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In Francia grazie al sostegno psicologico ai detenuti cala il tasso di suicidi

In Francia i suicidi in carcere nel 2014 sono stati solamente 93, il numero più basso dal 1991. La diminuzione dei casi è dovuta ad una politica di prevenzione iniziata nel 2009 che prevede un rafforzamento della formazione del personale penitenziario, l’applicazione di misure di sicurezza in caso di crisi suicide come l’utilizzo di tessuti non resistenti per gli abiti dei detenuti e celle di protezione d’urgenza (prive di appigli per prevenire l’impiccagione) e la lotta all’isolamento e alla depressione.

Inoltre nel 2010 è stata creata all’interno dell’amministrazione penitenziaria la Missione di prevenzione e di lotta contro il suicidio in carcere. Tra le altre misure è stata anche creata in sette istituti la figura del “compagno di cella di sostegno”, che beneficia di una formazione per ascoltare, intercettare ed eventualmente soccorrere i detenuti con stress psicologico.

A fine dicembre il Ministero della Giustizia francese ha definito un quadro giuridico che permette alle carceri che lo volessero di installare una telecamera nelle celle di protezione d’urgenza. L’iniziativa ha fatto discutere e suscitato polemiche, tuttavia «abbiamo invertito una tendenza», dichiara Julien Morel D’Arleux, responsabile di una sezione dell’amministrazione giudiziaria, il quale ammette, però, che «ci sono ancora dei margini di miglioramento».

Molti pittori dipingono le grigie e tetri barriere di cemento della città

Baghdad è la capitale che presenta il maggior numero di barriere di cemento al mondo, comparse per la prima volta nel 2003 e diventate ormai veri monumenti alla violenza che caratterizza da anni la città. L’inizio della guerra civile ha costretto il governo e le forze armate americane a separare molte zone e circondare i siti sensibili (sedi amministrative, università, luoghi di culto, centri commerciali) con possenti muri prefabbricati che hanno finito per caratterizzare la stessa estetica urbana.

Ma ora c’è chi ha deciso di fare qualcosa. Un gruppo di giovani ha promosso l’iniziativa “A Baghdad mancano i colori” per cambiare l’aspetto della città dipingendo e colorando le barriere grigie. Ne parla uno dei promotori, Saqr Maen: «Sappiamo che non è possibile eliminare le barriere perché esistono oggettivi problemi di sicurezza – dichiara – ma queste mura possono essere migliorate».

Molti pittori, anche non professionisti, hanno aderito all’iniziativa con l’intento di ridare un po’ di allegria almeno visiva. «I soggetti dei disegni sono stati scelti tra monumenti iracheni, alshanashil (costruzioni tipiche irachene), palme e paesaggi – aggiunge Saqr – Pittureremo tutte le barriere per nascondere quel colore pallido e tetro che porta diritto alla depressione».

La campagna, appena iniziata in un quartiere di Baghdad, si sposterà in pochi giorni nelle altre zone. Inoltre Saqr invita Comune e Provincia ad abbellire le strade e gli edifici con cose semplici, di poco costo, per migliorarne il paesaggio, portando un effetto positivo sugli abitanti.

Antisemitismo e attentati: nonostante tutto non c’è una vera diaspora di ebrei dall’Europa

Secondo l’Ufficio nazionale di Statistica di Israele nel 2014 Italia e Belgio hanno segnato il record di migrazioni di ebrei in Israele dal 1970 (rispettivamente 322 e 224 persone) ma si tratta in media dell’1% del totale degli ebrei europei. Nel 1945 gli ebrei in Europa erano 3 milioni 800 mila, nel 2010 1 milione e 400 mila, oggi circa 1 milione e 100 mila: la loro diminuzione negli Anni 10 del Duemila ammonta a 100 mila residenti in meno all’anno.

«C’è un disagio diffuso ma non un esodo, il fenomeno è stato drammatizzato», afferma chiaramente lo statistico Sergio Della Pergola, nato a Trieste da una famiglia ebraica sopravvissuta all’Olocausto, docente alla Hebrew University di Gerusalemme e considerato oggi il più esperto demografo del popolo ebraico a livello mondiale. Della Pergola smentisce così l’allarmismo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per richiamare ebrei in Israele.

I numeri nascondono fattori come la tendenza di una minoranza ad integrarsi culturalmente con la maggioranza, ad esempio attraverso i matrimoni misti. L’incremento dell’immigrazione ebraica dall’Europa verso altri Paesi per l’aumento dell’antisemitismo e della violenza è una piccola parte.

Nel caso italiano è difficile distinguere le motivazioni: tanti piccoli commercianti o lavoratori precari scelgono di tornare in Israele per sfuggire alla crisi economica. Francia e Belgio sono Paesi più sotto pressione: «Gli ebrei lasciano l’Europa per Israele e Stati Uniti perché si sentono insicuri», commenta il professore.

«L’Unione Europea deve ripensare la sua sicurezza e la sua politica estera e reagire con più determinazione contro lo Stato Islamico ma non ha senso creare un’atmosfera di isteria», dice infine Della Pergola.