Posts contrassegnato dai tag ‘realtà’

Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

Letterature di tutto il mondo in festival a Roma fino al 23 giugno

La Basilica di Massenzio di Roma

Compie 10 anni il Festival internazionale delle Letterature di Roma, che si svolgerà nella suggestiva Basilica di Massenzio al Foro Romano fino al 23 giugno. Sandro Veronesi e Don DeLillo, accompagnati dagli attori Andrea Bosca e Asia Argento, hanno aperto l’edizione di quest’anno.

La kermesse apre ufficialmente l’Estate Romana mantenendo una formula molto semplice con una scaletta inframmezzata da letteratura, interpretazionimusica, che invita lo spettatore ad un incontro profondo con queste forme d’arte. I 2 mila posti all’interno della basilica sono sempre completamente occupati. La basilica, inoltre, è illuminata in modo tale da creare un’atmosfera suggestiva e adatta per la valorizzazione degli autori.

«Non è nè una manifestazione di promozione nè di vendita editoriale ma di valore rispetto a quello che la letteratura ha da dire alle persone», spiega Maria Ida Gaeta, ideatrice e curatrice del festival.

Quest’anno gli scrittori si confrontano sul tema “Storia e Storie“, approfondendo il connubio tra letteratura e storia, verità letteraria e storica, storie immaginate e reali, finzione e realtà, il modo in cui queste si intrecciano e come a volte la letteratura dica la verità o apra spiragli lucidi su di essa.
Un festival caleidoscopico da non perdere. Contemporaneamente alla mise en espace di brani inediti, letti dagli stessi autori e scritti appositamente per il festival, ci sono anche immagini di opere di artisti italiani.

Tra gli intellettuali invitati calcheranno la scena Gianrico Carofiglio, Gay Talese, l’inventore del new journalism, Margaret Mazzantini, David Benioff, Carlo Lucarelli, Michela Murgia, Antonio Skàrmeta e i cinque finalisti del Premio Strega.
La serata di chiusura sarà invece dedicata a Elsa Morante, autrice del Novecento italiano che più di ogni altro scrittore evidenzia il rapporto tra letteratura e storia.

“L’uomo con la testa rovesciata” di Marc Chagall

C’è tempo fino a domenica prossima 27 marzo per visitare le 138 opere del pittore bielorusso e di adozione francese Marc Chagall, ospitate al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Le opere (tele e dipinti), realizzate tra il 1917 e il 1982, provengono in parte da collezioni private, per la prima volta rivelate al pubblico, in parte dal Musée National d’Art Moderne Centre Georges Pompidou di Parigi. La mostra mette in evidenza il legame dell’artista con la tradizione ebraica e il suo rapporto peculiare con le avanguardie del Novecento, in particolare con il Surrealismo.

Il rifiuto di un ordine classico dettato dalla tradizione, dunque una critica netta verso una razionalità cosciente che i surrealisti ponevano al centro del loro “manifesto”, viene assorbito totalmente da Chagall e trasmutato in qualcosa che non può essere rinchiuso dentro un particolare “ismo”. Lo dice lui stesso con chiarezza: «Non vorrei essere simile agli altri, voglio vedere un mondo nuovo». Allora ecco lo spazio viene capovolto e supera le leggi gravitazionali (“L’uomo con la testa rovesciata”, 1919) così come nei sogni. Perciò questa è la mostra per chi ama affacciarsi su questo universo surreale e onirico in cui comandano l’amore e una cabala mistica e scaturiscono pace e sicurezza anche dal dolore.

I suoi quadri spiegano bene quanto sia difficile penetrare la realtà e farsi penetrare senza maschere protettive. Eppure le sue opere sembrano dare una risposta alla domanda: se siamo su questa terra per vivere, perchè allora dobbiamo proteggerci dalla vita? Chagall riesce a trovare – e le sue tele ne sono un testamento – uno “stare comodo” nella dolorosa realtà facendosi aiutare da ciò che reale non è. L’esposizione è curata da Maurice Fréchuret, direttore dei Musei nazionali del XX° secolo delle Alpi Marittime, ed Elisabeth Pacoud-Rème, responsabile delle collezioni al Musée National Marc Chagall.