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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

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“Le voci dentro” incontrano il direttore del periodico Altrove

Una trasmissione web radiofonica per raccontare le vite e la realtà del carcere. Questo è il progetto realizzato dai detenuti del carcere San Michele di Alessandria, in collaborazione con la web radio Radio Gold, che settimanalmente mette a disposizione uno spazio nel palinsesto per raccontare le storie dei detenuti. Prima esperienza di questo genere in Piemonte e una delle prime in Italia.

La storia di questo progetto inizia nel 2003 quando il giornalista Giovanni Rizzo, grazie alla collaborazione con Rosaria Marino, direttrice del carcere di Alessandria, fonda Altrove, il trimestrale di informazione del carcere. Inizia così un interessante lavoro di racconto, con cui i detenuti non solo riportano le loro storie ma si interrogano sui tanti problemi che comporta la vita in carcere. Non solo: in uno degli ultimi numeri, infatti, si è parlato di un tema difficile come la morte. Non solo quella “anomala”, senza spiegazioni (sono tanti i  suicidi, cresciuti esponenzialmente proprio in questi ultimi mesi), ma anche la morte “normale”, che in carcere rimane comunque diversa e ancora più dolorosa.

Dal giornale il passo alla web radio diventa semplice e forse naturale, come spiegano i detenuti coinvolti nel progetto. Abdelaim, uno dei fondatori del giornale, racconta: «Prima di entrare a far parte di questo mondo, quando ancora ero in libertà, per me il carcere era come se non esistesse. Quando però mi hanno arrestato volevo che qualcuno si interessasse al mondo carcerario. Il nostro obiettivo è dare voce al carcere. Per noi la radio è un ottimo mezzo per comunicare, uno dei più semplici. Anche se l’esperienza è cominciata da poco spero che faccia conoscere la realtà carceraria. Cerchiamo di raccontare il passaggio dalla libertà alla detenzione. Ma non solo, approfondiamo la vita del carcere: cosa si fa e che persone ci sono e i loro percorsi rieducativi».

E di rieducazione parla anche Elchimmi, un altro detenuto del carcere di Alessandria, che lavora al progetto radiofonico: «È un’esperienza positiva che ti permette di tenere allenata la mente. Perchè scrivi e rifletti su argomenti che riguardano non solo il carcere ma anche la società. Gli articoli e la radio in qualche modo mettono il detenuto in contatto con l’esterno».

Un’esperienza innovativa con la quale il carcere non si racconta solo attraverso il giornale ma si fa sentire, dando corpo e sostanza a pensieri che, fino ad ora, erano solo scritti. Come racconta Daniele: «La radio è un modo per farci sentire fuori dalle mura del carcere. Cerchiamo di portare avanti questa esperienza nel modo migliore possibile. Di solito, quando in una città ci sono realtà come quella del carcere, spesso questa viene dimenticata, considerata un tabù. La radio ci permette di ricordare alla gente che il carcere esiste, fa parte delle città e che, quindi, non deve essere dimenticato».