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In Piemonte gli studenti sospesi vengono sanzionati con la partecipazione ad attività sociali

Come si fa ad evitare le “punizioni” a scuola? In Piemonte da otto anni gli studenti degli istituti superiori di secondo grado, anzichè essere sospesi per cattiva condotta, vengono “condannati” a seguire percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari quali servire i pasti ai senza fissa dimora o aiutare volontari che si prendono cura dei disabili e dei bambini in difficoltà.

Gestito dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte l’iniziativa nasce con l’obiettivo di prevenire il disagio sociorelazionale e ambientale dei ragazzi a partire dal principio che un comportamento errato possa essere migliorato attraverso il coinvolgimento in un iter educativo di recupero.

L’ufficio scolastico segnala i ragazzi sottoposti a sanzione alle associazioni no profit e cooperative con cui stende una convenzione che garantisce la copertura assicurativa degli studenti, un percorso personalizzato sul profilo di ciascuno di loro e l’affiancamento di un tutor. Le attività si tengono su un arco minimo di tre mezze giornate o al mattino, in sostituzione delle lezioni, o al pomeriggio in orario extrascolastico, nel caso in cui sia obbligatoria la frequenza degli insegnamenti.

Dal 2008 ad oggi 1200 alunni hanno seguito la formazione alternativa e 80 scuole, di cui una cinquantina solo a Torino, hanno aderito al progetto. Dopo l’esperienza il 10% dei giovani non ha più lasciato il terzo settore e in alcuni casi, alla fine del ciclo scolastico, lo ha scelto per la propria professione.

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Ispra: 1142 stabilimenti industriali italiani sono a rischio di incidente rilevante

Secondo l’ultimo rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale) sulla mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia metà degli impianti a rischio Seveso si trovano nelle quattro grandi regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) e metà sparpagliati lungo il resto dello Stivale. Se il 25% di tutti gli impianti a rischio di incidente rilevante si trovano in Lombardia, è la Valle d’Aosta la regione meno a rischio con soli 6 stabilimenti.

Per rischio di incidente rilevante (RIR) si intendono quegli stabilimenti industriali e impianti che, in caso di incidente, rischiano di danneggiare e compromettere quasi irrimediabilmente l’ambiente circostante, rappresentando un serio pericolo per la salute della popolazione. In tal senso si parla di “rischio Seveso”, tornando indietro alla tragedia dell’Icmesa che, sul finire degli anni ’70, ha rappresentato un disastro ambientale per tutto il Paese. I 1142 stabilimenti RIR rappresentano punti di rischio di forte preoccupazione per chi vive in certi territori.

Nelle regioni del nord si trova il 50% di questi impianti ma una consistente presenza si rileva anche nel centro – sud (Sicilia, Campania e Lazio, ognuna con una quota del 6%, Toscana 5%, Puglia e Sardegna 4%). Nel rapporto sono riportati gli indicatori rappresentativi della distribuzione territoriale, della tipologia degli impianti, delle loro caratteristiche e tendenze evolutive.

Nella quasi totalità delle province italiane, con l’eccezione di Macerata, è collocato almeno uno di questi impianti. Sempre il nord a fare da capofila con Milano (69 stabilimenti), Brescia (45), Ravenna (37), Novara e Varese (28), Venezia (26), Torino (24). Al centro Roma con 26 stabilimenti, seguita da Frosinone (21) mentre maglia nera del Sud è Napoli con 33 stabilimenti. Rispetto al 2012 le riduzioni maggiori sul numero di impianti a rischio si è registrata al centro – sud (Lazio, Campania, Umbria, Sicilia e Sardegna) mentre il nord si dimostra poco virtuoso, con incrementi di tali impianti in Piemonte, Liguria, Veneto e Friuli Venezia – Giulia.

Sono 756 i Comuni italiani a rischio Seveso (il 9% del totale), in 40 dei quali sono presenti 4 o più stabilimenti (il podio va a Lombardia, Sicilia e Lazio). Gli stabilimenti più a rischio sono i petrolchimici (25%), concentrati in particolare al nord, e i depositi di gas liquefatti (sopratutto GPL, il 24%), presenti in Campania e Sicilia.