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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

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Da semplice pianta a materia preziosa per creare capi moda e accessori

Dopo anni di collaborazioni con le più grandi maison di moda, Anna Grindi, da sempre immersa nel mondo del sughero, è riuscita a brevettare un nuovo modo di lavorare questo antico materiale della tradizione sarda per renderlo parte attiva delle sue idee moda. Da preziosi capi di abbigliamento, spesso arricchiti da pregiati ricami, ad accessori quali scarpe e borse per arrivare ad elaborazioni di complementi di arredo eleganti e di pratico utilizzo in casa, tutti realizzati in Suberis, un tessuto derivato proprio dal sughero.

Dalla parte più nobile della corteccia della quercia la “signora del sughero” estrae foglie di materiale morbido e pregiato che, attraverso la sua tecnica innovativa e segretissima, nei suoi laboratori di Tempio Pausania, nel cuore della Gallura, lavora fino a creare dei rulli di tessuto che possono tradursi anche in filati ideali per la realizzazione di tappeti su telaio.

Al tatto il sughero, così lavorato, si presenta morbido come un suede e dalla consistenza simile alla nappa e, come questi pellami, risulta di facilissima lavorazione, permettendo alla Grindi di realizzare qualsiasi capo.

Alla vista può mantenere i toni naturali del giallo ocra e dell’écru con sfumature date proprio dall’assemblaggio dei differenti lembi di corteccia oppure essere tinto con toni caldi e colori naturali, per ottenere nuances di grigio antracite e nero. Il rosso mattone, dal tono unico e mitico, richiama alla mente i mortai fenici nei quali i murici pestati davano vita al color porpora, trasferendo a questi capi un effetto cromatico naturale e vissuto.