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Negli Stati Uniti la vita di un bambino salvata grazie ad un cuore stampato in 3D

Erle Austin è un cardiochirurgo che lavora a Louisville, nel Kentucky. Per salvare la vita ad un piccolo paziente affetto da quattro diverse malformazioni congenite al cuore il medico ha deciso di intraprendere una nuova strada. Ha realizzato un modello di questo muscolo con una stampante 3D per aiutare lui e la sua équipe a prendere le giuste decisioni su come intervenire sul piccolo Roland, di appena 14 mesi.

L’operazione chirurgica risale allo scorso 10 febbraio e la notizia è stata riportata dal quotidiano locale Courier Journal, che la definisce come un vero e proprio successo, dal momento che fino ad oggi il piccolo sta bene.

Austin racconta che prima dell’intervento c’era molta indecisione sulla procedura da seguire, perché i pareri erano discordanti. Così si è rivolto all’Università di Louisville che ha sviluppato un software che, grazie all’aiuto delle immagini della Tac e di altri esami, ha dato istruzione alla stampante di ricreare il cuore di Roland. Questa copia, grande il doppio, è stato realizzata in 20 ore al costo di 600 €.

«Il modello mi ha aiutato ad effettuare l’operazione con una procedura che non mi sarebbe mai venuta in mente – ha affermato Austin – con una grande riduzione dei tagli e delle suture necessarie e quindi del tempo di intervento».

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Giocano nel campionato femminile iraniano ma sono trans. La federazione: «Cambino sesso»

Nella lega professionistica di calcio femminile iraniana una nuova norma stabilisce che le atlete transgender saranno «sospese fino a quando non avranno completato il loro cambiamento sessuale». La federcalcio Ffiri ha ritoccato il regolamento imponendo controlli a sorpresa durante gli allenamenti delle squadre, dopo aver scoperto che sette delle giocatrici di punta della lega, quattro delle quali rappresentanti della Nazionale femminile, sono in realtà uomini. Inoltre ha imposto alle società verifiche sulla sessualità delle calciatrici prima di formalizzare il loro tesseramento.

La Ffiri si è ispirata alla volontà di estirpare ogni possibile «confusione sessuale» e tutelare atleti tansgender dai «disturbi dello sviluppo sessuale» figli di una procedura lunga almeno due anni e che prevede una severa terapia ormonale. «Se ricorreranno all’operazione per effettuare il cambio di sesso verranno reintegrate e potranno tornare in campo», ha dichiarato Ahmad Hashemian, capo commissione medica della federazione.

Una tale posizione di apertura sui cambiamenti di sesso è in linea con le direttive dello Stato, che li certifica ufficialmente sui documenti di nascita e rimborsa fino alla metà delle spese mediche sostenute da chi vi si sottopone, ed è giustificata dai precetti religiosi. «L’Islam ha cura per le persone che soffrono di questo problema. Se decideranno di convertire il loro genere le porte sono aperte», ha spiegato l’ayatollah Mohammad Mehdi Kariminia, responsabile della riassegnazione sessuale.

In Iran le operazioni di cambio sesso sono state dichiarate legali in base a una fatwa (pregiudiziale religiosa) pronunciata nel 1987 dall’ayatollah Ruhollāh Khomeyni, leader spirituale della rivoluzione islamica del 1979. Le prime avvisaglie di “infiltrazioni” di atlete transgender si manifestarono già nel 2009 quando, durante un match ufficiale, alcune delle giocatrici in campo sollevarono più di una perplessità sulle doti fisiche del portiere avversario.

Anche i compagni dei pazienti che hanno ricevuto una diagnosi sbagliata hanno diritto ad un risarcimento

In caso di diagnosi sbagliate anche il congiunto del paziente ha diritto al risarcimento per danni morali. Questa la posizione dello Sportello dei Diritti, che estende anche al compagno, al marito, alla moglie di chi è stato vittima di malasanità un risarcimento per la depressione e i problemi che una diagnosi sbagliata potrebbe aver causato nella vita di coppia.

Questo principio, ritenuto sacrosanto da parte dell’associazione, è avvalorato anche dalla sentenza 14040/13 della IIIª sezione civile della Cassazione, pubblicata martedì scorso, che fa riferimento a casi nei quali la vittima ha subito un intervento invasivo inutile dopo una diagnosi sbagliata di cancro.

La sentenza riguarda il caso di una coppia di coniugi che ha dovuto subire un calvario di questo genere dopo l’asportazione di un banale neo alla gamba del marito e un’errata diagnosi di melanoma. La biopsia aveva poi smentito la malattia ma il paziente era convinto che fosse solo una bugia per farlo morire in pace, senza preoccupazioni. L’uomo era caduto in depressione e la vita per la coppia era diventata un inferno.

Per questo motivo la Suprema Corte ha accolto le richieste dei legali della coppia, obbligando al risarcimento anche della moglie. Una sentenza molto importante per le vittime di malasanità e i loro familiari.