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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

Ideata una “mano bionica” per restituire il tatto alle persone che hanno subito un’amputazione

«È una protesi da esibire, non da nascondere». Christian Cipriani, docente all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sintetizza così “My-HAND” (Myoelectric-Hand prosthesis with Afferent Non-invasive feedback Delivery), un progetto dedicato allo sviluppo di tecnologie non invasive per il recupero di funzioni sensoriali e motorie perdute a causa dell’amputazione di una mano o di danni neurologici.

Oltre all’esoscheletro, il “guanto robotico”, è stato possibile mettere a punto una rivoluzionaria “mano bionica” caratterizzata da un’elevata destrezza che le permette di compiere tutte le prese e posture necessarie nella vita quotidiana. L’arto artificiale ai distingue per il suo essere light in tecnologia, peso, design e costo e supera il concetto tradizionale di protesi di mano.

Inoltre non richiede interventi chirurgici per essere impiantata: movimenti e prese della mano possono essere attivati e controllati in maniera naturale attraverso sensori indossabili che rilevano gli impulsi nervosi lungo i muscoli. I sensori integrati sulle dita registrano le interazioni con l’ambiente e, grazie a piccoli vibratori posizionati sulla parte restante, è possibile restituire sensazioni tattili.

«La mano utilizza tre motori elettrici e un pollice opponibile per afferrare oggetti di varia forma e peso differente – sottolinea il ricercatore Marco Controzzi a capo degli ingegneri – Un meccanismo da noi inventato e oggetto di brevetto internazionale consente con un solo motore la rotazione del pollice o la flessione dell’indice in maniera alternata. Questa possibilità garantisce l’esecuzione di tutte le prese senza influire sul peso ma garantendo un’elevata robustezza».

Alessio Tommasetti del DARC Studio di Roma l’ha disegnata. «Si è trattato di una sfida molto ardua – dichiara – ma siamo orgogliosi di averla accettata. Spesso abbiamo invaso il campo dei bioingegneri con l’arte e il design e in sinergia abbiamo elaborato un concept estremamente innovativo».

Louise De Saint Angel realizza arazzi con strisce di tessuto

La giovane artista Louise De Saint Angel ha creato dei pannelli estremamente particolari realizzati con strisce di tessuto di qualche centimetro di larghezza, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi.

Extreme Stunt, Frondesco e Springbreak sono i titoli di alcuni di questi grandi arazzi dai toni delicati e dai disegni geometrici che grazie alla particolare materia acquistano uno spessore e una presenza notevoli. Posti tra il concetto di decorazione e quello di opera d’arte si distinguono dall’arte classica.

Nata nel 1984 De Saint Angel vive e lavora a Parigi. Nel 2006 ha partecipato ad uno stage con il designer Pucci De Rossi, che ha risvegliato il suo lato artistico attraverso un diretto rapporto tattile con oggetti e materiali. Nel 2007 si laurea e continuare ad imparare con designer industriali come Gilles Belley o Ronan e Erwan Bouroullec. Apre il suo studio, Statua, nel 2010 insieme al designer Romain Guillet. Attualmente si concentra sul tessile di autoproduzione, parte di un continuo scambio tra industria e arti creative.