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Il prototipo fai da te di un ingegnere tedesco che lavora a Google

Quante volte capita di vedere i personaggi di un film di fantascienza o ambientato in un futuro prossimo adoperare arnesi ultratecnologici verosimili ma non ancora in commercio! A Max Braun di continuo. Stanco di assistere a queste scene l’ingegnere tedesco di Google ha deciso così di costruirsene uno tutto da solo e durante il tempo libero.

Lo strumento in questione è uno specchio da bagno “intelligente” che proietta le informazioni visualizzabili sulla gran parte degli schermi touch di smartphone e tablet: ora, data, previsioni meteorologiche e le breaking news dell’Associated Press. I “pezzi” che Braun ha assemblato sono uno specchio a doppio senso, un monitor, una scheda di controllo comprata su eBay e una serie di componenti aggiuntivi insieme alla necessaria piattaforma software (ovviamente Android) e alla Application Programming Interface (Interfaccia di Programmazione di un’Applicazione) per l’espletamento dei compiti all’interno dei programmi installati.

Il prodotto è ancora work in progress: l’intenzione dell’ingegnere è di trasferire tutte le informazioni presenti nella scheda di Google Now, che si aggiornano automaticamente senza bisogno di interagire con lo specchio, e successivamente di attivarle attraverso comandi vocali.

Chi passa molto tempo nella toilette per curare il proprio aspetto prima di uscire di casa avrà una scusa per starci ancora di più e magari domandare: «Specchio, specchio delle mie brame, che tempo fa nel mio reame?». Il prototipo di specchio smart di Max Braun non è, però, il primo del suo genere: già Nordstrom ha creato Lo stylist virtuale, uno specchio interattivo che dà consigli e informazioni sui capi d’abbigliamento disponibili in un negozio.

Le aziende hi-tech californiane offrono smartphone e corsi di tecnologia agli indigenti

Oggi non avere uno smartphone significa restare tagliati fuori da un mondo di possibilità. Escludere gli emarginati dalla tecnologia significa chiudere loro la porta in faccia. Così lungo la costa ovest degli Stati Uniti le grandi corporation declinano la tecnologia come strumento per la lotta alla povertà e alle differenze economiche e sociali regalando smartphone o creando applicazioni ad hoc per i senza fissa dimora.

Le realtà che si occupano di usare la tecnologia al servizio dei più poveri sono sempre di più. L’ente no profit Community Technology Alliance di San Josè (California) regala cellulari a chi non se li può permettere. In quell’area metropolitana i poveri sono almeno 7mila 600. La stessa fondazione sta lavorando al progetto Mobile4all, un cellulare che non avrebbe più costi per le chiamate.

Altri colossi tecnologici mettono il loro sapere a disposizione di chi non ha mai avuto accesso ad Internet. Twitter, Yammer e Zynga fanno corsi di social network ai senza fissa dimora californiani. Zendesk, società che costruisce software, ha realizzato LinkSF, un’app per scoprire tutti i dormitori e le mense di San Francisco, dove il 40% dei senza dimora ha un cellulare. Il merito va ai Lifeline Phones, cellulari per telefonare e mandare SMS che l’amministrazione americana ha distribuito tra le fasce meno abbienti della popolazione.

Altre realtà del no profit pagano i loro beneficiari in tecnologia. Il Downtown Streets Team dà piccoli contributi a chi si occupa di lavori socialmente utili come la pulizia delle strade. Oggi sono ripagati anche con il credito dei loro telefoni, come accade a Holly Leonard, una signora di San Josè che ha trovato una casa grazie ad un’inserzione trovata sul web proprio via cellulare.

Un giovane su 2 ascolta musica gratis con lo smartphone

I giovani sono i primi fruitori di musica ma tra YouTube e Spotify le loro abitudini stanno evolvendo. Ancora 1 ragazzo su 2 confessa di possedere sul computer centinaia, migliaia di brani scaricati gratuitamente dal web ma la vera rivoluzione è la condivisione e lo streaming. Lo rivela una ricerca della Polizia Postale e delle Comunicazioni per l’iniziativa “Una Vita da Social”.

Basta uno smartphone con connessione ad Internet e sono disponibili tutte le novità musicali del momento o i brani preferiti di sempre. Il 70% dei ragazzi usa il cellulare connesso alla rete come device preferito per ascoltare la musica. Quasi il 95% si connette a YouTube, che è anche il mezzo preferito per rintracciare le novità discografiche (70%). Un ragazzo su 2, il 9%, usa anche Spotify mentre un altro 9% estrae la traccia musicale dai video con gli appositi convertitori. Solo il 4% cerca su Internet l’MP3 della canzone.

L’uso di musica in sharing o streaming è ormai comune tra i giovani purchè sia gratutito. L’83% non vuole acquisire nuovi servizi pagando e preferisce le interruzioni pubblicitarie al mettere mano al portafogli. Solo il 2% scarica da iTunes, Google Play o simili.

Solo il 6% usa un lettore MP3 per ascoltare musica, una percentuale ancora minore lo stereo (2%) o l’autoradio (1%). Il computer regge da lontano il confronto, usato da circa 1 ragazzo su 6. Le piattaforme gratuite sono utilizzate soprattutto dai teenager entro i 13 anni: tra loro infatti ben 2 su 5 non ha mai scaricato file MP3, a differenza dei ragazzi più grandi tra i 18 e i 19 anni, tra i quali questa pratica è molto più diffusa.