Posts contrassegnato dai tag ‘Svezia’

Test a Göteborg (Svezia): operatori sanitari lavorano solo 6 ore e sono più felici e produttivi

Le persone che lavorano meno sono più produttive e rilassate: lo riprovano i risultati di due esperimenti in corso a Göteborg (Svezia) da dodici mesi in cui il personale di un ospedale e di una casa di cura presta servizio per turni di sole sei ore. Il fine della sperimentazione è ovvio: accorciare la giornata lavorativa per migliorare la relazione tra professione e vita privata.

Le scadenze devono certamente essere adempiute in un intervallo di tempo più ma non condizionano il raggiungimento dei benefici: gli operatori del nosocomio e della clinica attestano infatti che la loro vita privata è qualitativamente migliorata e nel loro impiego rendono di più. Dunque la strada è spianata all’ufficializzazione del progetto attraverso una legge ad hoc.

D’altronde Göteborg non è nuova a simili esperienze. Tredici anni fa i centri di produzione industriale Toyota hanno adottato la stessa linea che è tuttora prassi. La multinazionale giapponese ha riscontrato nel corso degli anni dipendenti più felici, un turnover basso e un rialzo degli utili societari.

Annunci

La versione italiana dei “telephone booth books”: una vecchia cabina telefonica trasformata in minibiblioteca

Oltremanica i “telephone booth books” sono diventati un modo utile e originale per riconvertire in minibiblioteche le vecchie cabine telefoniche ormai inutilizzate di Londra e dintorni. Ad oggi nella capitale londinese, così come in Svezia e Germania, se ne contano più di 50.

Questa iniziativa prenderà il via anche a Roma e il merito di ciò va al comitato del quartiere di Torresina. Il progetto partirà inizialmente in forma sperimentale con una sola “bibliocabina” (così è stata denominata un’ex cabina della Telecom trasformata in biblioteca) che farà da apripista a molte altre. La bibliocabina romana si aggiunge a quella già presente ad Arona, in provincia di Novara.

Lo scopo è creare anche nelle nostre strade uno o più punti di condivisione culturale alla portata di tutti e far avvicinare più persone possibili all’immenso mondo dei libri.

Il funzionamento di queste piccole biblioteche è semplice: chiunque può entrare, scegliere un libro e riconsegnarlo una volta terminato. Antonio Giustiniani, coordinatore del progetto, spiega che «i libri saranno timbrati in modo da evitare spiacevoli furti e, almeno per il primo mese di attività, la cabina sarà tenuta sotto sorveglianza per salvaguardarla da atti di vandalismo o mancanze di rispetto da parte di utenti o passanti poco attenti».

Dunque un’idea originale che sicuramente desterà la curiosità di molti e, in caso di successo, saprà dare all’arte dello scrivere un meritato riscatto.

In Svezia il primo trapianto al mondo di utero da mamma a figlia

In Svezia un’équipe di chirurghi dell’Università di Göteborg hanno effettuato i primi trapianti di uteri da madre a figlia. Due ragazze hanno ricevuto in dono dalle loro mamme l’utero e in questo modo potranno realizzare il loro sogno di diventare mamme a loro volta. Si tratta in assoluto del primo trapianto al mondo di utero da una madre alla propria figlia. Le ragazze, trentenni, non avevano questa importante parte dell’apparato riproduttivo femminile: a una era stato asportato a causa di un tumore mentre l’altra era nata senza.

L’operazione è stato condotta dal gruppo di medici guidato da Mats Brännström, che lavora al progetto dal 1999. Fortunatamente tutto è andato nel migliore dei modi, anche se bisognerà aspettare il 2014 per vedere se ci sarà o meno il rigetto dell’organo trapiantato. La probabilità che questo avvenga è del 20%. «Le due donne che hanno ricevuto il trapianto stanno bene ma sono stanche dopo l’operazione», ha dichiarato Brännström. «Le madri che hanno donato il loro utero sono già in piedi e camminano e potranno rientrare a casa fra qualche giorno».

Una volta ricevuto l’utero, le ragazze dovranno aspettare almeno un anno prima di tentare di rimanere in dolce attesa attraverso la fecondazione in vitro, che avverrà attraverso l’impianto di embrioni prelevati dai loro ovuli. L’utero verrà poi espiantato e le donne potranno avere al massimo due figli per terminare il prima possibile le cure farmacologiche antirigetto.

Altre 8 donne sarebbero in attesa in Svezia di ricevere un organo attraverso la stessa procedura.

Se dal punto di vista medico tutto è andato bene, rimane aperta la questione etica. «Sono consapevole che qualcuno potrebbe sollevare delle critiche dal punto di vista etico – commenta Anna, una delle due ragazze – ma per me significa semplicemente recuperare una funzione del mio corpo, persa a causa del cancro. Non ci sono garanzie che il mio partner ed io potremo concepire. Abbiamo ricevuto una grande opportunità e, se funziona, sarà un premio stupendo».