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Quattro coinvolgenti indagini del detective privato Sherlock Holmes

«Gli amici di Sherlock Holmes saranno lieti di apprendere che egli è sempre vivo e in buona salute nonostante qualche acciacco e qualche intermittente attacco reumatico». Così l’inseparabile dottor Watson rassicura il lettore nella prefazione a “L’ultimo saluto di Sherlock Holmes” (“His last bow”), raccolta di racconti editi originariamente sullo Strand Magazine nel 1917, scritti da sir Arthur Conan Doyle e che riunisce quattro episodi, quattro coinvolgenti indagini del detective più famoso al mondo.

Dalla nota introduttiva vergata da Watson, assistente, amico e biografo di Holmes, si scopre che l’investigatore privato si è ritirato in pensione in una località a cinque miglia da Eastbourne, «dove passa il suo tempo dedicandosi alla filosofia e all’apicoltura». La sua decisione è stata praticamente irremovibile salvo che per l’ultimo racconto, in cui, insieme a Watson, aiuta il Governo britannico durante la Prima Guerra Mondiale.

Gli altri casi sono tratti invece dalla cartella personale del dottore, utilizzati per completare la raccolta. Watson afferma che il primo racconto è ambientato nel 1892, ovvero durante il periodo in cui si credeva Holmes defunto.

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Una galleria del 1683, percorribile e finora sconosciuta, al Priamar di Savona

La galleria scoperta dagli speleologi al Priamar di Savona

Alcuni lavori di manutenzione delle strade hanno portato alla luce a Savona un breve tratto di un’antica galleria della Fortezza del Priamar, alta oltre 2 metri e larga 120 cm, con la superficie interna della volta solo 90 cm sotto il livello strada. Il pavimento e le pareti laterali sono ancora conservati per un metro d’altezza, come appurato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria. Nemmeno gli esperti che da anni conducono studi e ricerche sulla fortezza speravano in un perfetto grado di conservazione.

La galleria è lunga oltre 300 metri, tutta percorribile, e fa parte della galleria di contromina della fortezza, che si sviluppava sotto gli spalti lungo l’intero perimetro al di là del fossato esterno.

La galleria di contromina, costruita nel 1683 (nell’ambito del potenziamento seicentesco del Priamar), aveva lo scopo di monitorare e contrastare lo scavo di gallerie da parte di minatori nemici, in caso di assedio. Gli aggressori avrebbero cercato di scavare gallerie sotterranee per raggiungere le mura e collocarvi mine esplosive per aprirvi una breccia. I difensori, invece, uditi dall’interno della galleria di contromina i rumori dei lavori di scavo del nemico, avrebbero a loro volta scavato una galleria più bassa, per arrivare sotto o a lato di quella nemica e a loro volta collocare esplosivi per far saltare in aria la galleria di mina e i nemici. La tipica guerra di mina e contromina, che dal XVII secolo continuò ad essere attuata fino alla Prima Guerra Mondiale.

Il tratto più lungo è costituito dalla galleria magistrale, dalla quale si dipartono 3 gallerie capitali (perpendicolari rispetto alla principale) che sbucavano nel fossato della fortezza, oggi interrato. Il percorso sotterraneo è molto suggestivo, con anse e curve, e segue le punte delle fortificazioni esterne del Rivellino Santa Barbara e della Controcroce (le cui strutture sono ancora oggi parzialmente conservate). Dalla galleria magistrale si sviluppano verso l’esterno (in direzione opposta alla fortezza) gallerie minori, più basse, che conducono ai fornelli da mina, piccoli ambienti voltati a semisfera (come un forno) e predisposti ad ospitare mine contro gli scavi del nemico.

La galleria ospita anche la condotta di un ruscello sotterraneo, che drena l’acqua corrente in direzione del torrente Letimbro.

La galleria di contromina sarà oggetto di un progetto di recupero che la Consulta Culturale e il Gruppo Speleologico stanno predisponendo con il Comune per permettere in futuro visite guidate aperte al pubblico.