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Il nuovo tunnel sottomarino di Istanbul collega Europa ed Asia

In occasione del 90° anniversario di fondazione della repubblica la Turchia ha inaugurato il primo tunnel sottomarino che collega Europa ed Asia, una nuova opera da 3 miliardi di euro fortemente voluta dal governo di Recep Tayyip Erdoğan. Con una lunghezza di 13mila 600 metri l’opera collega il lato europeo di Istanbul a quello asiatico e, superando il Bosforo, scende ben 60 metri sotto il fondo del mare, nuovo record mondiale di profondità. Inoltre fa parte del progetto “Marmaray” che comprende anche un ammodernamento delle linee ferroviarie suburbane esistenti per creare una rete di 76 km.

L’idea era stata lanciata dal sultano ottomano Abdoul Medjid, il quale nel lontano 1860 aveva dovuto abbandonarla per l’inadeguatezza dei mezzi tecnologici a disposizione. Dopo alcuni studi ingenieristici nel 1980, che dimostravano come un tale tunnel sarebbe stato fattibile e conveniente per la collettività, il primo ministro Erdoğan, ex sindaco di Istanbul, ha ripreso questo progetto nel 2004, inserendolo fra i suoi piani per la metropoli, che comprendono anche la costruzione di un terzo aeroporto, di un terzo ponte sul Bosforo e di un canale parallelo allo stretto per facilitare il traffico marittimo. La costruzione iniziò nel 2004 ed era prevista della durata di 4 anni ma i lavori ritardarono a causa di una serie di importanti scoperte archeologiche: circa 40mila oggetti ritrovati ed un cimitero di circa 30 navi bizantine, la più grande flotta medievale mai scoperta ad oggi.

Grazie a nuovi treni sarà possibile passare dall’Europa all’Asia in soli 4 minuti e si spera che molti cittadini si convertiranno al trasporto pubblico, dato che la nuova linea avrà la capacità di spostare ben 150mila passeggeri.

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Il tunnel illuminato con LED colorati in Alabama da Bill FitzGibbons

Come trasformare un banale e tristissimo sottopassaggio cittadino in un luogo magico, fantastico e psichedelico? Illuminandolo con la luce giusta, come ha fatto Bill FitzGibbons nel tunnel della 18ma strada di Birmingham, in Alabama.

“Light Rails” è il nome dell’opera permanente realizzata dall’artista, il quale ha utilizzato 250 bellissimi e accattivanti LED computerizzati che possono accendersi automaticamente o proporre una bellissima sequenza di colori divertenti e luminosi. Uno spettacolo unico, sempre alla portata dei cittadini, che hanno così potuto constatare un netto miglioramento in un’infrastruttura urbana che altrimenti sarebbe stata grigia.

L’arte può fare molto per riqualificare una zona, come ricorda lo stesso FitzGibbons: «Progetti come questi nelle città dimostrano come la public art influenzi direttamente lo sviluppo delle aree urbane. Richiamano attività residenziali, ristoranti, negozi. Il paesaggio cambia, il luogo si vivacizza, vive».

Un’opera artistica unica nel suo genere che dona luminosità ad un comune sottopassaggio cittadino per collegare due parti della città. Semplice ma geniale al tempo stesso.

Anche il ministro Gelmini agli onori degli altari

Siamo al paradosso. Invece di rettificare l’errore (il tunnel fra il Gran Sasso e il CERN che, ovviamente, non esiste), il Ministero della Ricerca se la prende con chi lo ha fatto notare, negando l’evidenza e definendo la polemica «strumentale», «destituita di fondamento» e «assolutamente ridicola».

Nel nuovo comunicato stampa si legge: «Il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri (23 settembre, ndr) non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. […] Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso». È palesemente falso. Come chiunque può notare, nel precedente comunicato si parla letteralmente di tunnel fra il CERN e il Gran Sasso. È un testo scritto, ed è l’originale, non è una parafrasi giornalistica.

Tra l’altro da un comunicato del Ministero della Ricerca ci si aspetterebbe un uso quantomeno specifico di termini tecnici. Magari si potrebbe parlare di acceleratore, che si trova all’interno del fantomatico tunnel (ammesso che il ministero sappia come è fatto il CERN e quali siano le strutture che ospita). Magari si potrebbe citare il progetto. Ma si prosegue nel ridicolo: «Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro». Una puntualizzazione patetica.

Del resto sul sito dell’equivalente ministero francese, nella sezione dedicata alla stampa non si trova nulla di analogo né di paragonabile. Non è un successo politico, questo. È una ricerca scientifica.