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Nato da una vecchia roulotte ristrutturata, il Sol Cinema può ospitare fino a 10 spettatori

Sol Cinema è la sala cinematografica più piccola del mondo, tanto da stare dentro ad una roulotte. Quando alcuni anni fa Jo Furlong ha deciso di mettere mano ad una vecchia roulotte, buona soltanto per lo sfasciacarrozze, gli artisti Ami e Beth Marsden e il filmmaker Paul O’Connor hanno deciso di aiutarlo.

In questo cinema “pop up”, come amano definirlo, non manca davvero nulla: il red carpet all’ingresso, le “usherettes” (le maschere per richiamare le persone e farle sedere), 8 posti a sedere (10 se gli spettatori sono bambini) e i pop corn. All’interno viene utilizzato un proiettore LED con un eccellente sistema audio surround.

Le proiezioni sono possibili senza la necessità di allacciamento alla rete elettrica: il cinema utilizza, infatti, dei pannelli fotovoltaici che lo rendono totalmente autonomo.

La programmazione è composta da film di durata compresa fra 1 e 10 minuti, senza preclusioni di genere: cortometraggi, film d’arte, video musicali, animazione.

Il Sol Cinema ha già partecipato a diverse manifestazioni in giro per la Gran Bretagna e l’Irlanda ma la sua squadra, forte di ben 8 persone (fra proiezionista, maschere, intrattenitori e distributori di pop corn), è disponibile ad attraversare la Manica per proiezioni nel Vecchio Continente e anche al di fuori dell’Europa.

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Sparatoria a Palazzo Chigi: l’intervista al figlio di Preiti e il giornalismo d’assalto

«Come stai oggi?», «Cosa vorresti dire a tuo papà?», «Nel vostro rapporto non cambia niente?», «Se ce l’avessi qua cosa gli diresti?», «Lo vedevi che era triste ultimamente?», «Com’era stata la vacanza insieme?», «Adesso devi stare vicino alla mamma. Era con te alla Comunione?», «Avevate un bel rapporto? Secondo te cosa gli ha detto la testa?».

Sono queste le “fondamentali” domande, indispensabili alla corretta ed esaustiva informazione dello spettatore, che dovevano essere poste a tutti i costi al figlio di Luigi Preiti, il responsabile della sparatoria avvenuta domenica davanti a Palazzo Chigi. Senza alcuna remora morale o semplicemente deontologica una turba di sciacalli si è avventata su un undicenne in uno stato psicofisico molto precario, al quale di sicuro in questo momento non serve affatto l’attenzione dei media né tantomeno un’immediata riconoscibilità mai cercata.

La condanna da parte del mondo del giornalismo è stata unanime e ferma, ricordando la presenza di un documento, la Carta di Treviso, che regola diritti e doveri dei professionisti dell’informazione nei confronti dell’infanzia. Giustamente è anche stato stigmatizzato un sensazionalismo del tutto inutile e contrario a qualsiasi sentimento umano di rispetto ed empatia.

Le parole più adatte a commentare il grave sopruso sono quelle scritte dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino: «”Ti voglio bene, papà!”. Per registrare questa dichiarazione “sorprendente” si piantona la casa di un ragazzo di 11 anni e lo si intervista, forse convinti di aver fatto uno scoop. Ne viene fuori, invece, solo un modo di fare informazione che sento estraneo al mio cuore ancor prima che alle regole elementari della professione».