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Oggetti quotidiani creati in bassa definizione dall’artista giapponese Toshiya Masuda

Il digitale entra nell’analogico e viceversa nelle creazioni dell’artista nipponico Toshiya Masuda, il quale gioca a provocare un risultato che lascia confusi: ceramiche curate sin nei minimi dettagli riproducono gli oggetti della vita di tutti i giorni e li scompongono in pixel, come se piombassero direttamente dal mondo in 16 bit: una realtà in bassa definizione.

«Molte persone tendono a giudicare le cose in base alla propria esperienza o a quello che hanno imparato nella propria vita – stigmatizza l’artista – Per questo motivo associano la ceramic art alla creazione di vasi e statuette o alla texture e ai colori del materiale e quando sentono parlare di grafica computerizzata visualizzano solo immagini digitali, come quelle di un videogioco sullo schermo. Così ho deciso di lavorare su questo concetto creando immagini di computer graphic con la ceramica per conferire un aspetto tattile alla nuova realtà dei nostri tempi, quella digitale».

Ecco allora che la semplicità dei colori e delle forme analogiche, dalla palla da baseball al bicchiere per caffè di Starbucks, vengono frammentati in singoli cubetti. Masuda vuole instillare nello spettatore il dubbio se siano oggetti veri o solamente elaborazioni grafiche. «Ciascun oggetto viene modellato e colorato a mano – illustra – Non uso computer nel processo di produzione: ogni singolo dettaglio dell’opera arriva da un insieme di tecnica e immaginazione».

Masuda non è certo il primo “pixel artist”: già Louise De Saint Angel realizza su pannelli arazzi con strisce di tessuto, intrecciate fra loro, che formano un motivo utilizzando proprio il principio dei pixel e in cui l’immagine astratta viene scomposta in tanti piccoli elementi (Pixel di tessuto).

I videogiochi possono migliorare le capacità cognitive degli anziani

Non per forza bisogna essere giovani per giocare ai videogiochi. Anzi il loro utilizzo da parte della popolazione più anziana potrebbe avere un impatto positivo sul suo benessere mentale e sul funzionamento delle capacità cognitive.

L’Università della California ha dimostrato che persone di circa 60 anni d’età che hanno giocato ad un videogame personalizzato per 12 ore nell’arco di un mese hanno migliorato le loro capacità di multitasking in misura maggiore rispetto al livello raggiunto da un ventenne alle prese con il videogioco per la prima volta. Miglioramenti che rimangono costanti anche nei successivi 6 mesi.

«Mi tiene sempre molto attiva e vigile – spiega l’inglese Doris Oram, 84 anni – ed è un buon modo di passare la sera quando non hai niente da fare. Non ho nessun tipo di demenza ma mi aiuta a tenere in allenamento la mia capacità di coordinazione perché per giocare devo usare contemporaneamente sia gli occhi che le dita».

Anche la socialità e il divertimento non devono essere sottovalutati. Per i residenti della casa di riposo The Paddock, a nord di Londra, sfidare qualcuno a golf o a bowling con la Wii è molto più che un esercizio mentale. »Non è solo il gioco in sé che mi fa star bene ma anche e soprattutto la compagnia che ne deriva – racconta l’85enne John Clark, da 19 anni in casa di riposo – se non giocassimo molti di noi starebbero sempre seduti nelle nostre camere da soli».

Attraverso l’uso di un particolare videogioco chiamato NeuroRacer gli studiosi hanno ipotizzato che il cervello che invecchia è molto più plastico di quanto pensato prima. Ciò significa che è in grado di conservare le abilità più importanti e rimodellarle a seconda delle situazioni. A sostenerlo è anche lo psicologo Peter Etchells, della Bath Spa University, secondo il quale un utilizzo regolare di specifici videogiochi può condurre a tempi di reazione più veloci e ad una migliore capacità di identificare gli oggetti sullo schermo.


Generazione Facebook

L’idea più brillante mai sviluppata su Internet? A scoprirla ci proverà un milione e mezzo di studenti italiani, in oltre 3 mila scuole superiori sparse per tutta la penisola, con il sostegno del Registro .it, gestito dal CNR. Con l’unico limite della fantasia e della creatività i ragazzi potranno emulare Larry Page o Mark Zuckerberg (che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla Google e Facebook) per indagare le potenzialità della rete e trarne spunti per un utilizzo evoluto e consapevole.

L’iniziativa “Nativi digitali“, promossa nell’ambito della campagna di comunicazione del Registro .it, l’organismo che da oltre 20 anni assegna e gestisce i domini italiani, è finalizzata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole e all’apprendimento delle norme che ne consentono il funzionamento. «Il progetto – dichiara Domenico Laforenza del CNR – è focalizzato sugli aspetti positivi di Internet e sulle opportunità, ancora tutte da scoprire, che offre a chiunque abbia idee valide. I destinatari sono appunto i “nativi digitali”, giovani e giovanissimi cresciuti con Internet».

Nelle prossime settimane le scuole riceveranno il kit di “Nativi digitali” e potranno cominciare a elaborare le proposte: immagini, videoclip, progetti di socializzazione on line o di strumenti per lo scambio di informazioni, elaborati artistici, videogames e programmi che documentino le potenzialità di Internet associate all’uso di un dominio italiano.
I migliori elaborati saranno pubblicati sul sito www.registro.it e concorreranno all’assegnazione dei “.it Awards”. Le aziende che registrano domini .it sosterranno le idee più valide, attivando stage, adottando i siti web proposti o utilizzando il materiale prodotto nelle proprie campagne promozionali.

Partner del progetto è Current, il social news network fondato nel 2005 dal premio Nobel per la Pace Al Gore e dall’imprenditore Joel Hyatt. Un video, realizzato da Current e ispirato alla serie “Geek files”, affronta in pochi minuti alcuni dei temi più interessanti legati al mondo di Internet come il digital divide e i cambiamenti sociali prodotti dal web. «Current – commenta Tommaso Tessarolo, general manager di Current Italia – è orgogliosa di essere partner di un progetto così innovativo, contribuendo a diffondere in Italia quella cultura digitale che è il vero patrimonio per le generazioni future».