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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

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Evangelizzare con i moderni mezzi di comunicazione

Diceva il noto teologo Karl Barth che il buon predicatore odierno deve tenere in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale. Questa duplice attenzione ad un passato fondante e ad un presente incalzante è anche il tema che ha caratterizzato la Giornata mondiale delle Comunicazione sociali, che si è celebrata domenica scorsa.
Papa Benedetto XVI quest’anno non si rivolge ai professionisti della comunicazione ma ai sacerdoti e agli operatori pastorali. Questo perchè la Chiesa cattolica sta vivendo l’Anno Sacerdotale ed è ancora viva la risonanza del Sinodo sulla Parola di Dio.

La nuova cultura digitale offre ai sacerdoti e agli operatori pastorali una grande ricchezza di informazioni e contenuti che prima erano di difficile accesso. Le reti telematiche, fatte di testi, ipertesti, suoni e immagini, facilitano forme di collaborazione, crescita e comunione impensabili nel passato.

Da una recente ricerca, condotta dall’Università di Perugia, si apprende che in Italia l’85,7% delle parrocchie ha uno o più computer e il 70% una connessione Internet. E, se la quasi totalità dei sacerdoti usa Internet soprattutto per ricercare materiale pastorale, molti di loro (67,6%) usano la rete per svolgere attività pastorale e di catechesi.

Tuttavia se da un lato l’accesso ai nuovi media sembra ormai un dato acquisito dall’altro manca ancora l’operatore pastorale preparato che sa indicare la strada da percorrere per trasformare gli strumenti digitali in aiuti efficaci per l’evangelizzazione. Competenza professionale e spirito apostolico restano i due poli ai quali il sacerdote deve guardare per inserire efficacemente la sua voce tra le mille altre voci presenti nell’arena mediale.

Tarcisio Cesarato
massmediologo