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La raccolta con cui Arthur Conan Doyle fa tornare in vita Sherlock Holmes

“Il ritorno di Sherlock Holmes” è una raccolta di racconti, editi originariamente sullo Strand Magazine nel 1905, con cui Arthur Conan Doyle, assecondando le pressanti richieste del suo pubblico, fa sorprendentemente rientrare in scena l’infallibile investigatore privato dopo averne narrato la morte ne “Il problema finale”. Poiché «nessun coroner ne aveva ritrovato il corpo», come scrive lo stesso Conan Doyle, fu facile per l’autore far tornare, vivo e vegeto, il suo amato – odiato personaggio.

Scampato per miracolo, dunque, alla fine nella Cascata di Reichenbach, nelle Alpi svizzere, Sherlock Holmes riappare in una Londa che la sua lunga assenza di tre anni ha reso più vulnerabile alle infaticabili trame dei criminali. Ma spalleggiato dal fedelissimo dottor Watson il grande detective torna a fare uso della sua affilata intelligenza analitica nella densa nebbia inglese e nei delittuosi misteri che vi si occultano, offrendosi ancora come paladino di quei valori di razionalità e umanesimo scientifico che ne hanno fatto un simbolo dell’Inghilterra vittoriana e positivista.

Inoltre in questo libro si viene a conoscenza di alcune attività che Holmes ha intrapreso dopo la conclusione della sua carriera investigativa: nell’ultimo racconto “L’avventura della seconda macchia” Watson asserisce che Holmes si è ritirato nel Sussex per studiare e allevare le api.

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Secondo un sondaggio Skuola.net 1 studente su 2 vorrebbe inserire argomenti attuali in italiano

Un sondaggio Skuola.net ha chiesto a 6mila studenti italiani cosa vorrebbero cambiare dell’italiano, della storia, delle materie scientifiche e delle altre discipline studiate a scuola. Letteratura italiana e lingue classiche vincono la medaglia d’oro delle materie votate come più “vecchie”. Ma le cose da cambiare sono tante e molti aspetti da ritoccare. L’esigenza si muove tutta verso la scoperta di argomenti nuovi, attuali, spostando da un lato ciò che porta troppo indietro nel tempo.

1 su 2 chiede che siano introdotti più autori contemporanei a spese dei classici e il 30% dei ragazzi vorrebbe leggere più scrittori internazionali. Resiste Dante e la sua “Divina Commedia”, che solo 1 su 10 circa vorrebbe eliminare. Non condivide la stessa sorte l’immortale “I promessi sposi”, di cui il 17% vorrebbe abolire lo studio al biennio. Complessivamente solo il 20% non vuole cambiare nulla di ciò che studia in letteratura.

Uno su 4 ne ha abbastanza dell’analisi del testo, 1 su 5 abolirebbe il saggio breve. Lo scritto di italiano, secondo gli studenti, dovrebbe essere la scrittura di un racconto, un articolo per blog o addirittura la redazione di un post per i social network e, perché no, anche la scrittura di una sceneggiatura di un video.

La richiesta si risente forte e chiara: più attualità e più studio della storia contemporanea. Ma anche questa va svecchiata. Il Novecento non è più il nostro secolo e per chi è cresciuto negli anni Duemila è fondamentale lo studio della realtà intorno a sé. La pensano così 2 su 5 mentre il 46% circa inserirebbe la discussione di argomenti di attualità a scuola. Non manca poi chi taglierebbe la storia antica per far spazio a quella recente e chi sente l’esigenza di conoscere di più ciò che succede al di là delle Alpi. 1 su 5 vorrebbe studiare di più la storia degli altri Paesi e la stessa percentuale si soffermerebbe anche sulle diverse tradizioni e culture dei popoli.

Via libera allo studio delle nuove scoperte e tecnologie (41%), dell’informatica (36%), alle tematiche legate all’ambiente e all’ecosostenibilità (25%) e ai progetti scientifici pratici e creativi (38%). Il bisogno di conoscere il presente degli studenti si afferma particolarmente nell’ambito scientifico. Solo 1 su 10, infatti, non inserirebbe delle novità nel programma delle materie scientifiche. Spicca poi il campanello di allarme del 35% dei ragazzi che, preoccupati per i test di ingresso, vorrebbe che la scuola li preparasse di più all’ammissione all’università.

Non mancano critiche costruttive anche ai programmi di lingue straniere. Emerge nettamente la voglia di praticarle nella vita quotidiana e parlarle più che studiarle sui libri. 1 su 2 introdurrebbe nelle scuole un’esperienza all’estero obbligatoria e un’altro 50% vorrebbe che fosse inserita un’ora di conversazione con madrelingua. Il 23% amplierebbe lo studio di altre materie in lingua inglese e 1 su 5 inserirebbe obbligatoriamente almeno 2 lingue straniere per ogni indirizzo e tipologia di istituto. Solo il 9% circa non cambierebbe nulla.

I topi di New York hanno sviluppato geni anti inquinamento

La scoperta che i topi di campagna migrando in città hanno sviluppato geni anti inquinamento è di Jason Munshi-South, ricercatore al Baruch College di New York. Munshi-South e i suoi colleghi hanno cercato le differenze genetiche tra i topi di città e quelli di campagna dalle zampe bianche, il cui nome scientifico è Permoyscus leucopus, che potrebbero essere il risultato di una selezione naturale.

I topi dalle zampe bianche vivevano nelle foreste della costa nordorientale prima che arrivassero gli europei e  attualmente vivono in due parchi della città.

Gli studiosi hanno trovato una manciata di geni nei topi di città che sembrano essersi evoluti a causa della selezione naturale. Le funzioni di questi geni sono, in molti casi, esattamente del genere che ci si aspetta da un topo che si è evoluto in città. Alcuni riconoscono gli agenti patogeni, altri lanciano un attacco del sistema immunitario contro di essi, altri ancora aiutano a disintossicarsi dagli inquinanti. Questi geni si sono evoluti in tempi relativamente brevi, negli ultimi due secoli e ripetutamente.

I ricercatori ora dovranno esaminare più da vicino questi geni e vedere se le loro mutazioni effettivamente alterano la biologia dei topi della città in maniera rilevante. L’evoluzione urbana può indurre la trasformazione di specie in maniera inaspettata, ad esempio per quanto riguarda la riproduzione sessuale. Nelle affollate popolazioni di topi nei parchi di New York i maschi possono farsi concorrenza più intensamente per divenire i genitori della generazione successiva.