaginare un futuro migliore, vedere le connessioni tra la nostra vita e la natura, reagire ai problemi trovando soluzioni di facile portata, comunicare agli altri quello che hanno imparato diventando moltiplicatori di buone pratiche.

«I giovani subiranno gli effetti di ciò che facciamo oggi ma sono anche innovatori per eccellenza e grandi sensibilizzatori della famiglia e della comunità in cui vivono – afferma Maria Antonietta Quadrelli, responsabile Educazione del WWF Italia – L’educazione non aiuta solo la comprensione dei fenomeni ambientali ma stimola all’azione e incoraggia il cambiamento di attitudini e comportamenti delle giovani generazioni. Un’educazione mirata a questo cambiamento è a sua volta innovativa: esce dai vincoli delle singole discipline, mette i problemi, le domande come punto di partenza dell’apprendimento, è trasversale, laboratoriale, attiva».

Reintrodotti in natura in Romania 14 esemplari di bisonti europei, uno di essi dall’Italia

Il bisonte europeo torna a ripopolare l’Europa grazie al progetto “Bison Rewilding 2014 – 2024”, condotto dalla fondazione Rewilding Europe e dal WWF con il contributo del Parco Natura Viva, che ha permesso a 14 esemplari, in precedenza 17 (3 non sono sopravvissuti), di essere reintrodotti in natura sui Monti Tarcu, in Romania.

Teatro dell’iniziativa è la Dalmazia meridionale. La mandria arriva da tutta Europa, due dei bisonti sono originari dell’Italia: uno, Enea, non è riuscito a sopravvivere al suo primo anno nei monti, l’altro, il fratello Ulisse, è invece in buona salute e monitorato ogni due ore grazie ad un radiocollare GPS come gli altri membri del gruppo.

Il progetto si propone di salvare dall’estinzione quello che è il più grande mammifero terrestre del Vecchio Continente. Oggi sono 3mila 230 gli esemplari in natura, l’obiettivo è di averne altri 300 liberi entro il 2024.

«Si potrà parlare di una vera reintroduzione solo quando almeno cinque o sei gruppi vivranno stabilmente in libertà – spiega Joep van de Vlasakker, coordinatore per le reintroduzioni in natura di Rewilding Europe – Reintrodurre i bisonti nel loro habitat naturale significa rimettere in moto il processo naturale di mantenimento dell’ecosistema che questi animali innescano brucando l’erba. Così anche specie che qui stanno scomparendo o sono già estinte potranno tornare».

Il Parlamento europeo ha deciso di creare un’area protetta nell’Artico

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione per il riconoscimento di un santuario in Artico a protezione del suo ecosistema, contro la pesca intensiva e le trivellazioni petrolifere. La richiesta era stata fatta a gran voce attraverso una petizione internazionale proprio per chiedere che vi fosse il riconoscimento della fragilità dell’ecosistema al Polo Nord.

Nella clausola 38 si legge che la risoluzione «appoggia l’iniziativa dei cinque Stati costieri dell’Artico per concordare misure cautelari provvisorie e prevenire eventuali future attività di pesca in alto mare senza la preventiva costituzione di adeguati meccanismi di regolamentazione e sostiene lo sviluppo di una rete di aree di conservazione artiche e, in particolare, la protezione della zona marittima internazionale intorno al Polo Nord al di fuori delle zone economiche degli Stati costieri».

Questa mossa rappresenta una chiara presa di distanza dalle posizioni attuali dei membri dell’Arctic Council, come Norvegia, Danimarca, Canada e Russia, che hanno mostrato resistenze nel riconoscere la necessità di una protezione permanente della regione.

La risoluzione servirà inoltre a inserire l’Artico più saldamente nell’agenda dei ministri degli Esteri europei e di Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, finora restii a prendere iniziative contro la rapida industrializzazione della regione da parte delle compagnie petrolifere internazionali, tra cui Shell, BP e Gazprom.