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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

La mostra d’arte di James Turrell si visita completamente nudi

Si chiama “Naked Tour” ed è un nuovo modo di andare a vedere le gallerie d’arte. La particolarità della mostra di James Turrell, infatti, è che l’intera visita si svolge completamente nudi. Turrell è un artista con ben 70 anni di carriera e studi inerenti luce e colore. La prima volta del “Naked Tour” fu in Giappone proprio in occasione di una mostra di Turrell, il quale sostiene che il corpo nudo assorbe e si permea di luce e colore. Visitare la mostra senza indumenti aiuta lo spettatore ad apprezzare meglio le opere.

Turrell espone lavori molto minimali completamente basati su colori e luci. La nudità aiuta a materializzare l’opera sul corpo e a sentirla vibrare: togliere gli abiti è una metafora per spogliarsi dalle inibizioni e affrontare un percorso artistico senza pregiudizi.

La mostra dal titolo “Retrospective” contiene circa 50 opere (10 installazioni luminose, ologrammi, dipinti, stampe, proiezioni e video) che aiuteranno ad esplorare il focus di Turrell sulla luce, il colore, il Sole, la Luna e gli altri corpi celesti.

Come lui stesso ammette gli uomini hanno maggiori inibizioni per quanto riguarda lo spogliarsi in pubblico. Sono in aumento, invece, le giovani donne che partecipano a questo tipo di esperienza.

Louise De Saint Angel realizza arazzi con strisce di tessuto

La giovane artista Louise De Saint Angel ha creato dei pannelli estremamente particolari realizzati con strisce di tessuto di qualche centimetro di larghezza, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi.

Extreme Stunt, Frondesco e Springbreak sono i titoli di alcuni di questi grandi arazzi dai toni delicati e dai disegni geometrici che grazie alla particolare materia acquistano uno spessore e una presenza notevoli. Posti tra il concetto di decorazione e quello di opera d’arte si distinguono dall’arte classica.

Nata nel 1984 De Saint Angel vive e lavora a Parigi. Nel 2006 ha partecipato ad uno stage con il designer Pucci De Rossi, che ha risvegliato il suo lato artistico attraverso un diretto rapporto tattile con oggetti e materiali. Nel 2007 si laurea e continuare ad imparare con designer industriali come Gilles Belley o Ronan e Erwan Bouroullec. Apre il suo studio, Statua, nel 2010 insieme al designer Romain Guillet. Attualmente si concentra sul tessile di autoproduzione, parte di un continuo scambio tra industria e arti creative.