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La tristezza dura più a lungo, la noia quella che dura meno di tutte

Alcune emozioni durano un battito di ciglia, altre, invece, possono diventare inseparabili compagne di vita. Secondo uno studio dell’Università Cattolica di Louvain (Belgio) la più longeva fra tutte le emozioni è la tristezza. Per arrivare a questa conclusione gli autori della ricerca Philippe Verduyn e Saskia Lavrijssen hanno chiesto ad oltre 200 ragazzi in età di scuola superiore di raccontare quali fossero state le emozioni vissute più di recente e quanto fossero durate. In più sono state poste loro domande sulle strategie utilizzate per valutare e affrontare queste emozioni.

Fra i 27 stati d’animo analizzati la tristezza è risultata essere il più duraturo. La noia, al contrario, è risultata l’emozione di più breve durata. La durata è anche il parametro in grado di differenziare emozioni molto simili fra di loro: il senso di colpa dura molto più a lungo rispetto alla vergogna e l’ansia è più duratura rispetto alla paura.

In generale, spiega Lavrijsen, «le emozioni di breve durata sono tipicamente, ma non sempre, scatenate da eventi di importanza relativamente bassa. D’altra parte le emozioni che durano a lungo tendono ad essere associate a qualcosa di molto importante».

Noia, vergogna, paura, sorpresa, disgusto e irritazione spesso svaniscono tanto rapidamente quanto velocemente sono comparse mentre la tristezza, spesso associata ad eventi ad alto impatto emotivo, come un decesso, può diventare una vera e propria compagna di vita. Alla base della durata della tristezza ci sarebbe un vero e proprio circolo vizioso alimentato dal continuo ricordare l’evento che l’ha scatenata e le sue conseguenze. «La riflessione è il determinante centrale del perché alcune emozioni durano più a lungo rispetto ad altre», sostiene Verduyn.

Riflettendo sull’evento la tristezza e le sue conseguenze diventano sempre più evidenti e ciò non fa altro che mantenerla viva, arrivando anche a rafforzarla. La noia, invece, sembra bloccare il tempo ma in realtà non è un’emozione altrettanto duratura.

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In concorso al Festival del Cinema africano “Ladder to Damascus”, girato clandestinamente in Siria

Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina torna nelle sale di Milano. Con un budget di 170mila euro, la metà dell’anno scorso, e meno film e documentari: in tutto 50, contro gli 80 del 2013. «Ma non abbiamo risparmiato sulla qualità», assicura Alessandra Speciale, codirettrice artistica insieme ad Annamaria Gallone. La 24ma edizione si terrà dal 6 al 12 maggio. Selezionati tra 700 opere si annoverano anche due prime mondiali, sei europee e 28 italiane. Quattro le sezioni competitive: lungometraggi, cortometraggi, “Extr’A” (dedicata ad opere di cineasti italiani girate nei tre continenti o sul tema dell’immigrazione) ed “Eventi speciali Flash”.

I film e i documentari permettono di conoscere le culture dei diversi popoli del mondo e guardare con il punto di vista dei registi alcune delle tragedie che riempiono i notiziari. Come quella della Siria, grazie al film “Ladder to Damascus” di Mohamed Malas. Girato clandestinamente in uno spazio chiuso, mette in scena la rappresentazione simbolica e stilizzata della paura e dello sgomento per ciò che sta succedendo nel Paese. Un film sulla guerra civile che mai la mostra direttamente. Solo il suono reale riporta costantemente il rombo degli elicotteri e degli aerei.

Due le sezioni fuoriconcorso: “Films that Feed”, legata al tema di Expo 2015 “Nutrire il Pianeta”, e “E tutti ridono – Le più divertenti commedie da Africa, Asia e America Latina”. La sezione “Films that Feed” è organizzata insieme alla Fondazione Acra con il patrocinio di Slow Food. I film di questa sezione affrontano la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse idriche, l’agrobusiness, la sicurezza e la salute alimentare.

Punto di incontro per gli ospiti e il pubblico sarà anche il Festival Center presso la Casa del Pane di Porta Venezia, in cui sarà possibile gustare brunch e aperitivi con specialità da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è data alle scuole, con proiezioni ad hoc al mattino. Una giuria di studenti e una di insegnanti assegneranno due premi al miglior cortometraggio. Nel programma è previsto anche lo Spazio Università con una serie di incontri sulle cinematografie dei tre continenti, grazie alla collaborazione di alcuni docenti delle università Cattolica e Bicocca.

Bassa autostima e paure esistenziali: un connubio “curioso”

Secondo uno studio della VU University di Amsterdam pare che una semplice pacca sulla spalla o ancora meglio un abbraccio possano far crescere l’autostima di una persona e far sì che questa possa sentirsi più sicura di sè e della propria esistenza. La ricerca esplora in particolare le sensazioni provate dagli esseri umani di fronte all’idea che il loro tempo su questa terra possa un giorno finire. Chi gode di buona autostima conosce la propria “mortalità” e si impegna affinchè la sua vita possa avere un significato, chi invece di autostima ne ha poca o niente tende a non vedere la vita come qualcosa di speciale.

I ricercatori hanno analizzato le reazioni di alcuni studenti universitari con bassa autostima messe di fronte a tematiche come quella della morte. «Tutti noi abbiamo a che fare con le preoccupazioni esistenziali e viviamo momenti in cui facciamo molta fatica a trovare un significato nella vita», spiega lo psicologo Sander Koole. Rispondendo ad alcune domande sulla morte gli studenti che avevano ricevuto un’innocua pacca sulla spalla della durata di circa un secondo avrebbero manifestato meno ansia nei confronti della morte, al contrario di chi non aveva avuto il contatto fisico.

Essere toccati anche da un oggetto inanimato (ad esempio un orsacchiotto) avrebbe la capacità di attenuare le paure esistenziali. L’effetto benefico del contatto potrebbe essere utilizzato insieme alla terapia tradizionale nel trattamento di problemi come la bassa autostima, l’ansia e la depressione.