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La nuova sede dei Cantieri Navali di Sestri Ponente si ispira alle barche da diporto

La sede dei Cantieri Navali di Sestri Ponente si rinnova con leggerezza, trasparenza e comfort. Il nuovo volto dell’edificio si ispira alle barche da diporto interpretando in chiave architettonica la vocazione alla qualità e alla vita all’aria aperta. Disegnata a quattro mani dagli architetti Giuliano Montaldo e Sabina Volta, dello studio MeV, la nuova sede sorge in una posizione privilegiata del golfo di Genova, dove l’arte del navigare si concilia con le esigenze dei diportisti. Mestieri antichi, come quello del maestro d’ascia, convivono con strutture di progettazione e tecnologie moderne.

L’edificio consiste in un corpo a due piani a pianta rettangolare con i prospetti corti posti uno a sud e l’altro a nord. La struttura portante totalmente a vista è costituita da una sequenza modulare e regolare di colonne e travi orizzontali in profilati di acciaio. Ampie specchiature panoramiche in alluminio e vetro favoriscono il rapporto tra interno ed esterno, consentendo da un lato di beneficiare dei vantaggi della luce naturale e dall’altro un controllo continuo sulle attività del cantiere. A seconda delle condizioni di esposizione al sole le pareti vetrate sono protette da frangisole a lame orizzontali in alluminio e pannelli rivestiti sul lato esterno con doghe orizzontali in iroko.

L’alternanza di spazi pieni e vuoti, il sapiente utilizzo dei materiali (vetro, legno e acciaio in primis) e la grande ariosità dell’insieme danno vita ad un’architettura viva. Per rendere ancora più leggero il volume complessivo il piano terra è stato progettato e realizzato ad una quota lievemente rialzata rispetto al piazzale di lavoro mentre l’involucro edilizio è stato dinamizzato attraverso la creazione di ampie terrazze. Per non porre ostacoli visivi alla percezione d’insieme degli spazi e non alterare il continuo rapporto con l’esterno le divisioni interne dei locali sono state realizzate con partizioni sottili e trasparenti.

La leggerezza si rispecchia anche sugli interni, a doppia altezza e open space. La volontà di creare ambienti accoglienti che si ispirassero alla nautica ha orientato le scelte progettuali sia verso l’utilizzo dei colori del mare (bianco e blu) sia verso il legno, elemento fondamentale per il settore.

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Guanti creati alla Stanford University permettono di scalare una parete di vetro

Arrampicarsi come un geco è possibile anche per l’uomo. Ricercatori della Stanford University hanno realizzato dei guanti che replicano la capacità di aderire alle pareti. Il dispositivo ha permesso ad un uomo di 70 chili di peso di scalare una parete di vetro fino ad un’altezza di circa 3 metri e mezzo. Da anni gli scienziati tentavano di riprodurre le incredibili capacità adesive dei gechi, dovute a centinaia di piccoli peli presenti sulla superficie dei loro polpastrelli. Sfruttando il principio fisico della Forza di Van der Waals queste strutture sono in grado di generare un’attrazione elettromagnetica sufficiente a sorreggere il peso dell’animale.

Replicare questo fenomeno in un essere umano è però molto più di difficile a causa della square – cube law: aumentando al quadrato l’area di un animale la sua massa aumenta al cubo e serve una forza proporzionalmente molto maggiore per replicare le capacità di un animale piccolo, come un geco, in uno grande, come un essere umano. Non potendo ingrandire ingrandire la superficie adesiva dei guanti per generare la forza attrattiva necessaria i ricercatori hanno lavorato su un altro aspetto: l’efficienza.

Nei gechi solo una piccola frazione della superficie dei polpastrelli tocca realmente una parete mentre questi vi si arrampicano. Riuscendo a garantire l’adesione dell’intera superficie di un guanto gli scienziati hanno calcolato che ne sarebbe servito uno poco più grande di una mano per sostenere il peso di un essere umano. Per arrivare a questo livello di efficienza hanno sviluppato un materiale, il Pdms microwedges, coperto di microscopiche nanofibre sottili come capelli, che si appiattiscono premendo il guanto verso il basso e garantiscono una fortissima attrazione elettrostatica grazie alla Forza di Van der Waals e possono essere staccati facilmente spingendo il guanto verso l’alto.

I ricercatori sono riusciti a garantire che l’intera superficie del guanto aderisse contemporaneamente alla parete e che il peso da sostenere fosse distribuito uniformemente su ogni punto del guanto.

Nonostante il successo servirà comunque ancora molto lavoro prima di vedere in azione questi guanti dato che per ora il materiale può essere utilizzato solamente su superfici estremamente lisce (come il vetro) e perde aderenza in presenza di liquidi (ad esempio la pioggia).

Grazie all’attività di recupero degli imballaggi del Conai si è evitata la costruzione di 500 discariche

Quasi 8 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti sono stati recuperati nel corso del 2012, una cifra pari al 75,3% degli oltre 11 milioni di tonnellate immesse sul mercato. È questo il dato che emerge dal bilancio consuntivo di Conai che tiene conto sia del riciclo che del recupero energetico dei rifiuti di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro.

Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) è un consorzio privato senza fini di lucro, costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi che hanno finalità di perseguire obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Anche il dato che riguarda il solo riciclo dei rifiuti di imballaggio è confortante con ben 7 mila 342 milioni di tonnellate riciclate, pari al 65,6% di quanto immesso al consumo. In 14 anni il recupero degli imballaggi è passato dal 33% al 75% con una ricaduta positiva sull’ambiente e uno snellimento dei quantitativi che finiscono il loro ciclo vitale in discarica.

Merito dell’adesione di circa 1 milione di imprese. Secondo quanto previsto dal consorzio Anci – Conai, i corrispettivi erogati ai Comuni in convenzione sono stati 323 milioni di euro nel 2012, con un incremento del 10,8% rispetto al 2009 e del 4,5% rispetto al 2011. Questi corrispettivi vengono erogati sulla base della quantità e qualità delle raccolte: minori sono le frazioni estranee contenute nei rifiuti di imballaggio, maggiore è il corrispettivo economico riconosciuto. Si tratta di una strategia utilizzata da Conai per incentivare la qualità della raccolta e aumentare dunque la quota di riciclo.

Dall’inizio dell’attività (1997) il consorzio è riuscito ad aumentare del 61% il volume di recupero dei rifiuti di imballaggio. Un beneficio economico quantificabile in 12,7 miliardi di euro e un guadagno ambientale che ha permesso di evitare la costruzione di 500 discariche e l’emissione di 82 milioni di tonnellate di CO2.