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I nostri portafogli sono sempre più "leggeri"

Tempi di manovre molto onerose e richiami da parte dell’Europa per contenere il debito pubblico. Da una ricerca effettuata su circa 1 milione 100 mila dichiarazioni dei redditi, presentate presso i centri di assistenza fiscale delle ACLI, emerge che il reddito medio dei contribuenti italiani è inferiore addirittura alla soglia dei 22 mila euro lordi annui (per l’esattezza 21 mila 933 euro annui).

Alla presenza del ministro delle Finanze il presidente delle ACLI Andrea Olivero ha spiegato recentemente che a pesare di più è l’inflazione, visto che sulla testa di ogni lavoratore influisce come costo per circa 235 euro lordi, che diventano 373 per i lavoratori dipendenti. I dati aggregati mostrano che i redditi complessivi crescono dello 0,43% rispetto alle dichiarazioni del 2010 ma in realtà perdono l’1,07% a parità di potere d’acquisto. L’aumento viene infatti vanificato dal parallelo incremento dell’1,5% dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. Anche la cassa integrazione, i contratti di solidarietà e gli aumenti contrattuali in pratica pari a zero contribuiscono a far scendere un reddito medio che, in precedenza, si aggirava intorno ai 25 mila euro annui lordi.

In generale il 78% degli italiani, 3 su 4, dichiarano meno di 28 mila euro mentre il 32%, 1 su 3, resta sotto i 15 mila euro di reddito complessivo annui. Sopra i 75 mila solo il 2% dei contribuenti. La situazione del Paese rimane quindi molto difficile e la recessione potrebbe minare le prospettive di sviluppo. Inoltre occorre attuare una riforma del fisco in cui inserire aliquote eque che tengano conto del coefficiente familiare, in modo da far incidere le tasse anche in considerazione di quello che è il nucleo familiare.

La Lombardia, per quanto riguarda le regioni italiane, presenta il reddito medio più alto, anche se a causa dell’inflazione anche i cittadini lombardi registrano una contrazione del reddito pari a circa l’1,45%. In fondo alla classifica troviamo i contribuenti pugliesi, che hanno un reddito pro capite di circa 16 mila 700 euro. A ruota seguono gli abitanti della Basilicata che dichiarano in media 16 mila 800 euro all’anno.

Notizie positive arrivano solo da due regioni italiane, Trentino e Abruzzo, i cui contribuenti hanno visto aumentare il reddito medio da un’anno all’altro. Gli abruzzesi cominciano finalmente a risentire dell’effetto ricostruzione e dei conseguenti benefici goduti sul piano fiscale. Infatti il reddito è cresciuto dai 20 mila 800 euro del 2009 ai 21 mila 200 euro dell’anno dopo. In Trentino l’aumento medio è stato pari al 2,98%.

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La nuova tendenza del fare la spesa è il minimarket e arriva dalla Francia

Dagli ipermercati si ritorna a comprare nel negozio di quartiere

La Francia si dimostra spesso una delle nazioni dove nascono trend che poi si diffondono in altri Paesi, soprattutto quelli europei. Parliamo del settore alimentare e possiamo ricordare come i nostri cugini transalpini siano stati tra i pionieri nella grande distribuzione con l’inaugurazione di marchi di ipermercati, come Carrefour e Auchan, che poi si sono espansi nel resto del Vecchio Continente. Adesso la tradizione della grande spesa fatta in questi centri una volta a settimana sembra tramontata e ritorna in voga il negozio di quartiere. La crisi economica, infatti, ha avuto ripercussioni sul potere d’acquisto delle famiglie e anticipare un grosso importo è diventato impegnativo, oltre allo spreco dei prodotti che hanno una scadenza a breve termine.

Anche nel nostro Paese si è intuito il cambiamento di tendenza e molte piccole catene come Coop e Despar hanno già imboccato la strada del minimarket dietro l’angolo (idea, peraltro, lanciata da tempo dalla Migros svizzera), seguiti dal gigante francese Carrefour che sta testando il promettente segmento di mercato nel Nord Italia. Carrefour del resto ha avviato esperimenti alternativi capendo che il settore dell’ipermercato è in forte crisi.

E quindi dopo anni di preparazione (accompagnata da un’ampia inchiesta che ha riguardato 50mila clienti abituali) e in un’atmosfera quasi da guerra fredda (poche le rivelazioni in anteprima ai media, «I concorrenti possono copiare»), il gruppo ha aperto i suoi primi Carrefour Planet a Ecully e Vénissieux, nella periferia popolare di Lione. In questi giorni ne saranno inaugurati altri 3: due in Spagna, alle porte di Madrid, e uno a Bruxelles. Dal prossimo gennaio Carrefour convertirà alla nuova formula la maggioranza dei suoi ipermercati in Francia e nel resto d’Europa, Italia compresa.

L’esperimento è studiato con attenzione da tutti gli operatori del settore. Ricordiamo che fu proprio Carrefour a creare nel lontano 1963 il primo ipermercato in Francia (uno dei primi in Europa, sulla scia degli esempi nordamericani), a Sainte-Geneviève-des-Bois, vicino Parigi.

Il nuovo mercato appare subito più vicino al cliente visto che vengono abbandonati i lunghi corridoi anonimi con centinai di prodotti difficili da trovare. Ogni settore viene identificato da colori facilmente identificabili dal consumatore. Blu per i surgelati, rosso per l’abbigliamento e verde per il biologico. Sono stati eliminati alcuni fra i prodotti meno richiesti e più ingombranti come biciclette o bricolage. Sono ordinabili via Internet anche direttamente all’interno del negozio.