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Dopo il divorzio i giudici non stabiliscono più assegni per le donne in grado di lavorare

Dopo il divorzio breve arrivano anche le nuove linee guida della Corte di Cassazione in materia di mantenimento. I giudici tendono sempre meno a stabilire che il marito mantenga la moglie, specie se si tratta di una donna giovane e ancora abile al lavoro. Le donne che prima del divorzio erano casalinghe devono quindi essere in grado di mantenersi da sole ed essere membri attivi della società.

Questo trend è in atto da molto tempo ma mentre prima erano casi isolati adesso sono sempre di più i magistrati che non accordano alcun mantenimento. Crolla quindi il mito della donna che sta a casa mentre l’ex marito, per mantenerla, riesce a vivere a stento e spesso torna a casa dai genitori.

Se prima l’assegno di mantenimento era automatico adesso la donna deve dimostrare la propria «difficoltà economica» e la sua «impossibilità a procurarsi un reddito». Il mondo cambia, il ruolo della donna non è più quello di una volta e anche le leggi si adeguano: l’emancipazione femminile passa anche per queste cose.

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Commercio equosolidale in Italia da record: +17% nel 2013

Cresce a due cifre il commercio equo e solidale in Italia facendo registrare un’impennata del giro d’affari pari al 17%, che equivale a 76 milioni € nel 2013. I consumatori di cacao, zucchero e cotone scelgono il modello di commercio etico.

Il boom di vendite si realizza in un contesto di crisi economica, il che fa riflettere sulla necessità dei consumatori di affidarsi a prodotti di qualità che assicurino attenzione sia all’ambiente sia ai diritti dei lavoratori che li portano sul mercato. Infatti la ricerca di mercato condotta da Nielsen e presentata nei giorni scorsi a Milano attesta che per il 97% degli intervistati è importante il processo produttivo, per il 65% i prodotti etici sono già conosciuti e il 41% li considera affidabili.

Il prodotto fairtrade maggiormente venduto sono le banane, che hanno fatto registrare il +8%, ossia 9mila tonnellate, in particolare quelle biologiche che fanno registrare addirittura il +13%. Quindi 6 delle banane vendute nel 2013 avevano la certificazione sia biologica sia del commercio equosolidale. Si piazzano bene anche i prodotti dolciari (+52%) mentre il caffè fa registrare il +15% con 550 tonnellate di caffè verde.

«Fairtrade è un circuito virtuoso che continua a registrare segnali positivi», dichiara Paolo Pastore, direttore operativo del marchio equo e solidale più conosciuto grazie alla qualità dei prodotti e ad una comunicazione etica. «Il trend di sviluppo ci incoraggia a portare avanti il lavoro svolto negli ultimi anni, anche alla luce della ricerca Nielsen. Questo accade nei 20 anni dalla nostra fondazione, che festeggeremo ad ottobre, e ci dà piena soddisfazione dei risultati raggiunti».

1200 miliardi di dollari la perdita di ricchezza mondiale a causa del clima impazzito

Nonostante la “coscienza verde” sia sempre più radicata nella quotidianità delle persone, i numeri che spiegano come i cambiamenti climatici abbiano effetti non solo sulla salute ma anche sull’economia del pianeta sono decisamente negativi.

Secondo un dossier presentato a New York dalla ong Dara e stilato in base a dati raccolti da 50 ricercatori internazionali, allo stato attuale oltre 400 mila persone l’anno muoiono per cause legate direttamente o indirettamente agli sbalzi del clima, cui si aggiungono 4,5 milioni di vittime l’anno per malattie legate all’uso di combustibili fossili. Due fattori che porteranno, nel 2030, a conteggiare nel 2030 100 milioni di morti, il 90% dei quali nei Paesi oggi in via di sviluppo, una vera e propria ecatombe da guerra nucleare.

I danni, tuttavia, saranno anche economici, come si legge nel rapporto: «I cambiamenti climatici hanno abbassato il prodotto interno lordo mondiale dell’1,6%, 1200 miliardi di dollari, e le perdite potrebbero raddoppiare al 3,2% entro il 2030 con il trend attuale di aumento delle temperature, per poi sorpassare il 10% entro il 2100». Anche tali ricadute potranno interessare le economie emergenti e povere, che arriveranno a perdere una media dell’11% del PIL a fronte di danni da 2 punti percentuali per economie come quella cinese o brasiliana.

All’Italia, dicono gli esperti, i cambiamenti climatici potrebbero costare circa 20 o 30 miliardi l’anno, praticamente una manovra economica per il riscaldamento globale. Questo trend può essere invertito con investimenti che oggi costerebbero solo lo 0,5% del PIL mondiale.