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Molti pittori dipingono le grigie e tetri barriere di cemento della città

Baghdad è la capitale che presenta il maggior numero di barriere di cemento al mondo, comparse per la prima volta nel 2003 e diventate ormai veri monumenti alla violenza che caratterizza da anni la città. L’inizio della guerra civile ha costretto il governo e le forze armate americane a separare molte zone e circondare i siti sensibili (sedi amministrative, università, luoghi di culto, centri commerciali) con possenti muri prefabbricati che hanno finito per caratterizzare la stessa estetica urbana.

Ma ora c’è chi ha deciso di fare qualcosa. Un gruppo di giovani ha promosso l’iniziativa “A Baghdad mancano i colori” per cambiare l’aspetto della città dipingendo e colorando le barriere grigie. Ne parla uno dei promotori, Saqr Maen: «Sappiamo che non è possibile eliminare le barriere perché esistono oggettivi problemi di sicurezza – dichiara – ma queste mura possono essere migliorate».

Molti pittori, anche non professionisti, hanno aderito all’iniziativa con l’intento di ridare un po’ di allegria almeno visiva. «I soggetti dei disegni sono stati scelti tra monumenti iracheni, alshanashil (costruzioni tipiche irachene), palme e paesaggi – aggiunge Saqr – Pittureremo tutte le barriere per nascondere quel colore pallido e tetro che porta diritto alla depressione».

La campagna, appena iniziata in un quartiere di Baghdad, si sposterà in pochi giorni nelle altre zone. Inoltre Saqr invita Comune e Provincia ad abbellire le strade e gli edifici con cose semplici, di poco costo, per migliorarne il paesaggio, portando un effetto positivo sugli abitanti.

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Antisemitismo e attentati: nonostante tutto non c’è una vera diaspora di ebrei dall’Europa

Secondo l’Ufficio nazionale di Statistica di Israele nel 2014 Italia e Belgio hanno segnato il record di migrazioni di ebrei in Israele dal 1970 (rispettivamente 322 e 224 persone) ma si tratta in media dell’1% del totale degli ebrei europei. Nel 1945 gli ebrei in Europa erano 3 milioni 800 mila, nel 2010 1 milione e 400 mila, oggi circa 1 milione e 100 mila: la loro diminuzione negli Anni 10 del Duemila ammonta a 100 mila residenti in meno all’anno.

«C’è un disagio diffuso ma non un esodo, il fenomeno è stato drammatizzato», afferma chiaramente lo statistico Sergio Della Pergola, nato a Trieste da una famiglia ebraica sopravvissuta all’Olocausto, docente alla Hebrew University di Gerusalemme e considerato oggi il più esperto demografo del popolo ebraico a livello mondiale. Della Pergola smentisce così l’allarmismo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per richiamare ebrei in Israele.

I numeri nascondono fattori come la tendenza di una minoranza ad integrarsi culturalmente con la maggioranza, ad esempio attraverso i matrimoni misti. L’incremento dell’immigrazione ebraica dall’Europa verso altri Paesi per l’aumento dell’antisemitismo e della violenza è una piccola parte.

Nel caso italiano è difficile distinguere le motivazioni: tanti piccoli commercianti o lavoratori precari scelgono di tornare in Israele per sfuggire alla crisi economica. Francia e Belgio sono Paesi più sotto pressione: «Gli ebrei lasciano l’Europa per Israele e Stati Uniti perché si sentono insicuri», commenta il professore.

«L’Unione Europea deve ripensare la sua sicurezza e la sua politica estera e reagire con più determinazione contro lo Stato Islamico ma non ha senso creare un’atmosfera di isteria», dice infine Della Pergola.

Doppio libretto universitario agli studenti transessuali per rispettare la loro privacy

A Torino, Bologna e Napoli è già una realtà. Ora anche il Senato accademico dell’Università di Padova ha riconosciuto il diritto dei transessuali ad avere un doppio libretto e un doppio badge universitari per garantire la loro privacy.

Era stata l’associazione lgbt padovana Antèros a chiedere di concedere questo diritto agli studenti transessuali. «In questo modo – si legge nella lettera indirizzata al rettore Giuseppe Zaccaria – possono frequentare i corsi e sostenere gli esami senza che la loro privacy venga costantemente violata e senza sottoporsi a situazioni imbarazzanti e umilianti, che attualmente costringono una buona parte di questi studenti ad abbandonare l’università».

Il libretto e il badge sono veri e propri documenti di identità. Dover spiegare la diversità tra l’identità scelta e quella anagrafica in pubblico, ad esempio per l’accesso alla biblioteca, la mensa o la riscossione di borse di studio, espone lo studente a rivelare un dato privato ma a volte anche a subire il pregiudizio e la chiacchiera facile, se non la violenza fisica o psicologica. Non sempre l’ambiente che si frequenta è del tutto pronto ad accogliere situazioni e scelte di vita diverse. Riconoscere questo diritto agli studenti transgender equivale a riconoscere la loro realtà e a rispettare la persona.

Il problema di studenti omosessuali e trans che non riescono ad ambientarsi e lasciano gli studi è reale e denunciato continuamente dalle associazioni per i diritti dei gay. A Napoli già dal 2010 il Senato accademico decretava il rilascio di un duplicato del libretto «nel quale far riportare il nome scelto in relazione al genere a cui lo studente sente di appartenere». Ora anche a Pisa, Roma e Milano si sta discutendo di questa possibilità.