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Dagli USA una nuova strategia antinfluenzale per le persone affette di tumori del sangue

Al LVII Congresso dell’American Society of Hematology a Orlando (Florida) gli scienziati dello Yale Cancer Center hanno annunciato una nuova strategia vaccinale per ridurre il rischio di ammalarsi di influenza nei pazienti affetti da tumori del sistema immunitario, ad esempio il mieloma multiplo. Tali individui sono particolarmente soggetti ad infezioni di tutti i tipi: per loro contrarre il virus può portare anche alla morte.

Sebbene i pazienti con mieloma o patologie a carico delle plasmacellule possano fare ogni anno la vaccinazione antinfluenzale alcuni studi dimostrano che essa non stimola difese immunitarie adatte e che quindi non basta per salvaguardarli dal morbo. La strategia antinfluenzale di Yale contempla la somministrazione di un vaccino ad alte dosi, seguito da un secondo booster ad elevate concentrazioni a circa un mese di distanza.

Questo vaccino è stato approvato dalla Food and Drug Administration nel 2009 ed è già in commercio negli Stati Uniti, nessuno però l’ha impiegato finora con queste modalità. I ricercatori hanno dimostrato che la strategia abbassa il rischio influenzale ad uno scarso 6% contro il 20% atteso e rinforza le difese contro tutti i ceppi nel 66% dei pazienti.

«Usando un vaccino già autorizzato ma con un nuovo schema di somministrazione abbiamo avuto risultati promettenti in questo gruppo di pazienti ad elevato rischio di contagio – delucida Andrew Branagan – Speriamo di confermarli in un più ampio studio randomizzato che partirà a Yale in questa stagione. L’idea che abbiamo è che questa strategia potrà essere d’aiuto anche ad altre popolazioni di pazienti oncologici».

Secondo uno studio inglese oltre 750 canzoni pop fanno riferimento al clima

Il più ispirato è Bob Dylan, seguito dai due ex Beatles John Lennon e Paul McCartney: sole, pioggia, tempeste, insomma il meteo in generale sono è protagonista molto frequente delle loro canzoni e di tutta la pop music. Uno studio inglese coordinato da Sally Brown, dell’Università di Southampton, ha scoperto, infatti, che oltre 750 canzoni pop fanno riferimento al clima.

Nella ricerca sono stati analizzati i testi, i generi musicali, le chiavi e i collegamenti a specifici eventi metereologici: i più citati sono sole e pioggia ma spesso le canzoni menzionano più di un evento, come “Stormy” di Cobb e Buie, che ne cita ben sei. Oltre 900 cantautori o cantanti hanno scritto o cantato il tempo e a dimostrazione di quanto sia popolare in questo genere basti pensare che compare nel 7% delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone.

«Siamo rimasti sorpresi di quanto spesso il tempo sia raccontato nella musica pop – ha commentato Brown – dalle semplici analogie fino ad essere l’argomento della canzone, come “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan o “Bus Stop” degli Hollies».

Non mancano poi canzoni ispirate da eventi specifici, come la celebre “Here comes the Sun” del 1969 di George Harrison, che trae spunto da uno dei primi giorni di primavera dopo un lungo, freddo e solitario inverno. I riferimenti al cattivo tempo nella pop music sono più significativi negli Stati Uniti durante i più burrascosi anni ’50 e ’60 rispetto ai più quieti anni ’70 e ’80. Sono invece una trentina gli artisti i gruppi e compositori il cui nome è legato al tempo atmosferico tra cui i Wet Wet Wet, The Weather Girls e KC and the Sunshine Band.

Le aziende hi-tech californiane offrono smartphone e corsi di tecnologia agli indigenti

Oggi non avere uno smartphone significa restare tagliati fuori da un mondo di possibilità. Escludere gli emarginati dalla tecnologia significa chiudere loro la porta in faccia. Così lungo la costa ovest degli Stati Uniti le grandi corporation declinano la tecnologia come strumento per la lotta alla povertà e alle differenze economiche e sociali regalando smartphone o creando applicazioni ad hoc per i senza fissa dimora.

Le realtà che si occupano di usare la tecnologia al servizio dei più poveri sono sempre di più. L’ente no profit Community Technology Alliance di San Josè (California) regala cellulari a chi non se li può permettere. In quell’area metropolitana i poveri sono almeno 7mila 600. La stessa fondazione sta lavorando al progetto Mobile4all, un cellulare che non avrebbe più costi per le chiamate.

Altri colossi tecnologici mettono il loro sapere a disposizione di chi non ha mai avuto accesso ad Internet. Twitter, Yammer e Zynga fanno corsi di social network ai senza fissa dimora californiani. Zendesk, società che costruisce software, ha realizzato LinkSF, un’app per scoprire tutti i dormitori e le mense di San Francisco, dove il 40% dei senza dimora ha un cellulare. Il merito va ai Lifeline Phones, cellulari per telefonare e mandare SMS che l’amministrazione americana ha distribuito tra le fasce meno abbienti della popolazione.

Altre realtà del no profit pagano i loro beneficiari in tecnologia. Il Downtown Streets Team dà piccoli contributi a chi si occupa di lavori socialmente utili come la pulizia delle strade. Oggi sono ripagati anche con il credito dei loro telefoni, come accade a Holly Leonard, una signora di San Josè che ha trovato una casa grazie ad un’inserzione trovata sul web proprio via cellulare.